Caso Cucchi, Bruzzone: "Qualcosa è andato storto, ma le foto del corpo non dicono nulla"

10 settembre 2015, Adriano Scianca
Caso Cucchi, Bruzzone: 'Qualcosa è andato storto, ma le foto del corpo non dicono nulla'
"Perché solo adesso avviene questa svolta?". Se lo chiede la criminologa Roberta Bruzzone, dopo l'inchiesta bis della procura di Roma sulla morte di Stefano Cucchi, che vedrebbe un carabiniere indagato per falsa testimonianza. Del caso del giovane romano, Bruzzone dice a IntelligoNews: "Qualcosa è andato storto, certo Cucchi doveva essere aiutato un po' di più. Ma le foto diffuse dalla sorella dicono tutto e niente circa le cause del decesso".

Bruzzone, come giudica questa nuova svolta nella vicenda Cucchi? 

«Sarebbe interessante sapere perché solo adesso avviene questa svolta». 

Della vicenda Cucchi in generale  in sé che idea si è fatta?

«Che qualcosa sia andato storto è fuor di dubbio, tant'è che un ragazzo è morto. Forse per trovare i responsabili bisognava cercare non solo fra quelli che sedevano sul banco degli imputati (anche se quelle persone sono state assolte da ogni addebito ed è giusto ricordarlo)». 

Secondo lei dove si situa l'anello della catena che non ha funzionato? 

«Per saperlo bisognerebbe ovviamente avere accesso agli atti. Secondo la ricostruzione giornalistica che posso fare io, c'è sicuramente molto da discutere sull'autopsia e sulle cause della morte. Probabilmente quel decesso è avvenuto per il concorso di più figure, una delle quali è Cucchi stesso, che era conosciuto per essere un soggetto non facile. Di sicuro andava aiutato un po' di più, questo possiamo dirlo». 

Hanno fatto molto scalpore, a suo tempo, le foto di Cucchi dopo l'autopsia... 

«Sì ma quelle foto, mi perdoni, ci dicono tutto e niente circa le cause del decesso. Possono colpire i non addetti ai lavori, ma chi è esperto sa distinguere le coloriture da trauma e quelle che derivano dal fisiologico decorso post-mortale. Si vede che era sottopeso, quello purtroppo è sin troppo evidente, ma le coloriture non dicono nulla sul decesso. Forse pubblicarle fu un errore».
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