Ecco cosa scrive Ledeen, l'uomo all'ombra di Renzi

10 marzo 2014, Gianfranco Librandi
di Gianfranco Librandi “I nostri leader hanno urgentemente bisogno di un corso di aggiornamento”. Detta così potrebbe sembrare un’innocua frase sull’impreparazione della nostra classe dirigente. Se a pronunciare queste parole è un personaggio come Michael Ledeen, tuttavia, c’è da drizzare le antenne.
Ecco cosa scrive Ledeen, l'uomo all'ombra di Renzi
Nato a Los Angeles nel 1941, Michael Arthur Ledeen ha due profili, distinti ma comunicanti: da una parte il politologo, lo storico, il raffinato interlocutore di De Felice nella fondamentale Intervista sul fascismo e di Mosse nella Intervista sul nazismo; dall’altra c’è il mestatore, l’intrallazzatore, il depistatore, l’uomo legato a gran parte dei misteri d’Italia con ruoli sempre opachi, a metà tra l’agente segreto e il mitomane, fra James Bond e Austin Powers. Oggi Ledeen è da qualcuno considerato semplicemente il vero ministro degli Esteri del governo Renzi. Forse questo è esagerato, ma che tra il premier e l’americano ci sia una liaison per il tramite di Marco Carrai, “il Gianni Letta di Renzi”, è ormai chiaro a tutti. Risulta allora intrigante rileggere oggi Machiavelli on Modern Leadership, un saggio del 1999 tradotto però in italiano solo l’anno scorso per “I libri del Borghese” con il titolo Il “Principe” dei Neocons. Un Machiavelli per il XXI Secolo. Il saggio, come abbiamo detto, risale a 15 anni fa. Nulla a che vedere, quindi, con Renzi. Eppure è singolare che il presunto consigliere occulto del sindaco di Firenze abbia voluto presentarsi come il Machiavelli del XXI secolo, rifacendosi quindi proprio a un fiorentino illustre e già ispiratore delle autorità locali in epoca rinascimentale. L’intento di Ledeen, lo abbiamo detto, è quello di voler fornire un “corso di aggiornamento” ai politici della modernità. Ovvero quello di “offrire i principi basilari di un potere che sia coronato dal successo, in un linguaggio comprensibile ai leader attuali, onde meglio favorire il bene comune”. Bene comune è una parola grossa, ovviamente. Prendendo spunto dal Segretario fiorentino, il testo è pieno di inviti al realismo e a non farsi troppe illusioni circa le virtù morali degli uomini: “I leader (e i sedicenti tali) sono crudeli. La crudeltà deriva dall’ambizione; e l’umana ambizione è illimitata”. Ora, crudele proprio no, Renzi non lo è davvero. Quanto all’ambizione illimitata, invece, siamo più vicini alla realtà. Per conferme chiedere a Enrico Letta. Ma del resto, la politica è così: non esistono amici, solo alleati temporanei. “Potremo non sapere chi sarà il nostro prossimo nemico – continua Ledeen parafrasando Machiavelli – ma possiamo star certi che ce ne sarà uno; e i leader che falliscono nel prepararsi per la prossima guerra, sul campo di battaglia, nelle votazioni, o al mercato, è come se fossero già stati sconfitti”. In questa guerra, c’è certo spazio per Von Clausevitz ma non per De Coubertin. L’importante non è affatto partecipare ma vincere. Tutto il saggio non è altro che uno sperticato elogio di grandi vincitori della storia, in un’ottica in verità più americana che rinascimentale, tant’è che la figura negativa non è il cattivo, il disonesto o il malfattore ma il loser, il perdente. Il vincitore, infatti, ha sempre ragione. Tuti i vincitori: persino “le star del cinema spesso non conducono una vita esemplari, ma la loro bellezza e il loro fascino – Machiavelli direbbe la loro grandezza – e le loro immense ricchezze ne fanno degli eroi”. Il riferimento alle star di Hollywood non sembri peregrino: Machiavelli sapeva bene – e Ledeen lo sa ancora meglio – che la politica è anche immagine, comunicazione, propaganda. “Machiavelli auspica dei leader che rendano ‘spettacolare’ l’azione dello Stato”, spiega. E aggiunge: “Comprendere l’unicità del momento ti consente di comandare a tutti gli effetti, non solo perché ti permetterà di cogliere al volo le opportunità, ma anche perché ti metterà in grado di capire ciò che serve per la tua impresa”. Insomma, per far politica occorre cavalcare lo Zeitgeist e saper comunicare di conseguenza. Da qui a mettersi il giacchetto di pelle da Maria De Filippi il passo è breve. Ma per Renzi sarà ora importante tenere a mente altri tipi di insegnamenti: la propaganda non serve più (anzi, non è proprio mai servita, dato che per le urne non ci si è passati). Ora c’è da gestire il potere che si è conquistato. E qui comincia il difficile: “I problemi non finiscono quando si è raggiunto l’apice del successo: si moltiplicano. Ci si dovrà preoccupare dei propri istinti corrotti e di quelli della propria gente, di quelli dei tuoi nemici e concorrenti”. Al di là della questione corruzione, il concetto di guardarsi dai nemici che si hanno in casa prima ce da quelli di fuori non risulterà estraneo a Renzi, conoscendo le faide interne al Pd. Insomma, la politica non è un pranzo di gala: “Machiavelli non ti dice di essere cattivo, sta semplicemente dicendo come stanno le cose: se sei al potere, ci saranno occasioni in cui dovrai comportarti in maniera spiacevole, anche in maniera malvagia”. Gli italiani sono avvertiti.
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