Mancuso: "Caso De Paoli e sì a stepchild incrociata: per fortuna esistono i tribunali"

10 marzo 2016 ore 13:06, Lucia Bigozzi
“De Paoli? C’è una responsabilità pubblica che travalica l’opinione personale”. Così Aurelio Mancuso, presidente di Equality commenta la vicenda del consigliere regionale della Lega in Liguria indagato per una frase sui gay con l’accusa di diffamazione aggravata. Nella conversazione con Intelligonews allarga il tiro alla legge Mancino e alla stepchild adoption per via giudiziaria. 

Come valuta l’iscrizione nel registro degli indagati del consigliere regionale della Lega De Paoli?

«Occorre sempre distinguere. Se una frase per quanto sgradevole o grave viene pronunciata in un contesto privato è un conto, altro è come in questo caso, se viene affermata da un consigliere regionale in una riunione pubblica e davanti agli esponenti delle associazioni Lgbt. C’è una responsabilità che travalica l’opinione personale. Bisogna distinguere tra un’opinione personale che può essere negativa, ad esempio se uno dice che i gay sono malati cosa orribile ma resta l’opinione di una persona e chi manifesta un’opinione negativa e sgradevole avendo una funzione pubblica, perché ha il dovere di rispettare la Costituzione e dunque di non istigare all’odio. Ho trovato quella frase un invito all’odio pubblico. E quando uno fa un discorso di odio, bisogna che lo Stato intervenga»

In questo caso il magistrato ha deciso una sorta di estensione della legge Mancino. Condivide?

«E’ la prima volta che accade e lo valuto come un ulteriore segnale da parte del magistrato su una questione che la politica non riesce a risolvere; non a caso la legge sull’omofobia è ferma al Senato da due anni dopochè è stato approvato alla Camera un testo orribile. Quindi nel vuoto dilagante, c’è qualcuno che lo riempie perché la società non è solo avanti, ma è già nel presente mentre la politica è rimasta indietro»

Sì’ ma non c’è il rischio che si lasci alle aule giudiziarie un margine interpretativo troppo largo, magari a discapito della libertà di opinione? 

«Io condanno sempre la limitazione della libertà di pensiero perché siamo in una democrazia liberale e matura. Cosa fa la differenza tra questo e l’istigazione alla violenza lo hanno stabilito le sentenze delle Corti europee e internazionali. Manifestare un’opinione negativa sui gay è legittimo, mi fa orrore se uno pensa che io sia malato ma è il suo pensiero e lo contrasterò sempre; ma se uno incita alla mia soppressione o all’odio nei miei confronti, allora scatta la sanzione»

Dal mondo Lgbt c’è chi sostiene che l’interpretazione del magistrato sul caso De Paoli abbia aperto il vaso di Pandora e si annuncia querela contro Mario Adinolfi, direttore de La Croce. Condivide?

«Beh, non è che Adinolfi ci vada giù morbido… Le associazioni Lgbt fanno il loro lavoro che è anche un lavoro politico, nel senso di evidenziare cosa sta accadendo. Io fui tra quelli che querelò la Binetti per la frase “l’omosessualità è una devianza della personalità”, quasi come se fossimo malati. La Procura poi non andò avanti ma penso che quella frase ha fatto male a moltissimi ragazzi omosessuali. Il punto, infatti, è la ricaduta sulla società. Quindi il lavoro politico delle associazioni Lgbt è importante perché sottolineano una diffusione dell’omo-negatività tra la politica che è la maggiore responsabile di queste cose. E’ inutile poi piangere quando un ragazzo gay viene picchiato o quando a scuola ci sono casi di bullismo omofobico: sono solo lacrime di coccodrillo»

Stepchild adoption: stralciata dal ddl Cirinnà, in realtà sta andando avanti nelle aule dei tribunali. Che segnale è? 

«Per fortuna esistono i tribunali che continuano ad applicare la legge sulle adozioni speciali (articolo 44). Da questo punto di vista la proposta di legge sulle adozioni attualmente alla Camera aiuta i giudici. Spero che la legge sulle adozioni vada in porto subito dopo l’approvazione del ddl sulle unioni civili. Ricordo, infine, che per la spetchild adoption prevista nel ddl Cirinnà era sempre il giudice che alla fine decideva anche se comunque nella norma era riconosciuto l’accesso all’adozione da parte delle coppie gay. Penso che quando saranno approvate le unioni civili, la legge sarà uno strumento in più per le coppie gay perché se in assenza di un riconoscimento giuridico i tribunali hanno deciso per l’adozione dei figli da parte del partner del padre o della madre, a maggior ragione il riconoscimento dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, darà più forza anche ai fini dell’adozione»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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