Produzione industriale: la frenata di marzo preoccupa i mercati

10 maggio 2016 ore 17:05, Luca Lippi
Era cominciato bene, nel senso che non era peggiore alle attese il dato (parliamo della produzione industriale) del primo trimestre. I dati Istat ci dicono che il primo trimestre dell'anno è stato buono per la produzione industriale, aumentata dell'1,6% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente e dello 0,7% rispetto al trimestre precedente. 
Il focus ora è sui riscontri in arrivo dal Pil del primo trimestre 2016, in uscita il 13 maggio. 
La settimana scorsa l'Istat ha avvertito sulla presenza di rischi di un rallentamento della congiuntura italiana nel breve termine.
E puntualmente si sono trovate le conferme ai timori, perché la ripresa (se comparata a quello di cui abbiamo bisogno) è troppo debole e poco significativa, e la lettura deve andare oltre i numeri.

Produzione industriale: la frenata di marzo preoccupa i mercati


(Istat) A marzo la variazione mensile della produzione industriale italiana è stata nulla; dato inferiore alle attese del mercato (consensus Bloomberg era +0,2%) e che si confronta con il -0,7% precedente (rivisto da -0,6%). Su base annua risulta in rialzo dello 0,5% dal +1,1% precedente. 
Corretto per gli effetti di calendario, a marzo 2016 l'indice è aumentato in termini tendenziali dello 0,5% (i giorni lavorativi sono stati 22 come a marzo 2015 con le vacanze pasquali concentrate quest'anno nell'ultima settimana di marzo). L'indice destagionalizzato mensile presenta una sola variazione congiunturale positiva nel comparto dell'energia (+1,2%); diminuiscono invece i beni strumentali (-1,6%), i beni intermedi (-1,2%) e i beni di consumo (-0,7%). 
In termini tendenziali gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano, a marzo 2016, un solo aumento nel raggruppamento dei beni strumentali (+4,3%); segnano invece variazioni negative l'energia (-2,8%), i beni di consumo (-2,2%) e, in misura più lieve, i beni intermedi (-0,3%). Per quanto riguarda i settori di attività economica, l'Istat rimarca come a marzo i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli della fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a (+7,3%), della fabbricazione di mezzi di trasporto (+1,9%) e delle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (+1,6%). Le diminuzioni maggiori si registrano nei settori della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (-6,5%), delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-6,0%) e della fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (-2,4%).
Qui si configura l’esigenza di capire il senso di certe rilevazioni, e soprattutto come devono essere lette.
In attesa dei dati di venerdì prossimo, è utile fare luce anche su un'altra questione che rende più chiara la metodologia da seguire per leggere i dati.
A fronte di un aumento di mutui sbandierati nei mesi scorsi, è in uscita questo dato, “nuovo record per le rate non pagate di mutui, prestiti e bollette”. Il dato sarà reso pubblico giovedì prossimo ed emerge dall’ultimo rapporto Unirec, l’Unione nazionale delle imprese di recupero crediti, realizzato in collaborazione con “Il Sole 24 Ore”. Nel 2015 la cifra di insoluto è stata pari a 58,9 miliardi di euro, con una crescita del 37% in quattro anni. 
Sulla base di certe “contazioni” c’è qualcuno in grado di spiegare come può crescere la produzione industriale se il mercato non è in grado di assorbire la produzione? Nelle tasche mancano i sodli per le spese primarie, non scherziamo!

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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