Gender e immigrazione: ma la diversità non fa a pugni con l'uguaglianza?

10 marzo 2015, Adriano Scianca
Gender e immigrazione: ma la diversità non fa a pugni con l'uguaglianza?
 Viva l'uguaglianza. Ma viva pure la diversità. E pazienza se le due cose confliggono, perché, a meno che la logica aristotelica non sia stata nel frattempo abolita dalle "Boldrini", se si è uguali non si è diversi, se si è diversi non si è uguali. Ma il pensiero dominante sembra confuso, sul punto.


Appena due giorni fa, per esempio, ci hanno spiegato quanto sia importante rispettare le donne, quanto è importante il loro contributo sul mondo del lavoro, nella scuola, nella ricerca, nella cultura. Nel frattempo nelle scuole dell'infanzia del Friuli Venezia Giulia, grazie al progetto "Pari o dispari, il gioco del rispetto", i bambini della regione impareranno che le donne, semplicemente... non esistono. Che sì, d'accordo, alcuni compagni di asilo hanno i pantaloni e altri la gonna, ma si tratta solo di una convenzione. Una convenzione stupida, per di più, tant'è che le maestre li hanno invitati a scambiarsi gli indumenti. Donna è chi si sente di essere donna, a prescindere dalla trascurabile questione dei genitali, che sono solo un accidente biologico. Quindi donne (o uomini) siamo potenzialmente tutti. Quindi nessuno è donna e nessuno è uomo. Ma allora come si fa a vantare, contemporaneamente, lo specifico contributo femminile al mondo del lavoro o della cultura? Questo contributo, semplicemente, non esiste.


La contraddizione, del resto, si registra anche nel discorso ufficiale sull'immigrazione e sulla società multiculturale che dall'immigrazione deriva. Da una parte, infatti, si dice che gli immigrati sono un arricchimento, che conoscere le loro storie, le loro culture, le loro tradizioni è qualcosa che può farci crescere. L'immigrato come portatore di diversità, insomma. Poi, contemporaneamente, ci si dice che gli immigrati sono uguali a noi. Ma che arricchimento mi porta uno che è uguale a me? Delle due l'una: o gli immigrati sono individui titolari di diritti universali, e allora non c'è alcuna diversità di cui tener conto, solo monadi uguali le une alle altre che si spostano liberamente sul pianeta concepito come superficie liscia; oppure sono portatori di una cultura e di una diversità, e quindi vanno considerati alla luce dei soggetti collettivi che rappresentano e soprattutto non possiamo applicare loro categorie universaliste come appunto quella dei diritti individuali.


Insomma, se la rieducazione del Grande Fratello sembra ormai inevitabile, che almeno si faccia chiarezza sul programma.

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