Il debito vola, e la Ue avverte Renzi. Sul tavolo il taglio dell’Irpef?

10 marzo 2016 ore 10:41, Luca Lippi
Abbiamo già scritto ieri del richiamo non formale rivolto all’Italia dalla Commissione europea sullo stato dei conti pubblici, la “non formalità” del richiamo è stato speso dai media come un successo per la politica economica italiana, in realtà è solamente un colpo al cerchio (l’Italia) poiché pure la botte (l’Europa) non versa in ottime condizioni e la Commissione non può sanzionare alcuni Paesi senza dover necessariamente sanzionare se stessa, un paradosso senza precedenti. I rilievi fatti all’Italia sono l’elevato debito che non consente una sufficiente competitività, le sofferenze di diverse banche e ultima ma non ultima la bassa occupazione, invero in lieve ripresa ma a costi veramente esagerati e lontani dal potere essere qualificati come adeguati.

Il debito vola, e la Ue avverte Renzi. Sul tavolo il taglio dell’Irpef?
Nei fatti il richiamo c’è, sulle interpretazioni lasciamo volentieri il campo al gallinaio dell’agone di non si sa più bene cosa, i numeri dicono che all’appello dei conti pubblici macano diversi miliardi di euro, e anche rovesciare le tasche delle amministrazioni pubbliche nazionali e locali non troveremmo che accumuli di polvere e vecchi ricordi di risorse.
Considerato che il Premier Renzi ha escluso la possibilità di manovre aggiuntive e si è dice “stra-sicuro” della sostenibilità dei conti pubblici italiani, riaffermando l’intenzione di un taglio delle tasse, diventa inevitabile fare il confronto con una precedente dichiarazione di Matteo Renzi sul fatto che il prodotto interno lordo quest’anno salirà dell’1,4%, quindi meno rispetto all’1,6% previsto negli scorsi mesi e certamente saranno riviste nuovamente al ribasso.
Ogni punto decimale di PIL “vale” circa 1,5 miliardi di euro, considerando che l’intero prodotto interno lordo si attesta attorno ai 1.500 miliardi. Ne consegue che una revisione al ribasso pari allo 0,2%, cioè il PIL in crescita all’1,4% e non più all’1,6%, comporterebbe una manovra correttiva di 3 miliardi (e parliamo solo di Pil). Ma, poiché sappiamo già che il traino attuale è quello di una ulteriore “rivisitazione” al ribasso del Pil all’1,2% nella migliore delle ipotesi e all’1% nella peggiore, ecco che la correzione sarebbe di 6 o 9 miliardi di euro.
Le risposte possiamo sperarle con il Documento di economia e finanza in programma a metà aprile. Nella migliore delle ipotesi ci diranno che c’è una debolezza strutturale causata dalla congiuntura, e in conseguenza di questo ci saranno inevitabili conseguenze sul programma futuro dell’esecutivo e sulle promesse già fatte, specie in campo fiscale. Tenuto conto, peraltro, che la spending review è una missione impraticabile, come dimostrato dall’aumento di 52 miliardi delle spese correnti della pubblica amministrazione nel 2015 rispetto al 2014, è assai probabile che qualsiasi misura correttiva si traduca in un aumento delle tasse sia sulle famiglie sia sulle imprese.
In soldoni, Bruxelles vuole capire come l’Italia affronterà il problema dell’alto debito, della bassa competitività, delle sofferenze bancarie e della disoccupazione. Nella lettera (che ribadiamo non è sanzionatoria ma un avvertimento sì) si sottolinea che restano alcune lacune su più fronti: le privatizzazioni, la spending review, la tassazione, i crediti deteriorati, la struttura della contrattazione collettiva, le misure per l’apertura dei mercati, la pubblica amministrazione e la lotta alla corruzione.
In conclusione, o Matteo Renzi e Padoan tratteranno con Bruxelles (e il baratto sarà preoccupante e sicuramente a scoppio ritardato così non ci saranno allarmismi fastidiosi) oppure si ingaggerà una nuova controversia fra Italia e Ue dalla quale a uscirne con le ossa rotte saranno i cittadini, oppure il “mitico” taglio dell’Irpef promesso da Renzi (pochi spicci ma fa comunque scena) non ci sarà. Siccome il taglio dell’Irpef deve esserci per forza perché sarà l’arma che Renzi userà come unico estremo tentativo di non rimanere incenerito dal referendum sulle riforme costituzionali, ecco che per mantenere il giochino in piedi sarà barattata una misura a scoppio ritardato e Dio solo sa quale. Rimaniamo sul pezzo per ulteriori aggiornamenti.

autore / Luca Lippi
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