Bullismo a Napoli, Crepet: "Italiani 'liquidi' in una giungla dei diritti. Un orrore i genitori sindacalisti!"

10 ottobre 2014 ore 11:37, Andrea De Angelis
Quanto accaduto ieri a Napoli merita una seria riflessione che vada oltre il singolo episodio e ponga l'attenzione su alcune parole: educazione, genitori, violenza, diritti, doveri. Per questo IntelligoNews ha sentito il professor Paolo Crepet, psicologo, psichiatra e scrittore.  
Bullismo a Napoli, Crepet: 'Italiani 'liquidi' in una giungla dei diritti. Un orrore i genitori sindacalisti!'
Ieri l'atto di bullismo a Napoli, con i genitori dell'uomo accusato di omicidio subito pronti a difenderlo. Come commenta? «Questo non è un bambino, ma un genitore avendo lui stesso un figlio. Tutto il resto è abbastanza logico, nel senso di prevedibile: ci saranno gli avvocati pronti a difenderlo. Siamo davanti a un caso di tentato omicidio, lo capisce anche un bambino di sei anni». Episodi che ricordano quanto accade sui banchi di scuola con i genitori sempre più spesso dalla parte dei figli e contro i docenti... «Non capisco perché i genitori pensino solo a fare i sindacalisti dei figli! Questa cosa mi fa veramente orrore». Cosa è cambiato rispetto al passato? «L'Italia è diventato un Paese di persone molli, liquide. Senza spina dorsale». Non è sorpreso? «Sarei stato sorpreso nel sentire una madre dire che il figlio merita dieci anni di galera. Questo è un ragazzino che ha quattordici anni e che per il resto della sua vita vivrà senza colon. Ce ne rendiamo conto? Capiscono queste persone di cosa stiamo parlando? Ormai siamo nella giungla: tutti recriminano diritti e nessuno ha un dovere». Questa giungla è dovuta all'assenza di agenzie educative o più alla mancanza della certezza della pena? «La giustizia è fatta di persone, i giudici e gli avvocati sono genitori e se questi sono i genitori dove vuole che andiamo? Non credo che un giudice da padre penserà e reagirà in maniera diversa, ma si troverà subito l'avvocaticchio e l'azzeccagarbugli della questione che sarà già lì, ne sono certo!». La figura del padre in questa storia è centrale... «Sì, perché è egli stesso un padre! Si rende conto, non stiamo parlando di un ragazzino! Ha più un senso dire la parola padre? Colui che educa! Questo individuo educa? Che cosa?». Il problema è italiano o più generale? «Se questo fosse successo in Inghilterra o negli Stati Uniti si sarebbero fatte meno storie e questo signore, chiamiamolo così, sarebbe in una situazione ben diversa...».
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