Parisi "ambiguo" su FI: pressing dei "suoi" perché diventi coordinatore unico

10 ottobre 2016 ore 17:42, Americo Mascarucci
Il futuro politico di Stefano Parisi è sempre più avvolto nell'incertezza.
Continua il pressing da parte di diversi esponenti forzisti affinché Parisi accetti il ruolo di coordinatore unico di Forza Italia e poter così avviare, dentro il partito, quella necessaria e indispensabile opera di rinnovamento della classe dirigente auspicata anche da Silvio Berlusconi.
Un ruolo che in realtà avrebbe voluto affidargli lo stesso Berlusconi, poi frenato dall'opposizione della nomenclatura, infastidita dell'ascesa di quello che è stato definito il "papa straniero".
Il problema è che Parisi in questi mesi non si è ben capito se intenda giocarsi un ruolo da leader, dentro o fuori il partito azzurro.
Sul principio sembrava che toccasse a lui aspirare alla leadership del centrodestra in contrapposizione a Matteo Salvini nelle vesti di portabandiera di una Forza Italia modello "casa dei moderati". 
Poi però Parisi è sembrato muoversi autonomamente, dopo aver forse preso atto che dentro FI erano più i nemici che gli amici.
Però, quanti gli stanno attorno, pare stiano cercando di convincerlo a sciogliere le riserve e ad aderire senza se e senza ma a Forza Italia, fino ad accettarne la nomina a coordinatore unico.
Soltanto così, è l'opinione di molti suoi supporter, potrà davvero aspirare a quel ruolo di leadership del centrodestra. 

Parisi 'ambiguo' su FI: pressing dei 'suoi' perché diventi coordinatore unico
Giocare un ruolo autonomo potrebbe prestare il fianco a quanti, proprio dentro Forza Italia, continuano ad accusarlo di ambiguità, doppio-giochismo, di voler sfasciare il partito azzurro per costruire un qualcosa di generico, di indefinito: insomma un salto nel buio, compromettendo anziché agevolare, la ricostituzione del centrodestra. 
Fuori da Forza Italia è opinione di tutti, non c'è possibilità di poter imporsi alla leadership del centrodestra tenendo testa all'asse Salvini-Meloni che ha anche importanti appoggi fra gli azzurri (leggi Giovanni Toti).
Per il momento Parisi continua a dividersi, in vista del referendum, fra eventi organizzati direttamente da lui ed altri organizzati da Forza Italia in cui interviene come ospite.
Fatto questo che genera confusione nella base forzista, che a lungo andare potrebbe stancarsi di un aspirante leader che sembra quasi vergognarsi della propria appartenenza a FI, continuando invece ad evocare l'appartenenza ad una generica società civile che ha mostrato tutti i suoi limiti nella convention di Milano del mese scorso giudicata mediaticamente un flop.
Doveva servire per lanciare Parisi nel panorama politico del centrodestra invece, proprio la sua dichiarata distanza e autonomia dal partito azzurro nella speranza di convogliare forze nuove ed esterne, ha finito con il provocare un effetto boomerang.
Fino al referendum probabilmente non cambierà nulla, ma subito dopo, soprattutto se prevarrà il No, sono molti a ritenere che Parisi debba fare chiarezza varcando il confine.
Dichiararsi cioè organico a Forza Italia e vincere ogni resistenza circa la possibilità di assumere l'incarico di coordinatore unico.
La resa dei conti con la nomenclatura azzurra prima o poi dovrà esserci, è un appuntamento irrinunciabile.
I supporter di Parisi sono sempre più convinti che mantenere un piede fuori e uno dentro, non faccia che agevolare gli avversari interni. 
L'ambiguità a lungo andare si paga ed è proprio il lungo andare che tanti vorrebbero evitare.


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