Draghi azzera i tassi. Cosa succede ora per imprese e cittadini?

10 marzo 2016 ore 17:04, Luca Lippi
I mercati sono rimasti stupiti dalla decisione della BCE che ha annunciato un aumento del QE da 60 a 80 miliardi di euro al mese a partire da aprile? Assolutamente no! I mercati sono rimasti stupiti dalla decisione della Bce di lasciare invariati in territorio negativo i tassi di interesse sui depositi, mentre taglia il tasso di rifinanziamento al minimo storico allo 0%.
Oltretutto, la Bce avverte tutti che il debole contesto mondiale e soprattutto dell’eurozona (fa riferimento alle condizioni macroeconomiche) procureranno un taglio sostanzioso delle stime di crescita, quindi mette in guardia sulle politiche economiche e fiscali di tutti i Paesi dell’area Euro.
Draghi dice che il voto non è stato unanime ma la maggioranza è stata schiacciante, è fiducioso sul fatto di potere acquistare 80 miliardi di euro in titoli al mese ma soprattutto sottolinea che i Tltro (Targeted long term refinancing operation) sono aste mediante cui vengono erogati prestiti quadriennali alle banche dell’area euro (contro cessione di titoli ABS, asset backed security) con l’obbligo da parte delle banche di utilizzare la liquidità erogata per sostenere il credito all'economia reale, soprattutto alle piccole e medie imprese. 

Draghi azzera i tassi. Cosa succede ora per imprese e cittadini?
Per le banche che concederanno prestiti avranno accesso a tassi migliori. Draghi ci tiene a sollecitare le banche commerciali a concedere liquidità all’economia reale, nell’eurozona i prestiti sono ancora troppo bassi e contestualmente avverte anche che non ci saranno ulteriori tagli di tassi e quindi è inutile che le banche attendano ulteriori facilitazioni, quindi se vogliono sopravvivere devono cominciare a fare il loro lavoro, cioè vendere denaro. I tassi rimarranno così per un lungo periodo di tempo e comunque per il periodo necessario e sufficiente a che le banche facciano il loro dovere.
Poi Draghi torna anche sull’importanza delle riforme nei Paesi dell’Eurozona, orientate soprattutto alla creazione di nuovi posti di lavoro.
Bisogna rispettare il Patto di stabilità, la crescita è un aspetto cruciale.
Questo è un punto su cui bisogna essere seri e concreti, inutile dare speranze e visioni di luci in fondo al tunnel, Draghi nello specifico afferma che i rischi per la crescita della zona euro sono ancora ribassisti, e l’inflazione rimarrà negativa ancora per un po’ di mesi (leggi deflazione).
Il taglio sulle stime del Pil da parte del consiglio direttivo della Bce è piuttosto drastico, da 1,7% a 1,4% per il 2016 e da 1,9% a 1,7% per il 2017. Riguardo l’inflazione la Bce prevede  per il 2016 da 1.0% a 0.1%, per il 2017 da 1.6% a 1.3%, e 1,6% per il 2018.
Riguardo i tassi, rimarranno bassi anche dopo la fine del Qe, la BCE continua a monitorare l’inflazione, gli ultimi dati sottolineano una crescita al di sotto di quanto previsto e quindi il rischio deflazione è sempre dietro l’angolo, se tutti faranno la loro parte si concretizzerà certamente una ripresa ma inutile proclamarne un incedere sorprendente, questa sarà progressiva e con ritmi moderati, i prezzi del petrolio nel frattempo sosterranno la spesa dei consumatori.
Draghi rivendica la validità e lo stimolo alla crescita nelle possibilità della Bce, il Consiglio direttivo della BCE ha condotto una profonda revisione della situazione monetaria nella zona euro, che aiuterà la ripresa economica e il ritorno dell’inflazione vicino ma al di sotto del 2% ( -0,2% ad oggi). Il Qe è completo e durerà fino a tutto il mese di marzo 2017 (se necessario sarà prolungato).
Che succederà ora? Nulla di diverso da quanto accaduto fino ad ora, solamente è più forte il vento nella vela dell’economia europea, perché ricordiamolo, la Bce fa politiche Europee e non per i singoli paesi membri. Dunque i benefici non sono solo per i Paesi come l’Italia (che risparmia di interessi circa 4 miliardi l’anno), ma soprattutto la Germania, che con i tassi negativi è da tempo in avanzo di bilancio e può programmare investimenti, aumentare la spesa sociale, accogliere (se lo farà) profughi necessari al mercato del lavoro, incoraggiare le aziende a innalzare gli stipendi; tutto ciò che andrebbe fatto anche da noi, ma che non possiamo permetterci alle condizioni attuali. Quindi l’Italia beneficerà sicuramente del Qe ma i competitor dell’area euro lo saranno nella misura equa in relazione al loro Pil, quindi i rapporti di forza variano nella sostanza e la competizione diventa sempre più dura. Naturalmente i tedeschi non sono solo beneficiati da Draghi, anche se poi se ne lamentano, ma si fanno forti della loro disciplina di bilancio e di una invidiabile stabilità politica, nonché del surplus commerciale. Tuttavia il meccanismo del Qe, i cui benefici sono ripartiti tra i Paesi in base al Pil e alle quote di possesso della Bce, premia tutti ma soprattutto i più forti, ma questo è inevitabile; e ancora di più lo farà se gli acquisti si estenderanno alle obbligazioni regionali, dove i land tedeschi sarebbero pronti a partecipare con richieste dieci volte superiori alle regioni italiane e del Sud Europa.
Poi c’è l’aumento del tasso negativo che a questo punto costringe le banche a vendere al privato il proprio denaro se vuole procurarsi un utile altrimenti si dovrebbe configurare una presa di posizione netta in contrasto con l’obiettivo primario di qualunque impresa, ancor più per una banca, a meno che non si trasformi in una società di investimento per conto terzi! Dunque il Qe ha dei limiti, ma sono inevitabili, ora sono i singoli stati a doversi fare carico di snellire le politiche economiche interne, certo sarebbe stato più utile che si fossero acquistate obbligazioni societarie e crediti deteriorati ma se fossimo stati tedeschi ci saremmo opposti a questo tipo di politica, e infatti i paesi più “virtuosi” dell’area euro non lo consentirebbero mai. E allora bisogna cogliere al volo questa boccata di ossigeno, mettere alle strette le banche e imporre una politica di sacrificio equo e accettabile cercando di recuperare il gap con i Paesi che ci precedono puntando sul manifatturiero e sulle partite iva che da sempre sono state il nostro punto di forza.

autore / Luca Lippi
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