Omicidio di Ancona, la chiave nel biglietto per Martina: “Li ammazzo”

10 novembre 2015 ore 12:14, intelligo
Omicidio di Ancona, la chiave nel biglietto per Martina: “Li ammazzo”
di Anna Paratore

Il “grande amore” a cui proprio non si poteva rinunciare, costato tre tentativi di suicidio, un omicidio e un tentato omicidio che ha portato un uomo in coma irreversibile, si è già sciolto come neve al sole, lasciando dietro di sé solo un querulo chiacchiericcio fatto di mezze ammissioni, bugie, qualche verità e, soprattutto, un reciproco scaricabarile tra Antonio e Martina, i due giovanissimi  fidanzati di Ancona il cui rapporto sentimentale ha scatenato una tragedia.

Come sia andata, ancora non è chiaro. Soprattutto non lo è il ruolo di Martina. Lei afferma di essere stata all’oscuro delle intenzioni di Antonio, il 18enne che materialmente ha fatto fuoco su Roberta Pierini, la 49enne madre della ragazza, morta sul colpo, e su Fabio Giacconi, padre di Martina, (49 anni anche lui), ridotto in coma irreversibile.  Pensava, avrebbe spiegato agli inquirenti, che Antonio cercasse davvero un confronto con i suoi genitori che non lo vedevano di buon occhio a causa di certe sue amicizie nel mondo della piccola malavita. Si parla di ambienti Rom, gli stessi che gli avrebbero fornito la pistola 9x21 dalla matricola abrasa con cui Antonio Tagliata ha ucciso. 

“Non volevo uccidere” ripete il ragazzo come una tiritera, sostenuto dal padre e dall’avvocato di fiducia, affermando che Fabio Giacconi lo avesse pesantemente minacciato in precedenza, e che lui perciò temesse per la sua stessa vita. Così, la pistola, i 15 colpi in canna e i tre caricatori che aveva con sé, erano solo una specie di assicurazione, affinché nel caso, potesse difendersi. Peccato che Fabio Giacconi, in realtà, non si sia nemmeno avvicinato all’arma di ordinanza che possedeva come sottufficiale dell’Aeronautica Militare, e che sia stato ridotto in coma irreversibile da quattro colpi che sono stati sparati mentre era di spalle e tentava di raggiungere il balcone di casa per un’estrema quanto inutile richiesta di aiuto. “Ero convinto di dover morire io”, avrebbe insistito Antonio, “e comunque è stata Martina a dirmi di sparare”, avrebbe poi aggiunto davanti agli inquirenti, glissando sul fatto che in casa sarebbe stato rinvenuto un bigliettino scritto da lui, con sopra due sole parole “li ammazzo”.  

Dunque, era lì per quello, Antonio? E per chi era quella comunicazione così sintetica eppure drammaticamente esplicita se non per Martina che, quindi, era stata avvertita delle sue intenzioni? E se così fosse, nessuno dei due potrebbe sfuggire a una accusa pesantissima di omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione. Che tradotto, potrebbe voler dire una pena detentiva davvero lunga, per entrambi.

autore / intelligo
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