Record Elisabetta II, simbolo di quell'unità politica che manca alla Repubblica

10 settembre 2015, Americo Mascarucci
Record Elisabetta II, simbolo di quell'unità politica che manca alla Repubblica
Elisabetta II d’Inghilterra ce l’ha fatta, ha superato la regina Vittoria in fatto di permanenza sul trono del Regno Unito, dove siede da ben 63 anni e 217 giorni. 

Un primato senza dubbio, in un Paese come l’Inghilterra che è rimasta nel corso dei secoli sempre fedele alla monarchia (a parte la breve parentesi della dittatura di Oliver Cromwell nel ‘600) e che, nonostante tutto, ha sempre amato la sovrana, sin da quando salì al trono nel 1952 in un’epoca in cui il mondo era diverso, l’Europa era diversa ed Elisabetta era chiamata a confrontarsi con leader inglesi, europei ed internazionali oggi scomparsi e consegnati alla storia. Succedette al padre re Giorgio VI che si era ritrovato a regnare sull’Inghilterra dopo che, il fratello maggiore, aveva rinunciato al trono pur di sposare una donna che non apparteneva alla nobiltà e per giunta era pure divorziata. Quando le fu chiesto il nome che avrebbe scelto al momento dell’incoronazione decise di mantenere quello originale e così diventò Elisabetta II. 

Sposata dal 1947 con il consorte principe Filippo ha avuto da lui quattro figli; Carlo l’erede al trono, Andrea, Anna ed Elisabetta. Sul rapporto con Filippo se ne sono dette e scritte tante, con reciproche attribuzioni di tradimenti e presunte love story ma è invece un dato di fatto come i due siano rimasti insieme in tutti questi anni, condividendo gioie e dolori sia in campo politico che familiare. 

C’è chi dice che spesso dietro certe decisioni di Elisabetta vi sia stata l’ombra di Filippo, uomo energico quanto aspro e tutt’altro che intenzionato a restare ai margini delle questioni del Regno. Per molti una sorta di “eminenza grigia”, per altri invece un consigliere prezioso. 

Considerata una conservatrice, legata a solidi principi religiosi e morali e soprattutto rigida custode dei poteri della corona pare abbia sempre esercitato un forte fascino sui primi ministri inglesi; l’unica con cui pare non abbia mai legato e anzi sia entrata più volte in rotta di collisione è stata la “lady di ferro” Margareth Thatcher forse perché era donna come lei e al posto del fascino esercitava un forte antagonismo femminile. 

Il piglio autoritario di Margaret non piaceva ad Elisabetta decisa a far rispettare i ruoli costituzionali, mentre l’allora primo ministro pare fosse allergica a qualsiasi invadenza della corona negli affari di governo. Al punto che, quando il decennio tatcheriano è finito, Elisabetta sarebbe stata la prima a tirare un sospiro di sollievo. Diverso invece il rapporto con Tony Blair; visto da subito con diffidenza dalla regina a causa soprattutto delle idee repubblicane della first lady che il marito per un certo periodo era sembrato pure assecondare, diventò invece il suo alleato numero uno in tantissime occasioni, non ultima la gestione del delicatissimo caso della morte di Lady Diana. 

I rapporti fra la regina e l’ex nuora non furono mai idilliaci e precipitarono quando Diana decise di mettere fine al suo matrimonio con Carlo, presentandosi in televisione e raccontando a tutti i contrastati rapporti con il marito, determinati soprattutto dalla relazione fra il principe di Galles e l’amante Camilla. 

Uno scandalo per la casa reale che vedeva messi in piazza i “panni sporchi”. Quando Diana morì Elisabetta mise in evidenza in quella circostanza tutta la sua più lucida freddezza; si mostrò quasi indifferente alla sorte di quella ex nuora che tanta amarezza aveva procurato in lei, trattandola alla stessa stregua dell’ultima cittadina del Regno Unito.

Una freddezza che per la prima volta forse incrinò anche il rapporto di fiducia fra Elisabetta e il suo popolo; perché gli inglesi si erano appassionati alle sorti di quella principessa triste che era entrata nel loro cuore, conquistando con il sorriso, la simpatia, la solidarietà verso tutti, la simpatia e l’affetto dei sudditi fino a commuoverli per la storia di tradimenti, umiliazioni, sofferenze cui era stata sottoposta per anni. Fu proprio Tony Blair con un lungo e faticoso pressing durato per giorni a convincere Elisabetta a vincere il suo orgoglio e a recuperare la stima e l’affetto dei cittadini inglesi che si aspettavano da lei un gesto, se non proprio di amore, quanto meno di rispetto nei confronti di Lady D. 

E così la sovrana lasciò la tenuta di caccia dove stava trascorrendo le vacanze e tornò a Londra, per rendere il dovuto omaggio alla principessa. 

Oggi all’età di 89 anni Elisabetta continua a rappresentare per il Regno Unito un simbolo di unità politica, sociale e religiosa frenando spinte irredentiste e rivendicazioni indipendentiste. Nel 2014 in Scozia si è tenuto un referendum per decretare l’indipendenza dal Regno Unito ma il 55,3% degli scozzesi ha detto no. Un risultato che, a detta di tutti gli analisti più credibili, è stato possibile anche grazie al potere di convincimento della sovrana e all’affetto che Elisabetta ha saputo conquistarsi in ogni angolo del Regno.
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