Ospedale Giglio di Cefalù a rischio, monta la protesta

10 settembre 2016 ore 14:48, Andrea Barcariol
Monta la protesta di amministratori e dipendenti dell'ospedale "Giglio" di Cefalù. Le ultime notizie che riguardano un piano di ridimensionamento, con conseguente chiusura dei reparti, preoccupano non poco i dipendenti che vedono a rischio il loro posto di lavoro. "Stavamo uscendo dal tunnel, abbiamo visto la luce e ora cercano di farci tornare indietro di circa 15 anni" - ha spiegato il presidente della Fondazione Istituto Giglio di Cefalù, Giovanni Albano, incontrando i giornalisti sulla rimodulazione della rete ospedaliera siciliana. "Non pensavamo che si arrivasse a questo, la situazione è drammatica. Stiamo cercando di aprire una interlocuzione con l'Assessorato alla Salute, con il Ministero alla salute, con il territorio - sottolinea Albano - L'ospedale dovrà chiudere 5 unità operative fra cui: urologia, oncologia, neurologia, chirurgia vascolare, l'emodinamica, che sono state il fiore all'occhiello di questo ospedale ed hanno contribuito a salvare centinaia di vite umane. Questo, con la riduzione del budget, determinerà l'insostenibilità finanziaria dell'azienda. La chiusura di queste divisioni porterà inevitabilmente alla chiusura dell'ospedale". Il primo step sarà al 31 dicembre 2016 dove si rischia di mandare a casa da 300 a 400 persone.

Ospedale Giglio di Cefalù a rischio, monta la protesta
Anche il sindaco di Cefalù Rosario Lapunzina si è fatto sentire e ha chiesto un'audizione davanti alla commissione sanità dell'Ars alla presenza dell'assessore Baldo Gucciardi. Tra le ipotesi paventate nelle ultime ore il mantenimento dei reparti ma con una riduzione di 40-50 posti letto, anche in questo caso però il futuro di un centinaio di lavoratori su una pianta organica di 800 dipendenti sarebbe a rischio. Al momento l’ospedale Giglio dispone di 277 posti letto. Lo scorso anno gli utenti per il 13% sono stati residenti nella sola città di Palermo mentre un altro 35% sono arrivati dagli altri distretti della provincia di Palermo ma anche da Messina, Caltanissetta, Enna, Agrigento e Trapani. Il 66% dei ricoveri ordinari invece ha riguardato residenti in comuni della provincia di Palermo.
 
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