“Se glielo spieghi con il calcio l’uomo capisce”. Arrivano gli spot androfobi, altro che misoginia! I VIDEO

10 marzo 2014 ore 11:13, Marta Moriconi
“Se glielo spieghi con il calcio l’uomo capisce”. Arrivano gli spot androfobi, altro che misoginia! I VIDEO
La campagna di lancio di una rivista spagnola di “calcio, cultura, stili e nostalgia”, la cui testata è Libero, ha in questi giorni diffuso quattro spot dal titolo: “Se glielo spieghi col calcio, lo capisce”. Oggetto del discorso e della discordia: il maschio. Siamo di fronte, né più e né meno, ad un pregiudizio, perché di questo si tratta, che pone l’uomo in una posizione scomoda, non agevole, imbarazzante. Gli spot partono infatti dall’assioma che lei, per farsi comprendere da lui, debba necessariamente parlargli usando la metafora del pallone. Le quattro protagoniste, infatti, si rivolgono ai quattro uomini (per quattro motivi diversi), parlando un linguaggio (secondo gli autori della pubblicità) a loro comprensibile perché  fa riferimento al mondo calcistico. Il vero messaggio, che pare celarsi dietro all’ironia, è che il maschio non riesca a comprendere altro che i calci alla palla, i goal, l’arbitraggio. Pensate solo se uno spot degenere come questo (e non del genere) fosse stato pensato al contrario: protagonisti gli uomini che per farsi comprendere dalle donne si mettono a parlargli in termini di abiti, scarpe alte, rimmel e rossetto, vestitini? Quante signore si sarebbero infastidite e quante altre avrebbero gridato allo scandalo? E se consideriamo che Tv, stampa, media non fanno altro che riprendere e proiettare le immagini e le storie di uomini che uccidono o compiono un atto di violenza nei confronti delle donne, la frittata è bella che fatta. Uomini-bestie che malmenano il sesso debole e che, quando va bene, parlano solo di calcio perché capiscono solo quello. Ma la colpa, è chiaro, non è imputabile ad uno spot, che rappresenta una goccia nell’oceano. Piuttosto è di chi non vuole proprio raccontare storie di vita vera. Ma quando ci mostreranno tutti quei padri di famiglia, ne conosciamo tanti tutti, che con sacrificio e abnegazione portano avanti le proprie famiglie rapportandosi con amore e fiducia alle proprie mogli e organizzando al meglio le loro giornate e quelle dei loro figli? Quando ci mostreranno questi uomini, poco machi per la tv ma molto maschili per le proprie consorti, capaci di rinunciare senza infantilismi né frustrazioni al calcetto con gli amici? O capaci di andare a dare due tiri al pallone senza far mancare assolutamente nulla alla compagna di vita? La verità è che stata avviata - e da un po’ di tempo -  una tecnica raffinatissima e sofisticatissima per ferire i sentimenti degli uomini. Il mondo della comunicazione ci dice che TUTTI gli uomini opprimono le donne, sono violenti, non capiscono l’altro sesso, sono ottusi, bestiali nei loro istinti. E’ un lavorìo semantico iniziato al meglio nel ’68 con il femminismo, ma che resiste alla modernità più della famiglia. Stupidi stereotipi di genere che stanno cancellando, avvilendo, mortificando un sesso, quello maschile, bello, utile alla società, forte, vigoroso e concreto. San Paolo (per bocca di Dio) chiarisce bene i compiti che uomo e donna devono svolgere nella vita. E bene lo ha scritto Costanza Miriano nel suo libro Sposati e sii sottomessa. Il grande santo parla della donna come della colonna che sorregge (sta sotto) la casa (e per questo importante quanto la casa). Dell’uomo dice che deve amare la donna. E amarla è impegno semmai più gravoso, se si guarda alle storie di uomini che su questa terra hanno amato davvero, fino al sacrificio di sé. Ecco la vera parità: l'uno serve l'altro e all'altro. E tutti e due hanno un valore inestimabile.
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