Il messaggio del palestinese che ha sparato sulla folla a Gerusalemme

10 ottobre 2016 ore 9:25, Adriano Scianca
Ancora sangue in Israele. Ieri mattina, poco dopo le 10 e mezza, un uomo di 39 anni ha aperto il fuoco contro la fermata della metropolitana leggera ad Ammunition Hill, a Gerusalemme, poco distante dal quartier generale della polizia. Una donna di 60 anni è stata ferita gravemente ed è poi morta in ospedale, un uomo in maniera meno seria, altri due passanti leggermente. Il terrorista, identificato dai media palestinesi come Misbah Abu Sbeih, ha poi proseguito con la sua auto verso il quartiere di Sheikh Jarrah, inseguito da due agenti in motocicletta. La moto ha affiancato l’auto per costringerla a fermarsi. 

Il messaggio del palestinese che ha sparato sulla folla a Gerusalemme
C’è stato uno scambio di colpi a distanza ravvicinata. Un agente, il sergente maggiore Yosef Kirma, 29 anni, è stato raggiunto alla testa. La sua compagna è stata invece colpita alla gamba ma è riuscita a rispondere al fuoco e a uccidere l’assalitore. Per il sergente Kirma, portato all’ospedale Hadassah di Mount Scopus, non c’è stato niente da fare. Così come per la signora ferita alla fermata della metropolitana. Hamas, dal canto suo, pur non specificando se l'uomo era un suo militante, ha esaltato “l’eroica operazione di Gerusalemme”. Il portavoce Fawzi Barhoum ha descritto l’attacco come “la naturale risposta ai crimini dell’occupazione e le violazioni a spese del nostro popolo e dei Luoghi santi. L’Intifada continua - ha precisato - e ogni tentativo di liquidarla è destinato a fallire”. 

Un messaggio di addio registrato dell'attentatore è stato poi trasmesso a Gaza dalla emittente di Hamas, la tv al-Aqsa. L’uomo conferma di essere un attivista del Morabitun, un gruppo islamico legato alla massima fedeltà nei confronti di Gerusalemme e della Moschea al-Aqsa, ed esorta tutti i fedeli musulmani a seguire il suo esempio. Da ottobre 2015 nelle violenze di quella che è stata chiamata la “terza Intifada” sono morti 232 palestinesi, 34 israeliani, due americani un giordano, un eritreo e un sudanese. Il bilancio potrebbe aumentare nei prossimi giorni, quando comincerà in Israele, a partire da martedì prossimo, Yom Kippur, il Giorno del pentimento, che segue di poco il Capodanno ebraico (Rosh Hashanah), celebrato la settimana appena trascorsa.
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