Gender a Trieste, Russo (Pd): “Progetto facoltativo! Salvini e la peggiore destra cavalcano falsità"

10 marzo 2015, Lucia Bigozzi
“Polemiche strumentali e faziose che non a caso Salvini e  la peggiore destra stanno cavalcando”. Francesco Russo, senatore dem triestino, respinge al mittente gli strali di chi contesta il progetto proposto dal Comune di Trieste in quarantacinque scuole. Nella conversazione con Intelligonews spiega cosa c’è nel kit del “Gioco del rispetto” e replica alla Manif Pour Tous. Non senza un commento sui “dissidenti” dem che oggi alla Camera si sono astenuti sulla riforma costituzionale.


Gender a Trieste, Russo (Pd): “Progetto facoltativo! Salvini e la peggiore destra cavalcano falsità'


Il “gioco del rispetto. Pari e dispari” al centro delle polemiche. A Trieste il Comune governato dal centrosinistra lo vuole avviare in 45 scuole. Senatore Russo, a che gioco state giocando?


«Va specificato che il progetto, per ora presentato ai genitori è facoltativo e questo spiega meglio anche il fatto che sia stata costruita una grandissima polemica strumentale manipolando le reali informazioni. Si tratta, invece, di una cosa molto semplice e condivisa da tutti. Sfido chiunque a non condividere la finalità del progetto che è quella di sviluppare la piena sensibilità nei confronti della pari dignità tra uomini e donne. Ci riempiamo tutti la bocca di sdegno davanti a crimini terribili perpetrati nei confronti delle donne e quando possiamo costruire percorsi rispettosi che nulla hanno a che fare con l’ideologia gender si grida allo scandalo. Mi dispiace che le polemiche partano anche da un settimanale diocesano che non credo rappresenti la sensibilità che a nome della Chiesa anche Papa Francesco non più tardi di ieri, ha dimostrato ancora una volta nei confronti del “genio femminile”»


A Intelligonews Filippo Savarese di Manif Pour Tous ha definito il progetto un “caso palese di ideologia gender” nelle scuole. Cosa risponde?


«E’ una falsificazione totale che si squaglia come neve al sole se di leggono i contenuti del progetto nel quale sono specificati molti aspetti di questo gioco, le figure di uomo e di donna, di padri e di madri. Si vuole solo sottolineare che pur diversi, uomini e donne devono avere pari opportunità e pari dignità. Assolutamente niente a che fare con l’omosessualità o la teoria gender»


Ma secondo lei non c’è da parte degli insegnanti una sorta di invasione di campo rispetto al ruolo educativo dei genitori nel parlare di genitali maschili e femminili ai bambini?


«Prego tutti di prendere il kit del gioco e di leggerlo. E’ stata costruita una polemica faziosa che tira in ballo temi come la sessualità o il gender che non hanno nulla a che fare con l’iniziativa di cui stiamo parlando. Anzi, aggiungo che i toni usati nei confronti del vicesindaco di Trieste Martini che ha promosso l’iniziativa, sono essi stessi una forma, neppure troppo sottile, di discriminazione al femminile»


Ai genitori che si oppongono al progetto cosa dice?


«Dico due cose: su quarantacinque scuole nelle quali è stato proposto il gioco, mi risulta che solo quattro genitori abbiano espresso riserve. Il secondo aspetto che ribadisco è che si tratta di un progetto che chiede preventivamente l’adesione delle famiglie e in nessun modo verrà imposto. Questo dimostra che la polemica è del tutto strumentale e non a caso, Salvini e la peggiore destra la stanno cavalcando».


Renzi oggi ha confermato che la legge sulle unioni civili si farà. Eppure al Senato il testo in discussione continua a non convincere molti cattolici dem. Come andrà a finire?


«Stiamo lavorando per trovare una sintesi, esattamente come stiamo facendo per quanto riguarda il divorzio breve».

Come commenta il voto alla Camera sulla riforma costituzionale? Civati, Fassina e altri due deputati dem si sono astenuti criticando i bersaniani che protestano ma poi quando c’è da votare si allineano. 


«Continuo a pensare e mi sono sempre comportato di conseguenza, che quando non si è d’accordo con le proposte del governo si lavora per emendarle in Commissione e in Aula. Così siamo riusciti molto spesso a cambiare parti di provvedimenti che non ci piacevano ma poi, si sta con la propria comunità e si vota con la maggioranza del proprio gruppo. Sbaglia chi fa in modo diverso».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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