Un occhio sulla strage di Doretta Graneris dopo quasi 40 anni

10 settembre 2015, intelligo
Un occhio sulla strage di Doretta Graneris dopo quasi 40 anni
di Anna Paratore

Tra le trasmissioni televisive più seguite, sicuramente spiccano gli speciali che parlano dei fatti di cronaca. Delitti e morti misteriose, in primis. 

Ormai se ne sa più stando comodamente seduti in poltrona che in un’aula di tribunale. Le Tv si contendono i fatti di cronaca più cruenti, e li sezionano per gli spettatori fino all’ultimo dettaglio, rischiando con la sovraesposizione di mescolarli tra loro in una sorta di marmellata mediatica. Scattata la condanna o l’assoluzione, però, colpevoli o assolti spariscono quasi sempre nel nulla, come se non fossero mai esistiti. 

Così ci è venuta la curiosità di rivisitare qualcuno di questi fatti ormai lontani, eclatanti per l’impatto che ebbero sull’opinione pubblica, e vedere che fine hanno fatto coloro che vi furono coinvolti. Uno di questi crimini, una strage familiare con 5 morti, fu perpetrato da una ragazza di diciotto anni e dal suo fidanzato. 

Lei si chiamava Doretta Graneris, e balzò sulle prime pagine di tutti i quotidiani dove rimase a lungo prima di ottenere una condanna e di sparire nell’oblio della detenzione. 

Rivisitiamo in breve la sua storia, e vi sveliamo che fine ha fatto Doretta…

E’ la notte tra il 13 e il 14 novembre del 1975, poco meno di 40 anni fa, quando Doretta Graneris, diciottenne studentessa del liceo artistico di Novara, d’accordo con il suo ragazzo, Guido Bandini, stermina la propria famiglia. Le vittime sono Sergio Graneris, padre di Doretta, la madre Itala di 38 anni, i nonni materni Romolo e Margherita, e Luigi, il fratellino di 9 anni, l’ultimo ad essere ammazzato. Lo racconterà la stessa Doretta: “Si era nascosto sotto il tavolo, ma l’ho trovato e l’ho indicato a Guido che gli ha sparato un colpo in fronte“. Fredda, spietata, lucida.

Movente della strage? I soldi, sembra. 100 milioni che il padre ha in banca sul conto corrente, e altrettanti che si potrebbero ricavare dalla vendita della casa di famiglia dei Graneris, e dell’autofficina di Sergio. 

Una bella cifra 200 milioni nel 1975, soprattutto per due ragazzini come Doretta e Guido che si devono sposare da lì a una settimana, che già vivono insieme da un paio di mesi, e a cui i genitori di lei hanno acconsentito a regalare solo alcuni mobili. 

Ma può davvero bastare questo per indurre una diciottenne allo sterminio della propria famiglia? Ovviamente, no. A monte di tutto ci sarebbe stato l’odio profondo che Doretta da tempo nutre per i suoi genitori colpevoli, secondo lei, di preferirle il fratellino e di non vedere di buon occhio la sua storia con Guido, anche a causa di certe brutte chiacchiere che si fanno – che solo chiacchiere non sono - , e che vogliono i due giovani in un giro di scambisti e di orge. 

Ed ecco dunque il dramma dell'omicidio.

Però, deve morire anche il piccolo Luigi. Lei non ce l’ha con quel fratellino che non le ha fatto nulla, e lo risparmierebbe se si potesse, ma poi Luigi erediterebbe e questo non va bene. Quindi, deve morire anche lui. Sono talmente sprovveduti, Doretta e Guido che all’inizio per portare a termine “il lavoro” cercano un killer, qualcuno che ammazzi al posto loro per denaro, e se ne vanno in giro a domandare agli amici di lui se c’è qualcuno disponibile, senza farsi nessuno scrupolo che la cosa si risappia. 

Non trovano nessuno e Guido per provare a Doretta che possono fare anche da soli, ammazza a revolverate una prostituta per fare un favore a un amico. Alla fine, la coppia si decide ad agire ma si fa aiutare da un complice trovato all’ultimo momento, un delinquente di poca importanza, ma che ha precedenti penali per stupro.

Agiscono e, malgrado non abbiano esperienza, portano a compimento il terribile piano. Poi, dopo la mattanza, come se niente fosse, Doretta e Guido se ne tornano a casa loro, ma vengono ben presto sospettati, se non altro per la tranquillità con cui apprendono lo sterminio dei parenti. 

Avvertiti al mercato, mentre stanno acquistando tre carciofi, fanno attendere il carabiniere che porta la notizia per contrattare il prezzo della verdura col fruttivendolo. Una stranezza che non passa inosservata soprattutto se ti hanno appena comunicato che è accaduta una cosa terribile alla tua famiglia. 

Sottoposti a interrogatorio, ben presto Doretta confessa. 

Lo fa cercando di salvare il fidanzato da ogni responsabilità, cosa che però non le riesce. Quello che comunque risulta chiaro, è che è proprio lei il lato forte della diabolica coppia, “il capo”, che dirige e stabilisce, mentre Guido è solo un gregario. Entrambi, però, finiscono giustamente all’ergastolo.

Ma già nel 1987 Doretta riesce ad avere i primi permessi premio, che la portano sempre più spesso e sempre più a lungo fuori dal carcere, non senza qualche polemica. Comincia la perorazione dei consulenti di parte, tutti a sostenere quanto già all’epoca la ragazza sia cambiata, si sia resa conto di ciò che ha commesso e sia sinceramente pentita. Il regime carcerario per lei si fa sempre più lieve fino a quando, nel 2000 ottiene la libertà condizionata. 

Da allora le ultime notizie dicono che lei lavori a Torino, per una società che si occupa di ex detenuti e tossicodipendenti. Guido Bandini è invece in semilibertà, avrebbe lasciato Novara e vivrebbe nel bresciano. 

La casa della famiglia Graneris dove fu perpetrata la strage, ha cambiato proprietario, e l’orto del nonno di Doretta, che ne andava orgoglioso, non esiste più. Non risulta che Doretta e Guido si siano mai più incontrati.
autore / intelligo
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