Gara rifiuti truccata da 3,5 miliardi: direttore Ato arrestato in Toscana

10 novembre 2016 ore 15:04, Americo Mascarucci
Per lui l’accusa è di aver truccato una gara d’appalto.
Così il direttore dell'Ato Toscana Sud, ossia il soggetto che si occupa della gestione integrata dei rifiuti per le province di Siena, Grosseto e Arezzo è finito agli arresti domiciliari. 
Altri tre professionisti toscani sono stati invece raggiunti dalla misura cautelare dell'interdizione dai pubblici uffici. 
Le indagini, coordinate dalla procura della Repubblica di Firenze, iniziano nel 2014, per verificare la correttezza delle procedure per l'aggiudicazione di una gara d'appalto relativa all'assegnazione del servizio per la gestione integrata dei rifiuti urbani nelle province di Arezzo, Siena e Grosseto a favore di un raggruppamento temporaneo di impresa (Rti), per l'importo di oltre 170 milioni di euro all'anno, con durata ventennale (per un costo totale di quasi 3,5 miliardi di euro).
Gara rifiuti truccata da 3,5 miliardi: direttore Ato arrestato in Toscana
Secondo gli inquirenti soltanto un’azienda poteva vincere quella gara perché, con la chiara finalità di scoraggiare eventuali ulteriori concorrenti alla partecipazione, gli indagati avrebbero inserito nel bando alcune clausole che risultavano particolarmente vessatorie per ogni altra impresa che avesse voluto concorrere. 
L'operazione è stata denominata "Clean city". 

"Nell'agenda del direttore generale - ha dichiarato il sostituto procuratore Rodrigo Merlo - la Guardia di Finanza ha individuato appuntamenti per cene, incontri, meeting prima, durante e dopo la gara". 
La gara per affidare a un gestore unico la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti nelle province di Siena, Grosseto e Arezzo fu bandita dall'Ato rifiuti Toscana sud nel 2010 e vinta nel 2013 da un raggruppamento di imprese. 
"Ha agito nonostante le incompatibilità funzionali -, ha spiegato il procuratore - e dunque controllati e controllori agivano insieme per raggiungere il risultato comune di far ottenere l'appalto a un preciso raggruppamento di imprese". 
Come ha poi rivelato il procuratore aggiunto, Rodrigo Merlo, l’inchiesta è partita due anni fa da una lettera anonima indirizzata alla procura di Firenze, alla Gdf e alla Corte dei conti. 
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