Renzi in "riunione d'emergenza", rischio flop Clinton su referendum

10 novembre 2016 ore 12:54, Americo Mascarucci
"Abbiamo di fronte un mondo che vede dei cambiamenti inattesi. Chi avrebbe mai detto, un anno fa, che la campagna di Donald Trump, non solo per le elezioni ma anche per le primarie, avrebbe potuto ottenere consenso prima all'interno del partito repubblicano e poi nell'America profonda? E invece è accaduto, e noi oggi diciamo che abbiamo rispetto per il voto del popolo americano e che collaboreremo con la nuova presidenza degli Stati Uniti d'America".
Le parole del Premier Matteo Renzi sono improntate alla moderazione, anche se sembrano nascondere un forte imbarazzo.
L’imbarazzo di chi, forse convinto dai sondaggi che davano vincente Hillary Clinton oltre ogni ragionevole dubbio, si era spinto troppo in là fino a dichiarare: "Speriamo che sia femmina, se fosse Trump il nuovo presidente sarebbe un disastro".
Il disastro invece è arrivato e non soltanto per la Clinton ma anche per lui che poche settimane fa era stato ospite del presidente uscente Barack Obama che lo aveva ricevuto con tutti gli onori alla Casa Bianca e aveva pure sostenuto le rivendicazioni del Premier italiano nei confronti dell’Europa. 

Renzi in 'riunione d'emergenza', rischio flop Clinton su referendum
Renzi era convinto di poter continuare con la Clinton ad avere quel rapporto "speciale" che lo ha legato in questi anni ad Obama e poter quindi continuare a godere di un alleato utile a sostenere le proprie ragioni in Europa, soprattutto sul fronte dell’immigrazione e della flessibilità (proprio questi sono stati gli argomenti che Obama ha sostenuto nei confronti dell'Europa a difesa di Renzi nell'incontro).
Ora Renzi dovrà rivedere la sua strategia e secondo indiscrezioni avrebbe convocato una riunione d'emergenza a Palazzo Chigi. 
Al voto referendario mancano poche settimane e c'è da ripensare l'impostazione della campagna per il Sì.
Da qui le prime dichiarazioni amichevoli verso Trump che tuttavia non possono cancellare l’appoggio quasi incondizionato fornito alla Clinton. Ma c’è poi anche il problema referendum.
La vittoria di Trump ha senz'altro fornito linfa vitale alle opposizioni, sia al Movimento 5Stelle e alla Lega di Salvini che stanno cavalcando il malumore degli italiani, con gli stessi temi che hanno permesso la vittoria del Repubblicano in Usa, soprattutto sul fronte della lotta alle lobby e alla globalizzazione.
"Il voto al Sì è un voto anti-casta" si è affrettato a ribadire il Premier.
In una sola parola il populismo.
Ma può Renzi di colpo diventare populista per poter cavalcare l'onda emotiva della vittoria di Trump e arginare la sempre più possibile vittoria del No al referendum?
Insomma strategia di salvezza cercasi a Palazzo Chigi.....ma pure in casa Renzi. 
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