Trump presidente: non solo le elites hanno perso, anche la Chiesa rifletta

10 novembre 2016 ore 16:25, Americo Mascarucci
 La vittoria di Donald Trump è stata letta in tutto il mondo come la sconfitta dei cosiddetti "salotti buoni", ossia del mondo radical chic riunito in una sorta di "santa alleanza" fra grande finanza, lobby bancarie e globaliste, sistema dei mass media, divi del cinema, star della musica, esponenti della cultura, dell’intellighenzia progressista ecc.
La vittoria del popolo contro le grandi lobby e i poteri forti.
Ma c’è anche un’altra grande sconfitta di cui nessuno parla ed è la Chiesa di Papa Bergoglio. 
Che Francesco tifasse democratico è stato detto da molti, soprattutto dopo la visita apostolica in Usa del settembre 2015. 
Perché molti osservatori nel discorso del Papa avevano letto un sostegno pieno alla politica di Obama e un attacco ai Repubblicani.
Bergoglio infatti davanti all'ormai ex presidente Usa, aveva rinunciato a parlare di temi etici, lotta all'aborto e all'eutanasia, difesa della famiglia fondata sul matrimonio e altri temi cosiddetti sensibili, per evidenziare i punti che al contrario legavano l’agenda Obama alla Chiesa: difesa del clima e dell’ambiente, accoglienza e integrazione, attenzione verso i migranti, lotta alle povertà. 
E i cattolici statunitensi avevano masticato amaro vedendo in Obama il simbolo del relativismo etico e del laicismo.
Evidente che per un Papa che al primo posto del suo magistero ha posto l’accoglienza per tutti senza distinzione "scomunicando" quanti osano alzare muri per fermare l’immigrazione, Donald Trump rappresentasse un pericolo da evitare e Hillary Clinton invece la garanzia della continuità con Obama, il presidente amico del clima e della solidarietà.
Trump presidente: non solo le elites hanno perso, anche la Chiesa rifletta
Peccato però che i cattolici americani da sempre guardino con maggiore simpatia ai Repubblicani e abbiano trovato molta più comunanza di vedute con Trump che con la Clinton. 
Oltre la metà dei cattolici Usa, circa il 53% ha votato Trump come riporta il New York Times a dimostrazione di quanto la Chiesa di Bergoglio sia stata lontana dalla sensibilità dei suoi fedeli.
I quali, come del resto anche la maggioranza dei cattolici europei, non ritengono che l’accoglienza dei migranti debba venire prima della difesa della vita umana. 
Cattolici che non ritengono affatto il dovere dell’accoglienza prioritario rispetto alla sicurezza nazionale. Il pericolo che l’immigrazione di massa crei problemi di ordine pubblico e incrementi la criminalità è avvertita anche da tantissimi fedeli che la domenica vanno a messa e che non si sentono affatto "meno cristiani" di altri soltanto perché preferiscono votare Trump piuttosto che la signora Clinton grande sponsor delle unioni civili e delle nozze gay. 
Insomma, forse anche la Chiesa di Francesco dovrebbe iniziare a capire che il gregge non è più in perfetta sintonia con i pastori, e che forse il rischio concreto è che le "scomuniche" arrivino dal basso, ossia dai fedeli alle gerarchie: e il voto compatto a Trump sa tanto di "scomunica" verso quello che a molti è apparso un appiattimento della Chiesa all'agenda Obama. 
Andrebbe ricordato più spesso che non solo i profughi rischiano di non mangiare nel quotidiano, esistono ormai anche molti cittadini poveri. 

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