"TRUMPECONOMICS": la ricetta economica tra incognite e speranze

10 novembre 2016 ore 17:34, intelligo
di Luciano Atticciati

Nonostante il lungo bombardamento di critiche sul miliardario oggi neopresidente, alla fine Donald Trump ha vinto. Non solo da noi ma anche negli altri paesi gli outsiders, cioè i leader nuovi e non professionisti della politica hanno la meglio sugli uomini (o le donne) dell'establishment che appaiono molto consunti.
Cosa ci aspetta nell'immediato futuro con il nuovo leader americano sul piano economico? Molti avevano pronosticato il disastro, un ritorno all'epoca delle chiusure commerciali e delle guerre economiche, ma probabilmente la realtà è diversa.

Alle due di notte (il mercato internazionale delle valute non chiude mai) quando si profilò la vittoria del magnate, il dollaro arrivò a
'TRUMPECONOMICS': la ricetta economica tra incognite e speranze
perdere il 4% sull'euro, le borse asiatiche perdevano nettamente compreso il Giappone che non aveva motivo di temere dalla vittoria del discusso repubblicano. La paura è durata veramente molto poco, anche le borse europee aprivano molto negative ma dopo un paio di ore invertivano la loro tendenza, a fine giornata erano positive mentre il dollaro si rafforzava sulla nostra moneta. Non c'è che dire, anche gli economisti e gli uomini d'affari hanno i loro isterismi.
Molti in questi mesi scrivevano che i mercati azionari (compreso quello americano) sarebbero andati malissimo con la vittoria di Trump, un personaggio molto umorale e poco chiaro. Che sia brusco nei modi e nello stile di comunicazione è vero, ma è difficile immaginare un uomo della finanza, nato in una famiglia di businnessmen, sia anche un pericoloso estremista. 

Trump sostiene una riduzione delle tasse anche per i ricchi, argomento molto tipico della destra liberale e una chiusura verso alcune nazioni emergenti. Le restrizioni commerciali ovviamente non fanno parte della dottrina liberale, però ci sono dei limiti, le nazioni con bassissimo costo della manodopera e bassissimi standard nella sicurezza degli impianti hanno invaso i mercati dei paesi occidentali con i prodotti a basso costo, una parte rilevante delle nostre aziende hanno chiuso le attività da noi e hanno creato nuovi impianti nei suddetti paesi con grande crescita della disoccupazione. Trump ha dichiarato di voler disincentivare la delocalizzazione delle aziende e di voler rivedere tutti i principali trattati del commercio internazionale, difficilmente gli si può dare torto, la concorrenza cinese e asiatica in generale è sleale.
Certo il grande commercio dei prodotti a basso costo non sparirà ma sarà dirottato verso i paesi europei, il che non è certamente un bene per noi se non provvediamo a porre dei filtri sui beni che entrano dall'estero. Il libero commercio, la politica economica come le altre attività umane non deve sacralizzare i suoi principi, occorre che questi siano sempre applicati sulla base della situazione reale che si vive.

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