Usa, Trumpfobia in piazza. Torriero: "Donald come Silvio nel '94: i “dem” non sanno perdere"

10 novembre 2016 ore 12:50, Fabio Torriero

Le manifestazioni isteriche che si stanno registrando un po’ ovunque negli Usa; manifestazioni, in nome della democrazia, contro il voto democratico, che ha visto il trionfo di Donald Trump, la dice lunga sul “nazi-buonismo” del pensiero unico laicista e sul dna dei perfetti, dei buoni e dei giusti. E’ veramente grottesco assistere a tutte le trasmissioni tv, italiane ed estere, dove si alternano intellettuali, politici, giornalisti di razza, sondaggisti, che non hanno capito nulla; continuano a non capire nulla e si affannano a ricondurre Trump (operazione di normalizzazione postuma) nell’alveo dei loro pensieri, ormai superati: o sperando in una conversione più istituzionale e accettabile del neo-presidente, o riducendo il sorprendente risultato dell’altra notte, a semplice “vittoria della paura e della protesta”. Lo schema (molto protestante) è il solito. Il mondo diviso in buoni e cattivi,

Usa, Trumpfobia in piazza. Torriero: 'Donald come Silvio nel '94: i “dem” non sanno perdere'
in scontro tra il male e il bene e tra chi li rappresenta. Ovviamente, i fan, gli ascari e gli artefici del pensiero unico laicista sono i buoni (la sinistra in genere, da Renzi a Hollande, da Obama alla Clinton, fino al Corriere della Sera e Repubblica etc), sono l’incarnazione religiosa del bene, della morale, dell’etica, l’espressione antropologica del giusto, della democrazia, dell’ecologia, dei diritti, della libertà. Insomma sono loro (superiori razzialmente e moralmente per definizione), i predestinati al Paradiso; gli altri sono i predestinati all’Inferno. Sono i dannati. E allora, in democrazia, può vincere democraticamente il male, Hitler, il sessista, il razzista, il sessista, il fascistaE qui torna la “sindrome di Voltaire” (o l’egemonia gramsciana) della sinistra intellettuale e politica: essere, autoproclamarsi, élite per educare il popolo al suo bene (sinistra, come eterna fonte di legittimazione). La tecnica di comunicazione (ideologica) è molto semplice: se il popolo sbaglia e vota per il male, “regredisce a rango di plebe”, o è “stata indottrinata” eterodiretta (dalla Chiesa, dalle televisioni “berlusconiane” e via dicendo). Di solito, il ladro pensa sempre che tutti rubino; in ogni critica c’è un’autobiografia. Robespierre ha fatto esattamente così: uccideva, massacrava per la Santa Trinità democratica: egalité-liberté-fraternité. Nel nome della democrazia è nato il primo genocidio della storia: la Vandea.

Su questa linea, infatti, è la gran parte delle analisi relative al voto americano: il bene, la verità, restano quelle del laicismo, dei laicisti; la paura è solo “un deragliare, un deviare, dalla verità”; e la rabbia è solo perché i depositari della verità (i politici, i governanti progressisti), non hanno fatto per intero il loro dovere (non hanno colto il disagio della classe media, dei poveri, la rivolta anti-casta), e hanno detto qualche bugia di troppo, che il moralismo calvinista, tipicamente statunitense non tollera (c’è da dire: soltanto in superficie).

Quindi, la religione laicista non si tocca: Trump è solo una parentesi, un incidente di percorso provvisorio, un interruzione della ragione.

Ecco così spiegate le frasi dei contestatori anti-Trump, urlate dagli intellettuali, dai politici e sui giornali “democratici”: shok Trump, paura Trump, Apocalisse; oppure il mentale ideologico che si rifiuta di accettare la realtà: “Non posso crederci”; “E’ un incubo” etc.

Molto presto qualcuno dirà che l’America è impazzita e che va lasciata alla sua follia.

Ma è noto: i perfetti, i puri, i farisei, assorbono sempre a fatica le smentite.

Sembra di essere tornati ai tempi di Berlusconi del 1994, quando a seguito della prima vittoria del centro-destra, seguì un autentico psico-dramma collettivo. Sempre naturalmente nel nome della democrazia.

L’antiberlusconismo fu la declinazione moderna dell’antifascismo. Adesso aspettiamoci le due onde lunghe, preludio di un nuovo bipolarismo: il trumpismo dell’ultima ora (Beppe Grillo), e l’anti-trampismo, alibi a cui si aggrapperà una sinistra che ha smarrito il senso della realtà e (abisso per lei) il senso della verità.

Si rassegnino i “democratici” di tutte le salse: la paura (per l’immigrato, la violenza, la criminalità), e la protesta non hanno consentito la vittoria di Trump. Prova ne è che la “paura verso Trump” non ha permesso ad Hillary Clinton di vincere.

Sarebbe ora che si affrontasse il tema delle nuove categorie politiche che stanno diventando determinanti. Non più destra-sinistra, liberali-socialisti, liberisti-statalisti, ma “alto-basso”, popoli vs caste e valori antropologici, visioni di società, di umanità.

E l’immigrazione, la sicurezza, l’identità, l’anti-Lgbt (come da programma di Trump) non sono paure, ma valori.


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