Pyongyang, Kim Jong-Un pigliatutto: eletto anche capo del partito, a congresso dopo 36 anni

10 maggio 2016 ore 11:34, Lucia Bigozzi
Kim Jong-un fa l’asso pigliatutto: non solo leader assoluto della Corea del Nord ma anche capo del partito dei lavoratori. Ha stravinto, come peraltro da previsioni, il primo congresso del partito dal 1980 a questa parte. Un timido segnale di apertura? Tempi moderni pure per il granitico Kim Jong-un? Difficile da decifrare la mossa del dittatore che in quanto tale non è certo incline a segnali che vadano nella direzione della democrazia. E il fatto che dal 1980 il partito, l’unico partito politico, non celebri il suo congresso se non oggi, la dice lunga. 

La sintesi congressuale, è di per sé inquietante perché è stata approvata una strategia per espandere il patrimonio nucleare del Paese allo scopo di “promuovere la crescita economica e rafforzare la forza nucleare di autodifesa sia qualitativamente che quantitativamente”. Ad annunciarlo è l'agenzia ufficiale Kcna al termine della riunione plenaria, durante la quale gli oltre 3.400 delegati hanno anche deciso che le armi nucleari saranno utilizzate solo in caso di minaccia alla sovranità nazionale. Kim Jong-un nel suo intervento, ha affermato che Pyongyang vuole essere una “potenza nucleare responsabile” e non ha piani per l'uso degli “ordigni atomici a meno che la sua sovranità sia violata da forze ostili e aggressive con testate nucleari”. Nel testo dell’intervento del leader comunista, c’è un riferimento alla Corea del Sud, ovvero si parla degli sforzi per riunificare le due Coree, ma “se le autorità sudcoreane opteranno per la guerra, faremo marcia indietro e faremo guerra spietatamente contro le forze anti-riunificazione”. Timidi segnali di apertura?

Intanto la cronaca registra l’ennesimo fermo seguito da espulsione, del corrispondente della Bbc Rupert Wingfield-Hayes fermato dalle autorità nordcoreane. Lo riporta il sito dell'emittente britannica specificando che il giornalista è stato trasferito all'aeroporto insieme alla producer Maria Byrne e il cameramen Matthew Goddard. L’arresto risale a venerdì scorso, mentre il giornalista stava lasciando il Paese dove era andato per realizzare un reportage, alla vigilia del Congresso del Partito dei Lavoratori insieme a una delegazione di premi Nobel impegnati una missione conoscitiva. Wingfield-Hayes è stato interrogato per otto ore dalle autorità che, prima di rilasciarlo attraverso l’espulsione, gli hanno fatto firmare un documento. Alla leadership nordcoreana non sarebbero piaciuti i toni dei servizi da lui firmati - definiti “irrispettosi” in una conferenza stampa in cui è stata annunciata l'espulsione del reporter - che raccontavano aspetti della vita quotidiana a Pyongyang.

autore / Lucia Bigozzi
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