Elezioni Usa. Trump contro Cli(n)toride: moralismo Vs cowboy

10 ottobre 2016 ore 14:18, Fabio Torriero
Chi vince, chi perde. Trump vs Clinton. A noi non interessano i sondaggi e i pareri dei media americani ed europei, tutti allineati col Palazzo e col politicamente e culturalmente corretto. E tutti equamente distribuiti in modo bipolare.

A noi interessa una domanda: dove sta andando l’America? Il capo dello Stato (comunque eterodiretto dai poteri forti e dalle lobby che lo finanziano e condizionano), avrà il potere di guidare la potenza più forte della terra e di spingere il famoso pulsante atomico. E non è solo questione di Isis, di terrorismo islamista, di crisi economica e di immigrazione. Ma molto di più.
Nel primo round televisivo Hillary avrebbe vinto. Gli spin doctor di Donald lo hanno snaturato, obbligandolo a corteggiare quei ceti elettorali moderati, che la sua comunicazione, aggressiva, becera, e antipolitica non aveva raggiunto in precedenza. Morale, il candidato repubblicano è sembrato fuori posto e moscio, un pugile suonato, non lui.
Ieri sera è passato, invece, al contrattacco, anche se non ha prevalso. Ma un discorso di fondo va fatto. Nessuno parla e ha parlato, se non marginalmente, di programma e di ricette per gli Usa e il mondo. Tutti si soffermano in modo pignolo e puntuale, italiani compresi, sull’immagine, le frasi, i giudizi morali.

Elezioni Usa. Trump contro Cli(n)toride: moralismo Vs cowboy
Ecco, questo è il punto. Il duello Trump-Clinton è l’autobiografia odierna della nazione americana: da una parte, il moralismo ipocrita, molto calvinista (che pretende dai politici quello che dovrebbero essere i preti), esaltato dalla “professoressa Hillary”, moralismo buonista astratto, liberal e radical, che poi, non si applica alla realtà (non dimentichiamo gli atteggiamenti del marito, le ingiustizie salariali subite dalle donne sue assistenti, i rapporti molto opachi a livello di segreteria e le relazioni internazionali con le caste che la finanziano); che non si sofferma sulle soluzioni vere su materie, come ad esempio, la sicurezza, l’immigrazione etc; dall’altra, il cafone texano “fai da te”, bibbia, fucile e salsicce, sessuofilo, miliardario grazie all’evasione fiscale, antipolitico come linguaggio e anti-casta come atteggiamento di pancia.
Due lati della stressa medaglia. E ciò che più inquieta è che tra non molto gli americani dovranno scegliere tra il loro lato oscuro (Trump) e la recita (la Clinton). Tra il lettino dello psicanalista e la suggestione.
Lui dice che chi lo accusa (la sua visione delle donne) “è ipocrita e moralista”, e su questo viene difeso dalle lobby evangeliche (“siamo tutti peccatori”); lei lo considera pericoloso e inaffidabile (d’altra parte ha già sperimentato sulla sua pelle un uomo, un marito, sessista); e viene difesa dai “perfetti” e dai “buoni”, dai figli della cultura mondialista e laicista (i cittadini del mondo, i cosmopoliti, americani in quanto “giusti”, parto della democrazia migliore dell’universo, dell’impero del bene).

Chi vincerà? La realtà (Trump) o la fiction (Hillary)?
Una cosa è certa: l’anti-politica (anti-casta) è la vera, al momento, vincitrice. Il Partito democratico e il Partito repubblicano sono alla frutta. Le loro classi dirigenti finite. E’ l’ora di sostituirle.
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