Bruzzone sull'omicidio Ancona: "Di fronte a personalità abnormi. Più che a Erica e Omar mi ricorda la Graneris"

10 novembre 2015 ore 11:16, Lucia Bigozzi
Bruzzone sull'omicidio Ancona: 'Di fronte a personalità abnormi. Più che a Erica e Omar mi ricorda la Graneris'
“Personalità profondamente pericolose e totalmente portate a sfruttare il prossimo come meglio si crede e laddove si incontrano ostacoli, si applica la rimozione, l’eliminazione. Siamo di fronte a personalità abnormi, problematiche che manifestano nel loro agire un’assenza del senso di colpa, della capacità di elaborare prima la gravità del fatto. E’ come se a queste persone mancasse un pezzo di anima”. Così Roberta Bruzzone, criminologa, legge con Intelligonews la vicenda dei fidanzatini di Ancona. Rileva analogie con il caso di Erica e Omar, ma allarga l’analisi ad elementi inquietanti che raccontano la personalità di una sedicenne e di un diciottenne. 

Che idea si è fatta della vicenda di Ancona sotto il profilo investigativo e crimonologico?

«Stanno uscendo tutta una serie di informazioni abbastanza interessanti sotto il profilo investigativo. Intanto credo che sia a dir poco sconvolgente l’intervento del padre del ragazzo che, comunque, offre uno scorcio sul tipo di ambiente dove è cresciuto, perché tentare di giustificare l’ingiustificabile è di per sé un indicatore. Non conosco nello specifico cosa i due ragazzi abbiano detto agli inquirenti in sede di interrogatorio ma possiamo scorgere un copione tragicamente simile a molti altri casi che si sono verificati nel nostro Paese per mano di minorenni o comunque giovanissimi».

Ci sono analogie con il caso di Erika e Omar?

«Sicuramente troviamo delle analogie anche se a me, più che a Erica e Omar, la vicenda di Ancona rimanda al caso della Graneris: anche lì la famiglia era vista come ostacolo alla relazione con il fidanzato e, con modalità sbagliate e tipicamente patologiche, diviene elemento da eliminare senza pietà. Il diciottenne di Ancona si presenta a casa dei genitori della fidanzata armato di una pistola calibro 9 con la matricola abrasa e tre caricatori: non mi pare un buon inizio per chiarire le incomprensioni precedenti. Ho letto una intelligente riflessione di Massimo Gramellini sulla Stampa che dice: se uno vuole avere un chiarimento, si presenta con una scatola di cioccolatini, non con una pistola».

Cosa scatta nella mente di queste persone, tra l’altro molto giovani?

«Si tratta di personalità abnormi che hanno dato ampi segni di sé. In altre vicende di questo tipo, il ruolo primario sotto il profilo della organizzazione del piano rimanda a quello della figura femminile. Erica De Nardo, la Graneris, per certi aspetti la vicenda dell’acido di Martina Levato evidenziano un ruolo preciso e determinante della figura femminile che anche in questo caso si rivela complice al cento per cento; non credo potrà cavarsela tanto facilmente»

Adesso tra i due fidanzatini è scattato lo scaricabarile. Che segnale è?

«Anche questo fa parte del copione: un amore incondizionato, ovviamente patologico, sulla scorta del quale tu sei disposta anche ad ammazzare, subito dopo il fatto e quando si presentano le conseguenze di quel gesto abnorme e inqualificabile, fa presto a sgretolarsi. Il punto sono le conseguenze irrimediabili che quel gesto ha determinato perché qui abbiamo una madre uccisa con colpi di pistola alla testa e un padre che da quanto leggo sui giornali sarebbe in coma irreversibile e quindi con ogni probabilità, difficilmente tornerà la persona di prima. Emerge, quindi, una volontà omicidiaria evidente ed anche l’elemento della premeditazione potrebbe scattare perchè qui mi sembra che si è operato con un munizionamento tipico di chi ha le idee abbastanza chiare su cosa intende fare: uno che si presenta in casa con una pistola con matrice abrasa e tre caricatori, penso abbia poco da discutere»

Inquietante la freddezza della ragazza che ha solo sedici anni. Qual è la sua valutazione?

«Anche Erica De Nardo era minorenne e poco più grande era la Graneris: si tratta di personalità abnormi con una struttura della personalità patologica che normalmente afferisce alla sfera del disturbo della personalità con importanti componenti psicopatiche. Non se questo di Ancona è il caso specifico ma anche qui emergono personalità profondamente pericolose e totalmente portate a sfruttare il prossimo come meglio credono e laddove incontrano ostacoli rispetto la loro volontà, applicano la rimozione, l’eliminazione. Siamo di fronte a personalità abnormi, problematiche che manifestano nel loro agire un’assenza del senso di colpa, della capacità di elaborare prima la gravità del fatto. E’ come se a queste persone mancasse un pezzo di anima. Se non formate quando dovevano esserlo, difficilmente queste persone possono riconoscere l’altro come importante e se questa capacità non c’è il concetto base diventa: ti uso quando mi sei utile, ti mollo, ti scarico, ti elimino quando diventi un ostacolo per me».

Non c’è neanche la remora di stare facendo del male a una madre e a un padre?

«Queste persone si rivolgono proprio alle persone più vicine: genitori, fratelli, amici, parenti, rivali in amore, ovvero gente che attiene alla sfera della relazioni, ed è lì che matura, che esplode la patologia. Attenzione, patologia non significa incapacità di intendere e volere, di comprendere la portata di quello che viene pianificato lucidamente»

Il fatto che adesso la sedicenne accusi il fidanzato quale valenza ha sul piano della criminologia?

«Anche questo fa parte dello stesso copione: io ti uso per soddisfare un mio bisogno e poi ti scarico. La ragazza sta facendo i conti con le conseguenze negative e in questo contesto anche il fidanzato diventa qualcuno al quale applica lo stesso clichè: fino a quando mi gratifichi ti porto in palmo di mano e con la stessa velocità ti svaluto, ti elimino quando non mi servi più o quando diventi un ostacolo. Sono elementi che fanno pensare a personalità border line. Il fatto di eliminare qualcuno che si percepisce come ostacolo accade anche simbolicamente, ad esempio persone che ti lasciano in mezzo alla strada, non ti cercano più oppure tendono a manipolare gli altri per il raggiungimento dei propri fini. Tutto ciò è già successo. Poi, c’è anche chi arriva a decidere di uccidere. Questa vicenda mi fa pensare a due soggetti avvinghiati patologicamente l’uno all’altra e mi porta su questa direzione anche il particolare per il quale non hanno pianificato la fuga».

Perché secondo lei non l’hanno fatto?

«Da quello che ho letto sui giornali non c’era nessun realistico piano di fuga; il che colpisce perché se uno si dà da fare per trovare una pistola con matricola abrasa – cosa non agevolissima – e tre caricatori, è ben strano che non pensi anche a scappare. Il fatto che da questo disegno manchi la parte successiva, mi fa pensare che l’obiettivo era completamente mirato su quello da fare in quella casa, forse perché entrambi pensavano che tolto l’ostacolo il loro amore avrebbe trionfato e tutto si sarebbe risolto con questo grande amore senza più ostacoli. E’ già successo con la tragedia di Novi Ligure dove in prima battuta Erica e Omar tentarono di accusare alcuni albanesi salvo poi essere scoperto il minuto dopo. Anche il caso di Ancona presenta elementi molti simili»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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