La crescita felice per Renzi ma non di Renzi: previsioni per l’Italia

10 novembre 2015 ore 16:45, Luca Lippi
La crescita felice per Renzi ma non di Renzi: previsioni per l’Italia
La crisi è finita e l’Italia è in ripresa, a detta del Presidente del Consiglio, il merito sarebbe tutto suo, e allora diamo uno sguardo e facciamo il punto della situazione a pochi giorni dall’ultima mirabile impresa in fase di decollo che è il ddl Stabilità in anticamera prima di passare al vaglio definitivo del Parlamento.

Il Pil è in aumento (ipotetico) per il 2015, dello 0,9%. Sono stime ovviamente, peraltro anche confermate dall’Istat (come chiedere al macellaio se la carne che vende è buona), tuttavia, pur dando per scontate le stime, possiamo affermare che sia un buon risultato? Guardare i numeri è sufficiente per rispondere (senza sbagliare) alla domanda.  Una crescita del Pil dello 0,9%, tradotto in soldoni, equivale a 13 miliardi di euro in un anno, nello stesso periodo, però, sempre prendendo le stime più accreditate, il nostro debito pubblico, nella migliore delle ipotesi, aumenterà di 56 miliardi rispetto al 2014, nonostante le dinamiche dei tassi bassi abbiano ridotto la spesa per interessi di ben 9 miliardi! 

Diciotto mesi fa il Ministro Padoan diceva che il debito pubblico nel 2015 sarebbe sceso, nello stesso periodo si attendeva per il 2014 un Pil in crescita dello 0,8% (chiudemmo l’anno a -0,4%, piena recessione). Non sarà la stessa cosa adesso, ma con simili premesse è possibile affermare che si stia affermando un buon risultato? Se così fosse, siamo in ritardo di almeno un anno! Fatto sta, che in condizioni favorevolissime il debito continua ad aumentare (56 miliardi).

E allora che succederà l’anno prossimo? Nessuno ha la palla di vetro per prevederlo, neanche il ddl Stabilità è in grado di fare da leva per fare delle supposizioni, però si può matematicamente affermare con assoluta certezza che per non peggiorare la situazione attuale (cioè fare in modo che il debito si fermi e non aumenti più) e senza togliere un centesimo di più di quanto non sia già stato prelevato dalle tasche degli italiani, è necessario che il nostro Pil aumenti del 4,2%. 

E’ intellettualmente corretto affermare che l’Italia possa farcela? Con questa premessa il destino che ci aspetta dopo la sveglia tarda del 1 gennaio 2016 è quello di essere oggetto di nuove tasse come danno minimo e tagli alla spesa che ridurranno quantità e qualità ai servizi per i quali paghiamo le tasse, e tutto questo non per fare aumentare il pil ma semplicemente per tentare di fermare l’emorragia del debito pubblico!

Sicuramente non è merito del governo in carica se i tassi sono a zero e questo fa risparmiare 9 miliardi l’anno di interessi sul debito, non è merito di Renzi se il petrolio costa la metà rispetto allo scorso anno e questo riduce enormemente le  spese, non è merito di Renzi se il cambio Euro/Dollaro è decisamente calato rendendo più competitiva sui mercati mondiali l’ industria manifatturiera; e non scriviamo questo per dare contro al governo Renzi, lo scriviamo perché lo ha detto direttamente il nostro Presidente del consiglio: “Non mi importa se il ritorno alla crescita è dovuto ad una serie di eventi favorevoli, l’importante è che siamo tornati a crescere”, dunque riconosce che i meriti non sono del suo governo, manca solo lo spunto per capire che una cosa è rallentare il declino e un’altra è crescere. In ultimo, ma non ultimo, questo governo non ha neanche il grattacapo di cercare di rendere appetibile il suo debito (cui manca un solo taglio di rating per essere considerato spazzatura) giacché Mario draghi e il suo Qe è particolarmente vorace di titoli di stato.

La realtà, triste, tristissima, è che nonostante tutto il vento a favore di questo esecutivo (ma non per questo solleviamo dalle responsabilità i governi precedenti) il debito pubblico è aumentato di 100 miliardi di euro, e avendo rinviato agli anni futuri la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia, significa che nei prossimi due anni Renzi, o chiunque altro si troverà a governare l’Italia, dovrà trovare circa 75 miliardi. E siccome i soldi non si “trovano” pagherà “pantalone”!

In conclusione, una considerazione sul +0,9% di Pil propagandato come fosse la scoperta di una miniera d’oro di cui non si riesce a valutare la profondità; dei 28 Paesi che fanno parte dell’Unione europea soltanto la Grecia (-1,4%), la Finlandia (+0,3%) e l’Austria (+0,6%) cresceranno quest’anno meno di noi, mentre gli altri 23 Stati, molti dei quali noi consideriamo disastrati, come Portogallo, Cipro, Slovenia, Croazia …  cresceranno tutti ad un ritmo superiore al nostro. Sarà normale tutto questo? Però il nostro ministro dell’economia dice al mondo altro, e allora emerge qualche dubbio anche sull’attendibilità degli interlocutori.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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