Le parole della settimana: schiave, crocifissioni, Bene

10 maggio 2014 ore 8:00, Paolo Pivetti

Schiave: parola che credevamo ormai legata a memorie antiche e vergognose. Invece Abubakar Shekau, capo del gruppo terroristico islamico Boko Haram, l’ha resa attualissima rivolgendosi in un video alle madri delle duecentotrentaquattro studentesse nigeriane rapite la notte del 14 aprile scorso a Chibok, cittadina a maggioranza cristiana. Ecco le sue parole: “Abbiamo preso le vostre figlie, sono schiave, le venderemo al mercato in nome di Allah”. E per farsi capire ancora meglio, scandisce: “Allah dice che devo venderle, mi comanda di venderle, e io venderò le donne.”

Le parole della settimana: schiave, crocifissioni, Bene

Queste parole, che è persin difficile credere siano state pronunciate, hanno mobilitato il mondo: gli Stati Uniti e vari paesi occidentali, e fra essi l’Italia, stanno organizzando aiuti in truppe, intelligence, negoziatori; Michelle Obama si fa fotografare mostrando il cartello con l’hashtag #Bring Back Our Girls. Boko Haram nel frattempo non si ferma e fa altri 300 morti nel villaggio di Gamboru Ngala. Gli orrori della settimana non finiscono qui. Crocifissioni in piazza è un titolo del Corriere della Sera che racconta di quello che sta succedendo in Siria, tra il villaggio di Maalula e la città di Raqqua dove spadroneggia uno “Stato islamico dell’Iraq e del Levante”, ribelle contro Assad. Le notizie e le immagini che filtrano dal web dicono di uomini uccisi con un colpo alla testa, i cui cadaveri vengono appesi a una croce; le vittime sarebbero cristiani e anche musulmani alauiti, cioè della stessa setta del presidente Assad. Suor Raghida, siriana, ha raccontato a Radio Vaticana anche di due ragazzi cristiani crocifissi nel villaggio di Maalula perché si rifiutavano di recitare l’abiura e sottomettersi all’Islam. Papa Francesco dice di aver pianto quando ha visto le immagini sul web. La Siria è lontana, ma anche a Firenze si crocifigge, basta un palo di ferro messo di traverso sotto un cavalcavia. L’hanno trovata così, la ragazza rumena, cadavere a braccia larghe legate al palo dopo esser stata denudata e seviziata. Croce per i martiri e croce per una prostituta. Troppo audace l’accostamento? No. Le motivazioni dei carnefici, ideologiche o pervertite che siano, sono sempre abiette. E nella folla sterminata delle vittime il dolore è fratello del dolore. Bene, finalmente! Sì, è proprio questa la parola scelta a tema centrale del Salone del Libro di Torino tuttora in corso. Si parla, si discute, si scrive del Bene, dai più diversi punti di vista. Cos’è il Bene per noi oggi? Fissare su di esso la nostra attenzione, cercarlo, o almeno di porcene il problema, tutto questo ci permette di resistere alla tentazione di rassegnarci a un orizzonte oscuro. Ma non è un miracolo?
autore / Paolo Pivetti
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