Siamo tutti l'anti-conformista Massimo Fini! Onore a un vero campione di libertà e irriverenza

10 marzo 2015, Americo Mascarucci
Siamo tutti l'anti-conformista Massimo Fini! Onore a un vero campione di libertà e irriverenza
Siamo tutti Massimo Fini! Ebbene sì, oggi non possiamo non sentirci tutti uniti e solidali con il giornalista anarchico per eccellenza, lo scrittore scomodo e irriverente che ha dedicato una biografia al Mullah Omar, dopo che lo stesso ha annunciato di dover lasciare l’attività a causa della perdita ormai inevitabile della vista. 

Chi scrive ha avuto il privilegio di incontrare Fini qualche anno fa, proprio alla presentazione del contestatissimo libro dedicato al capo dei talebani; un pomeriggio indimenticabile trascorso a dialogare ed interloquire con un uomo straordinariamente convinto delle sue idee e soprattutto deciso a smontare il mito della “superiorità occidentale”; il libro lo avevo trovato interessante ma non avevo condiviso il tentativo di demolire il mito di Massud, l’eroe della rivolta anti-sovietica in Afghanistan, messo in competizione con Omar. 

Manifestai a Fini queste perplessità e lui al contrario mi spiegò che ammirava profondamente Massud per ciò che aveva rappresentato nella guerra contro i sovietici e che semmai erano stati gli americani a strumentalizzare il “Leone del Panshir” in chiave anti- talebana provocandone l’uccisione. Mi disse pure che, a suo giudizio, qualora Massud avesse accettato di salire al potere dopo la cacciata dei talebani non avrebbe mai accettato il ruolo di “servo degli Usa” e forse, secondo lui, anche per questo era stato tolto di mezzo. Fu un onore per me conoscere personalmente Fini, un intellettuale che avevo sempre stimato, pur non condividendo gran parte delle sue posizioni spesso estreme. Leghista quando stare con la Lega significava essere rozzi, cafoni, barbari, Fini si allontanò da Bossi nel momento in cui, diventato forza di governo, il Carroccio iniziò ad assaporare il piacere del potere; coerente fino al midollo, nel 1994 votò la Lega Nord ma specificando in ogni occasione utile di detestare personalmente e politicamente Silvio Berlusconi, al punto che quando dopo sei mesi di difficile convivenza Bossi decise di togliere la fiducia al primo governo Berlusconi, Fini fu in prima linea insieme soltanto al compianto Daniele Vimercati, a Luigi Bacialli, a Marco Travaglio e pochi altri a difendere le ragioni del Senatur nel recinto della stampa non di sinistra. Lui che aveva difeso Enzo Tortora e si era sempre definito un garantista, diventò di colpo un giustizialista ma non perché amasse le manette o godesse nel vedere la gente in galera; si fece giustizialista quando il garantismo diventò uno strumento puramente berlusconiano, utilizzato per attaccare le magistrature italiane che indagavano Berlusconi in nome di una presunta, e da Fini sempre contestata, “persecuzione giudiziaria”. 

Fu coerente nel condannare gli attacchi alla magistratura dei berlusconiani, ma con altrettanta fermezza condannò anche quelle degli amici di Adriano Sofri dopo che divenne definitiva la sua condanna come mandante dell’omicidio del commissario Calabresi. Girotondino, sostenitore di Di Pietro e dell’Italia dei Valori, estimatore del primo Grillo quello del vaffa day, Fini ha sempre mostrato con orgoglio e coerenza il suo anarchismo nobile ed autentico, un anarchismo fondato sulla libertà di pensiero e sul rifiuto di qualsiasi forma di servilismo o di omologazione culturale. Non è stato mai amico dei terroristi e non ha mai giustificato, né appoggiato, le azioni dei fondamentalisti islamici; ha ammirato, quello sì, il coraggio, la determinazione e la coerenza dei talebani afghani nell’opporsi con ogni mezzo alla superiorità occidentale e all’imposizione di un modello di civiltà estraneo alla cultura e alla tradizione islamica, un’ammirazione motivata da quel principio all’autodeterminazione dei popoli da lui sempre difeso, sempre e per tutti, senza deroghe per nessuno. Non è stato mai un antisemita ma si è attirato spesso le critiche delle comunità ebraiche per aver contestato la legge che introduce il reato di negazionismo; non perché Fini sia convinto che l’olocausto è un’invenzione storica e che le camere a gas, i forni crematori, i campi di sterminio nazista non sono mai esistiti, ma perché proibire il negazionismo significa impedire la libertà di opinione e di espressione, una libertà sacra anche per chi è pronto a sostenere che il nazismo era giusto e che Hitler fosse una dama di San Vincenzo. 

Questo è Massimo Fini, un campione di libertà e di anticonformismo, uno che al politicamente corretto ha sempre preferito l’irriverenza. 

No, uno come lui non può finire la sua carriera così e privare il giornalismo italiano della sua penne acuta e pungente. Ci piace continuare a leggerlo il più a lungo possibile, indignandoci delle sue posizioni scomode, ma affascinandoci del suo coraggio e della sua invidiabile coerenza. Coraggio Fini, non si arrenda!.

caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]