Fiducia sulle Unioni civili e Boschi gongola: "Motivo valido per giustificare mio impegno politico"

10 maggio 2016 ore 14:49, Andrea De Angelis
"La prossima volta che lei si siede su quella sedia questo paese avrà una legge sui diritti civili". Lo aveva detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, rispondendo a Fabio Fazio un paio di giorni fa. "Noi mettiamo la fiducia, mercoledì o giovedì l'Italia avrà una legge sui diritti civili, questa è una notizia per tutto il Paese, non solo per gli omosessuali", aveva aggiunto. La notizia forse era passata un po' in secondo piano perché arrivata insieme a quella del nuovo ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda. Ma, dopo l'annuncio in Rai, oggi è arrivata anche l'ufficialità.

Dopo il no dell'Aula sulle questioni pregiudiziali in mattinata il ministro per i rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi ha posto la questione di fiducia. Il via libera al testo dovrebbe arrivare giovedì 12 maggio, come previsto da giorni.
In favore del provvedimento la maggioranza, compresi i centristi di Ap: anche Paola Binetti ha annunciato il suo sì alla fiducia e al massimo l'astensione sul voto finale (il regolamento della Camera distingue i due voti, come spiega l'Ansa). Potrebbe astenersi o uscire dall'Aula sul voto finale qualche cattolico del Pd, con Gianluigi Gigli (Ds-Cd) che si è detto pronto a non votare la fiducia (è anche presidente del Movimento per la vita).
Fiducia sulle Unioni civili e Boschi gongola: 'Motivo valido per giustificare mio impegno politico'
Dopo i toni esultanti di Matteo Renzi, anche altri ministri hanno espresso la loro viva soddisfazione a 48 ore dal voto finale. "Credo si possa dire con grande soddisfazione - ha detto il ministro Andrea Orlando - che si tratta di una conquista di rilevanza storica per i diritti civili nel nostro Paese". Parere condiviso dal ministro Maria Elena Boschi, che aggiunge: "Per quel che mi riguarda questa legge è un motivo valido per giustificare il mio impegno in politica".

Non tutti però sono contenti. Sempre secondo l'Ansa fa discutere la posizione di Michela Marzano che critica il provvedimento ("il principio di uguaglianza è stato violato"), anche se sembra lo voterà per poi lasciare il Partito Democratico.
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