Luxuria: "Adinolfi sgradevole, ma non è De Paoli che istiga alla violenza"

10 marzo 2016 ore 12:15, Lucia Bigozzi
“Va distinto la manifestazione del libero pensiero e l’istigazione alla violenza. Il consigliere regionale della Lega ha incitato all’odio e l’aggravante è averlo fatto dal suo ruolo istituzionale”. Non ha dubbi Vladimir Luxuria che nell’intervista a Intelligonews commenta l’iscrizione nel registro degli indagati di Giovanni De Paoli (Lega), consigliere regionale in Liguria per la frase “un figlio gay? Lo brucerei nel forno”. Un caso che ha scatenato politica e web. 

Come valuta l’iscrizione nel registro degli indagati del consigliere regionale della Lega De Paoli?

«Bisogna sempre distinguere tra quando si fanno critiche negative nei nostri confronti e la libera manifestazione del pensiero che è e resta sacrosanta in un paese democratico. Altra cosa sono le istigazioni alla violenza. Nell’ambito della manifestazione del libero pensiero rientra chi, ad esempio, è contrario al matrimonio gay o alla gestazione per altri. Totalmente diverso è dire che i gay dovrebbero morire ammazzati o, come nel caso del consigliere regionale della Lega, ‘essere bruciati nel forno’ perché in quelle parole a mio avviso va valutato l’invito alla violenza e l’aggravante è che viene da un rappresentante delle istituzioni. Non è uno che fa una brutta battuta tra amici: qui c’è una persona che ricopre una carica pubblica e dunque le sue affermazioni hanno una cassa di risonanza immediata e magari vengono ascoltate da un ragazzino che sta meditando il coming out o come dirlo in famiglia; pensiamo cosa possano provocare su di lui e la decisione che deve assumere. Sinceramente non mi pare corretto pensare che resti impunito uno con un ruolo pubblico che dice cose del genere». 

L’accusa formalizzata è “diffamazione aggravata”: in pratica è l’estensione della legge Mancino sull’istigazione all’odio. Condivide l’interpretazione del magistrato?

«Come al solito, registro per l’ennesima volta che devono essere i magistrati o i tribunali a fare il lavoro che non fa il legislatore. Rispetto alla legge Mancino che risale al ’93 io da deputata ho chiesto e continuo a chiedere una cosa molto semplice: se c’è una legge che dice che bisogna punire coloro che istigano alla violenza per motivi razziali, etnici o religiosi, perché non inserire anche la motivazione relativa all’orientamento sessuale e alla identità di genere? Il punto è che quello che non viene fatto nelle aule parlamentari, lo si fa nelle aule giudiziarie. Faccio un altro esempio su un caso di attualità…».

Quale?

«Noi abbiamo proposto come aggravante anche la violenza esercitata su una persona a causa dell’orientamento sessuale: ecco, se ci fosse l’integrazione nella legge Mancino anche i due che hanno ucciso Varani, se venisse fuori il motivo della violenza per l'orientamento sessuale sarebbero stati compresi in quel novero dal punto di vista penale. Il tutto in attesa della legge sull’omofobia parcheggiata da due anni in Commissione Giustizia del Senato»

Dal mondo Lgbt c’è chi sostiene che l’interpretazione del magistrato sul caso De Paoli abbia aperto il vaso di Pandora e si annuncia querela contro Mario Adinolfi, direttore de La Croce. Condivide? 

«Non lo so, bisogna capire bene. Se io critico il cosiddetto utero in affitto – termine peraltro improprio – credo rientri nel novero del libero pensiero, quindi non lo considererei un’estensione della legge Mancino perché sarebbe pericoloso in quanto vorrebbe dire tappare la bocca agli altri. Certo, le persone devono stare attente: un conto è l’insulto un conto è un’opinione personale. Per quanto riguarda Adinolfi considero le sue dichiarazioni sgradevoli e ovviamente non le condivido ma non le farei rientrare nell’istigazione alla violenza. Ricordo infine che il consigliere regionale della Lega all’inizio ha cercato di ritrattare parzialmente quello che aveva detto sostenendo che la frase era stata capita male dagli esponenti delle associazioni Lgbt che erano presenti a quella riunione. Un atteggiamento che si qualifica da solo, non si può nascondere la mano dopo aver lanciato la pietra dell’istigazione alla violenza»

Stepchild adoption: stralciata dal ddl Cirinnà, in realtà sta andando avanti nelle aule dei tribunali. Che segnale è? 

«Sarebbe stato meglio che ci fosse stata una legge. E’ il segnale che ancora una volta forse i deputati dovrebbero dare una parte del loro stipendio ai magistrati e ai giudici. Tuttavia, sarebbe stato peggio se l’articolo 5 sulla stepchild fosse stato bocciato al Senato, perché avrebbe creato difficoltà di valutazioni ai giudici. Io auspico che prevalga il buon senso e invito anche coloro che sono contrari alla gestazione per altri, a non far ricadere il proprio giudizio sui bambini, quindi il mio invito è a considerare che per i bambini, come diceva la famosa pubblicità di un gelato, “due è meglio di uno”»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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