Che fine ha fatto Valentina Cortese?

10 ottobre 2016 ore 13:11, intelligo
di Anna Paratore.

Musa di Strehler e Fellini, dispiace che ora, quando ormai è una vecchia e fragile signora, si debba parlare di lei per un crimine che ha subito. Un furto da oltre due milioni di euro portato a termine dalle persone che le erano più vicine, due sue badanti. Una, una salvadoregna, era da lei ormai da 30 anni. L’altra, peruviana 44enne, da 15 anni trascorreva le sue notti nella bella casa dell’attrice, per farle compagnia in caso di bisogno. Entrambe erano considerate da Valentina Cortese degne di stima, affetto e, soprattutto, fiducia. Da parte loro, invece, vedevano evidentemente la signora Cortese come una fonte di denaro, vuoi per i lauti stipendi, e vuoi per la possibilità di mettere a segno un furto mica male. Ed ora, sulla scorta di quanto è accaduto, è stato ripreso in considerazione anche un altro furto subito dalla Cortese nel 2013, quello di un brillante di circa 10carati che era sparito dalla casa dell’attrice, tanto che si era deciso di dotare il lussuoso alloggio di ben due casseforti da muro dove custodire le oltre trenta scatole di gioielli storici e artistici, molti dei quali firmati da famosissime case di preziosi, come Bulgari o Van Cleef & Harpeles. Un piccolo tesoro messo insieme dalla Cortese nei lunghi anni in cui fu una prima donna incontrastata del teatro e del cinema italiano…

Che fine ha fatto Valentina Cortese?
"Raggomitolata in un fiocco di neve sono nata a Milano, il primo gennaio, all'ora del tramonto".
Scrive così, Valentina Cortese nella sua autobiografia, Quanti sono i domani passati, pubblicata nel 2012 da Mondadori. Narra di una creatura venuta alla luce il 1 gennaio del 1923 nella campagna a due passi da Milano, una “figlia della colpa” allevata da una balia in campagna per contro dei nonni materni. Lontano dalla città almeno finché i due non riescono, nonostante tutto, ad inserirla nella Torino bene. Eppure, sempre nella sua autobiografia, Valentina ama ricordare proprio quella campagna che la vide bambina spensierata tra i covoni di grano e i carri trainati da buoi, al tramonto, verso la stalla, nascosta nel fieno profumato a fantasticare sui giovani contadini che da grande avrebbe voluto sposare.  E parla anche di quei foulard che nella sua lunga vita sono stati un vezzo tante volte ostentato, ma che non volevano essere un dettaglio snob né un modo per nascondere una calvizie che non c’è mai stata, quando il ricordo di quei “el riòtt” che le contadine della sua infanzia portavano per proteggersi dal sole.

Bella di una bellezza delicata, quasi eterea, che tanto va di moda negli anni dei telefoni bianchi, dopo il suo ingresso in società, Valentina viene notata dal cinema che è ancora giovanissima ma lei, lo scrive sempre nella sua autobiografia, si è accorta di avere la recitazione nel sangue già all’età di tre anni. Un destino quindi che alla fine trova la sua realizzazione. Inizia con il film L’orizzonte dipinto (1940), quando ha appena 17 anni, e prosegue con  La regina di Navarra (1942), La cena delle beffe (1942) di Blasetti, Orizzonte di sangue (1943) e Quartetto pazzo, per divenire presto una grande diva e partecipare a film come I miserabili (1948) in cui compare un giovane Marcello Mastroianni. Insieme lavoreranno anche in Lulù (1953).

Lei, senza mezzi termini, racconta nella sua autobiografia che è del tutto consapevole dell’etichetta che il pubblico le ha imposto, quella di diva evanescente, con la voce flautata, un’attrice vecchio stile, che però, ammette anche questo, è una condizione che le piace, perché protegge il suo io più profondo, e quindi le fa comodo. Così, resta quasi trafitta nella sua condizione di bellissima farfalla dietro una teca di vetro, perché lei per prima insegue ideali di bellezza e grazia ai quali vuole restare per sempre fedele, non riuscendo proprio a calarsi nella volgarità che la circonda. Credere però che lei viva questa sua dimensione di diva in tutte le ore della giornata sarebbe un grosso errore perché, dismessi i panni nell’attrice, Valentina ama essere solo la donna che è, una come tante, a cui la vita ha riservato grandi gioie e grandi dolori.

Ed è con la donna e non con l’attrice che Valentina vive le sue grandi storie d’amore, anche se almeno per una di essere la dimensione donna e la dimensione attrice si intrecciano e sovrappongono. Il suo primo amore è Victor De Sabata, grande direttore d’orchestra e compositore italiano, di trent’anni più grande di lei, ma che le fa comunque girare la testa e conoscere il mondo della musica classica.  Nel frattempo la Cortese è una delle poche attrici italiane ad approdare ad Hollywood perché richiesta. Nel 1948 è sotto contratto con la 20th Century Fox. Lavora con James Stewart e Spencer Tracy in Malesia (1949), e viene diretta da Jules Dassin ne I corsari della strada (1949). Lavora nel film La contessa scalza (1954) accanto ad Ava Gardner, Humphrey Bogart e Rossano Brazzi. Del suo periodo americano, l’attrice parla anche nella autobiografia, citando la Monroe a cui, dice, “avevi paura di dare un bacio perché sembrava di panna montata”, e racconta anche di quando si ritrovò al tavolo con la Garbo, e le ginocchia le tremavano. Nell’insieme, però, quella parentesi non le è mai mancata perché comunque mentre era lì sognava solo di tornarsene in Italia, a casa sua. Anche perché in Italia l’aspettano registi come Antonioni, in cui lavora ne Le Amiche (1955), grazie al quale vince il Nastro d'Argento come migliore attrice non protagonista. Intanto si è sposata con Richard Basehart, fascinoso attore americano, che le ha dato un figlio, Jackie, nato nel 1951, che diverrà a sua volta attore e che scomparirà a 63 anni dopo una lunga e dolorosa malattia, straziandole il cuore perché i figli non dovrebbero morire mai prima dei genitori.

Il matrimonio non è dei più riusciti, e su di esso nella biografia della Cortese, trovi una rivelazione che non ti aspetti. Narra di un flirt di Gulietta Masina proprio con Basehart. Erano i tempi in cui Fellini girava La Strada. Scrive Valentina: “Eppure Giulietta sembrava tanto mia amica... e non fu una cosa di una sera!” il matrimonio con Basehart si chiude nel 1958 con un divorzio. Valentina è comunque al centro dell’attenzione di tanti ammiratori, come ad esempio il regista di Topkapi e Rififi, Jules Dassin, che una sera le chiede: “Le dispiace se mi innamoro di lei?”. C’è poi il grande amore con Strehler, con cui va a vivere nel Conventino di piazza sant'Erasmo e che la fa conoscere e amare Pirandello, Brecht, Cecov, Shakespeare. Aspetterà una figlia da Strelher che ne è felice e sogna di chiamare la bimba Ombra, ma Valentina avrà un’interruzione spontanea della gravidanza, e il sogno si infrangerà.

La carriera della Cortese, invece, continuerà ad andare avanti alla grande. Nel 1961 gira il film Barabba diretto da Richard Fleischer, interpretato accanto a Anthony Quinn, Silvana Mangano, Vittorio Gassman ed Ernest Borgnine. È diretta da Federico Fellini in Giulietta degli spiriti (1964) e recita con l’amica Ingrid Bergman in La vendetta della signora (1964). In America partecipa al film Quando muore una stella (1968) con Kim Novak e Peter Finch. Per la televisione recita nei Buddenbrook diretta da Fenoglio. In teatro continua a collaborare con Strehler,  recita in Effetto notte di Truffaut – che vince l’Oscar come migliore film straniero – e le fa ottenere la nomination. L’Oscar come migliore attrice viene però vinto dalla Bergman che, nel momento di riceve il premio, tiene a precisare che secondo lei sarebbe dovuto andare proprio a Valentina.  Seguono altri film e altre interpretazioni teatrali, fino a quando l’attrice, ormai anziana si ritira a vita privata convinta di essere circondata da persone fidate.  
Come sia finita, l’abbiamo già visto. Ora, la speranza per il futuro è che la famiglia di Valentina Cortese stavolta sappia affiancarle persone davvero degne di fiducia.   Una diva, una signora, una donna come lei, se lo merita.                                                                                                                         
autore / intelligo
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