Ultime da Ankara: 86 morti nell'attentato ai filo-curdi. Quel sospetto su Erdogan...

10 ottobre 2015, Adriano Scianca
Ultime da Ankara: 86 morti nell'attentato ai filo-curdi. Quel sospetto su Erdogan...
Ben 86 morti: è questo il tragico bilancio dell'attentato di Ankara, dopo che le prime notizie parlavo di “sole” 30 vittime. La bomba è esplosa stamattina di fronte alla stazione ferroviaria centrale della capitale turca, mentre era in corso una manifestazione in favore dei separatisti curdi del Pkk

Dopo l'esplosione, che ha falciato per lo più manifestanti, alcuni attivisti hanno attaccato un'auto delle forze dell'ordine. La polizia ha risposto sparando in aria ed è intervenuta con i gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti. 

Ancora da indagare l'esatta dinamica dell'attacco, le autorità turche stanno cercando di capire se si sia trattato di un kamikaze o meno. 

"Condanno questo attentato contro la nostra unità e la pace nel nostro paese", ha detto il presidente Recep Tayyip Erdogan. Il premier, Ahmet Davutoglu, ha convocato una riunione d'urgenza con i vertici della sicurezza. 

Nel Paese, tuttavia, cresce la tensione. La partita con i curdi non si è mai chiusa, in Turchia, e anzi ora rischia di riaprirsi in una forma dagli esiti imprevedibili. Tanto più che la questione curda si sovrappone con la questione siriana e con la sfida all'Isis, tutti tavoli su cui la Turchia sta giocando in maniera non sempre chiara. 

"Stiamo assistendo a un enorme massacro. È una continuazione di quelli di Diyarbakir e Suruc", ha detto il leder del filo-curdo Partito democratico del Popolo (Hdp), Selattin Demirtas, riferendosi all'attentato a un suo comizio a Diyarbakir alla vigilia del voto di giugno, in cui morirono 2 persone, e a quello del 20 luglio a Suruc, con 33 attivisti diretti a Kobane uccisi da un kamikaze dello Stato islamico. 

Dopo quell'attentato, Erdogan fece partire un giro di vite contro l'Isis, ma ne approfittò per regolare i conti anche con il Pkk (che intanto ha dichiarato il cessate il fuoco). Sempre Demirtas, ha accusato l'Akp, il partito del presidente turco Erdogan, di avere “le mani sporche di sangue” e di “sostenere il terrorismo”. 

Che le autorità turche siano coinvolte in prima persona nell'attentato è ovviamente cosa che nessuno può provare, anche se i legami fra Ankara e il terrorismo sono da sempre opachi. Di sicuro Erdogan condivide con il Califfo al Baghdadi due nemici comuni: Assad e i curdi. E la sua strategia nell'area sembra sempre più complessa, ma anche sempre più rischiosa.
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