Borse: prima il calo per effetto Trump. Poi torna il sereno

10 novembre 2016 ore 13:18, Luca Lippi
Se fino alla vigilia cioè ieri, si sospettava un moderato disordine sui mercati conseguenza del successo elettorale di trump, invece pare che tutto sia rientrato apparentemente nella norma, in sostanza non c’è nulla da temere (almeno al momento).
La giornata di ieri è stata un bagno di sangue alla partenza per tutti, nulla di sconvolgente, è stata la guerra fra speculatori da tastiera a campeggiare sui listini, i grandi investitori avevano già preso posizione nelle ore precedenti l’election day.
Quindi, in sostanza, forti vendite soprattutto in avvio di scambi, tuttavia è bastato il ritorno di qualche posizione liquida di qualcuno ‘più attento’ per consentire ai listini di recuperare gran parte del terreno perso. 
Piazza Affari, ieri aveva aperto la giornata con una brutta perdita di oltre il 3%, ha chiuso la seduta con un –0,10%. Francoforte è addirittura salita con un balzo dell’1,56%, Parigi è in avanti dell’1,49% mentre Londra guadagna l’1% in quella che doveva essere la peggior giornata sui mercati dopo la Brexit. A calmare le piazze è stato il discorso fatto da Trump che è stato giudicato più pacato e conciliante e lascia intravedere politiche più contenute. 
Tra le Borse, alla chiusura di ieri, rimane indietro Madrid che lascia -0,40%. Sulla piazza spagnola perde pesantemente terreno Bbva (-7%), istituto bancario fortemente esposto al Messico e al peso messicano che in mattinata aveva toccato i minimi a -12%. La valuta del Paese latino americano continua a cedere terreno dopo essere crollata del 12% sui minimi dal 1997. Trump, durante la campagna elettorale, aveva promesso la costruzione di un muro tra Usa e Messico. Le Borse asiatiche restano quelle più penalizzate con Tokyo che ha chiuso a -5,4%, Shanghai e Shenzhen a -0,6% mentre Seul ha fatto -2,2%. 
A Wall Street invece, che ha aperto a ridosso degli ultimi scambi delle borse Europee per motivi di fuso orario, gli indici sono apparsi subito  positivi. Poco dopo le 17.30, la Borsa di New York segnava un solido rialzo dello 0,81% per il Dow Jones e dello 0,14% per il Nasdaq. 
In forte regresso si muovono i big della tecnologia come Amazon, Google e Facebook che perdono tra l’1,5 e il 3%. Pesa la minaccia di una restrizione sui commerci arrivata da Trump in campagna elettorale (ma sono solo supposizioni, questo doveva accadere anche prima del vorticoso turbinio elettorale, i tecnici delle Borse sono assai più bravi nei sondaggi). 
L’effetto shock, tanto temuto in caso di vittoria del miliardario newyorkese, si è visto soltanto su alcuni settori come il tech e le energie rinnovabili. Altri comparti hanno invece festeggiato, tra questi ci sono i big farmaceutici e gli armamenti, insieme al petrolio e alle costruzioni. Pfizer, tra i grandi nomi nei farmaci, guadagna oltre l’8,5% a New York, Allergen oltre il 12%. Tra le grandi aziende degli armamenti si mettono in luce Lockheed Martin (+6,7%) e Halliburton (+1,8%). A Milano hanno guadagnato.  
Il dollaro è in forte recupero contro l’euro e sale a 1,095. In mattinata era sceso a un minimo di 1,120. Anche l’oro, che inizialmente era schizzato verso l’alto perché ricercato come bene rifugio, ha ridimensionato il suo appeal. A fine giornata guadagna lo 0,50% e si muove in area 1.280 dollari l’oncia dopo i picchi sopra 1.320 della mattinata. Il petrolio è in ripresa con il Brent che tratta a 46 dollari. 
Una notazione, su queste basi con molta probabilità la Fed non avrà tutta questa fretta di aumentare i tassi a dicembre, e questa è l’unica buona notizia per la Ue.

Borse: prima il calo per effetto Trump. Poi torna il sereno
 
Stabile lo spread tra Btp e Bund che, dopo un iniziale sbandamento, ha riguadagnato fiducia per arrivare a chiudere in zona 155 punti base. Il tasso sul decennale si riporta sotto all’1,70%. 
Tuttavia, non farsi illusioni è opportuno, le incognite ci sono tutte e rimangono a guardia di nuove tensioni che potrebbero riemergere presto. 
In concreto, e qui entriamo in un’analisi più tecnica uscendo dalla cronaca, considerando la bolla speculativa che è ancora ‘in servizio permanente effettivo’, il mercato azionario potrebbe essere interessato da una crescente volatilità connessa a un non completo supporto del partito repubblicano a Trump, in pratica è un nodo da sciogliere, e questo avverrà nel momento in cui il Congresso e il Senato (a maggioranza repubblicana) darà segnali di accordo o disaccordo col nuovo presidente sulle agevolazioni fiscali a imprese e grandi patrimoni, elementi che potrebbero dare una mano ai mercati. 
In poche semplici parole, le Borse hanno rilevato che i rischi maggiori (l’incertezza fino a che non si compia completamente il passaggio delle consegne e si cominci a lavorare) sono per i mercati obbligazionari e non per quelli azionari.
In pratica, iI mercato obbligazionario Usa potrebbe risentire negativamente di un programma volto ad attuare una serie di misure che al momento non sembrano di godere di coperture finanziarie adeguate, creando quindi deficit. 
Stamattina, invece, partenza in rialzo per le Borse europee, in scia ai guadagni di Wall Street ieri e dei listini asiatici questa mattina. La Borsa di Tokyo ha chiuso oggi con un balzo del 6,7% dopo il tonfo di ieri di oltre 5 punti percentuali. Lo stupore iniziale di una vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali Usa cede il posto alla speranza di un impatto positivo sull'economia americana. Oggi ci sarà il primo incontro Obama-Trump alla Casa Bianca, a cui seguirà una conferenza stampa. In questo contesto, a Francoforte il Dax sale dello 0,60%, a Parigi il Cac40 guadagna lo 0,67% e a Londra l'indice Ftse100 segna un +0,68%. 
Guardando all'agenda, pochi gli spunti macro mentre sono previste numerose trimestrali societarie, tra cui Unicredit, che dovrà decidere anche il futuro di Pioneer.

autore / Luca Lippi
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