Sinodo, anche Domenico Mogavero ha detto la sua

10 ottobre 2014 ore 10:00, Americo Mascarucci
Il suo libro più famoso si intitola “La Chiesa che non tace” e lui naturalmente non poteva tacere ora che vede finalmente spirare il vento nella direzione sempre auspicata. Lui è il vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero, da sempre considerato la voce critica dei vescovi italiani; una voce che non ha mai avuto timore di esprimersi come meglio ha creduto, andando contro tutto ciò che a suo giudizio puzzava di conservatorismo. Mogavero è un custode intransigente del Concilio Vaticano II e questo suo “non tacere” è proprio da collegare alla completa indisponibilità di accettare tutto ciò che, a suo giudizio, rischiava di far tornare la Chiesa indietro nel tempo.  
Sinodo, anche Domenico Mogavero ha detto la sua
  Un esempio su tutti; quando Benedetto XVI ha emanato il Motu proprio Summorum Pontificum con cui ha liberalizzato l’antico rito tridentino, il vescovo siciliano non ha potuto tacere, manifestando tutto il suo dissenso per una decisione che rischiava di legittimare le ragioni di monsignor Marcel Lefebvre. “Il Papa prima di prendere certe decisioni dovrebbe discuterne dentro la Chiesa ascoltando l’opinione di tutti”. Poi è arrivato Bergoglio il quale oggi ha indetto un Sinodo straordinario sulla famiglia dove stanno trovando cittadinanza temi spinosi come il riconoscimento delle coppie di fatto. E vi pare che il vescovo Mogavero poteva tacere, proprio lui che in tempi non sospetti dichiarò che la Chiesa doveva confrontarsi con queste realtà e riconoscerne gli aspetti positivi? Un progressista come lui, che per anni non ha potuto tacere di fronte alla Cei di Ruini che preferiva Berlusconi a Prodi, che non ha potuto non intervenire contro la messa in latino e i tentativi di ricondurre i lefebvriani nella Chiesa, che non è potuto rimanere in silenzio quando c’era la Lega al governo e il ministro Roberto Maroni voleva respingere gli immigrati che sbarcavano a Lampedusa, come poteva tacere oggi che finalmente vede la Chiesa vicina alle sue idee riformatrici ed innovative, lui che quando certi argomenti erano considerati un tabù invocava accoglienza per i gay, per i divorziati risposati e le coppie di fatto? Ed allora ecco che, intervistato sul Sinodo, monsignor Mogavero ha dichiarato; “Non sono in discussione  i principi, certo, su quelli non c'è discussione, ma bisogna dare risposte alle domande poste dal nostro tempo che nascono da situazioni di fatto reali. Il matrimonio del resto non è più quello del passato pure di questo bisogna tenere conto”. Il matrimonio non è più quello del passato? E che significa? Che sposarsi in chiesa e giurarsi eterna fedeltà con l’abito nuziale e lo scambio degli anelli davanti ad un altare, è una moda ormai superata? Che tanto vale adeguarsi ai nuovi e moderni modelli familiari che si costituiscono senza alcun legame giuridico, visto che tanto prima o poi ci si stufa di stare insieme e si cambia partner? Il matrimonio non sarà forse più quello di una volta, ma come ha giustamente osservato il vescovo di Foligno Gualtiero Sigismondi non sarà forse il caso di sviluppare una nuova pastorale fra i giovani facendo riscoprire loro l’importanza, la bellezza e soprattutto la gioia di sposarsi? Il vescovo Mogavero poi aggiunge:  “Si parla molto di divorziati risposati, i credenti non vogliono distruggere la verità, ma vogliono capire perché alcune questioni sono irrisolvibili. In questo momento una coppia che si divide non può essere più redenta, è chiusa in un modello irriformabile, senza possibilità di redenzione. Questo non è compreso. Il piano della verità deve toccare il piano dell'esistenza. Per trovare soluzioni bisogna guardare alla storia della Chiesa dei primi secoli, quando non tutto era ancora codificato, che può riservare delle sorprese”. Ma sì, ha ragione il vescovo di Mazara del Vallo, buttiamo al macero tutto ciò che la Chiesa ha codificato nel corso dei secoli, norme canoniche, leggi morali, torniamo alla Chiesa delle origini quando certe regole ancora non c’erano e magari i preti si potevano pure sposare e perché no, anche due, tre volte, continuando a fare la comunione. Al diavolo tutti i concili che si sono svolti nei vari secoli che hanno portato a codificare determinate regole, torniamo all’antico e se le regole non c’erano prima perché dovrebbero continuare ad esserci oggi? Ironia a parte, che dire? Mogavero va comunque ringraziato perché, nonostante tutto, ha tenuto a precisare che i principi non si toccano, quelli restano indiscutibili, visto che nella Chiesa sono ancora in uso i quattro vangeli ufficiali, i tre sinottici di Matteo, Marco e Luca più quello di Giovanni, ed è in essi che sono contenuti i principi dettati direttamente da Gesù. Peccato però che poi la disciplina che Mogavero e compagni vorrebbero cambiare derivi da quei principi e, come in tanti fanno osservare, non possa essere cambiata se non contraddicendo i principi stessi, come appunto avverrebbe nel caso in cui venissero riammessi i divorziati risposati all’Eucaristia in assenza di un adeguato percorso di redenzione e reinserimento nella Chiesa. Per il vescovo di Mazara sono tanti, troppi, quelli che hanno remato e stanno remando contro il Sinodo con l’obiettivo di lasciare tutto com’è ed impedire soluzioni ai problemi della società odierna. Non sarà che il massimo esponente della “Chiesa che non tace” è arrivato oggi al punto di non tollerare più chi osa “non tacere”? Non tacere sull’arrendevolezza al relativismo etico e su un adattamento della dottrina alle regole e alle mode del secolarismo? Perché in fondo “non tacere” non sempre forse è una virtù e chissà che il monsignore non se ne stia accorgendo oggi che finalmente ha trovato la sua Chiesa ideale dove il dissenso comincia a dare troppo fastidio.
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