Renzi brucerà l'ultimo serbatoio di credibilità. E succederà quando...

10 settembre 2014, intelligo
Renzi brucerà l'ultimo serbatoio di credibilità. E succederà quando...
di Gianfranco Librandi C’è qualcosa che aumenta nel mare magnum dei dati che rivisitano al ribasso le previsioni? La risposta è “sì”! Aumentano le tasse, esattamente venti miliardi in più negli ultimi tre anni, e non c’è un centesimo produttivo. Secondo le previsioni dello scorso anno, abbiamo azzannato il panettone con l’eco nelle orecchie che il 2014 sarebbe stato l’anno della ripresa per l’economia italiana. Passa il primo trimestre del 2014 e la ripresa si trasforma in “ripresina”, passa il secondo trimestre e compare la parola “stagnazione” (a tale proposito noi si parlava di “stagnazione” già a marzo). Siamo agli sgoccioli del terzo trimestre e siamo in “recessione”, di questo passo andremo a fare le pulizie a Montecitorio! Il crollo degli investimenti induce Confesercenti a prevedere un calo ulteriore del Pil, rispetto a quello già calcolato, di -0,2%. Come risponde il Presidente del consiglio a questa rovinosa debacle? Non si deve più parlare di Pil. Che fosse riottoso ad affrontare l’argomento ne aveva dato segno già prima dell’estate quando a mezza bocca aveva dovuto ammettere che le previsioni di aumento di 0,8% del Pil erano state azzardate, ora che scivola rovinosamente sul suo stesso terreno intima di abbandonare del tutto l’argomento perché non è questo che interessa agli italiani. Agli italiani magari non interessa sentire parlare di sigle o di argomenti che non sono per tutti, ma sarebbe corretto che qualcuno spiegasse, e lo facciamo noi, che la diminuzione del Pil determina la chiusura delle fabbriche, la fuga d’imprenditori che sono stanchi di farsi mungere improduttivamente dallo Stato. La diminuzione del Pil significa la chiusura di negozi e di attività lavorative, e quindi perdita di posti di lavoro. Se non fossimo con le spalle al muro, si direbbe che stiamo andando indietro invece che andare avanti. L’autunno sarà veramente nero per tutti, ma non più nero di quello del Governo che perde pezzi e fiducia. Non parliamo della fiducia che si “conta” nei sondaggi in favore di Renzi, quella è la fiducia sulla parola che tante brave persone, persone anche semplici e attaccate al filo di speranza che le tiene in vita, ripongono in un uomo che fino ad ora non ha mantenuto quanto promesso. A noi preoccupa la fiducia degli investitori che ormai non contemplano neanche in ultima istanza l’esistenza del mercato italiano, e senza liquidità nuova non può esserci lavoro per nessuno e neanche ripresa. Brucerà anche l’ultimo serbatoio di credibilità ormai solo personale e di immagine, quella politica è ormai persa irrimediabilmente.
autore / intelligo
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