EDITORIALE, Massacro cristiani: Papa denuncia e potere mediatico risponde (da Galli della Loggia alla Tv)

11 aprile 2015, Fabio Torriero
EDITORIALE, Massacro cristiani: Papa denuncia e potere mediatico risponde (da Galli della Loggia alla Tv)
L'editoriale del Direttore di Intelligonews Fabio Torriero pubblicato sul quotidiano La Croce.

Ogni volta che il papa interviene per ricordare le mancanze dell’Occidente, il colpevole silenzio che avvolge lo sterminio e il martirio dei cristiani nel mondo, l’élite intellettuale e giornalista nostrana si muove scientificamente per edulcorare la denuncia e spostare il tiro. Recuperando al “politicamente e culturalmente corretto” un messaggio di dolore, che in occasione della Santa Pasqua, è stato reiterato, con la bellezza dirompente e misericordiosa di chi sa che il cattolico oggi è “il germoglio di un’altra umanità, che non è debolezza, ma forza”. Un richiamo profondo “alla grazia di non cedere all’orgoglio che alimenta violenze e guerre, sostenendo il coraggio umile del perdono e della pace”. 

Più chiaro di così: questo è molto di più di un programma d’azione, molto di più di un’indicazione collettiva, di una testimonianza. Riguarda il dna, il modo di essere del cattolico in una società assediata dal terrorismo che spesso veste i panni dell’Islam; una società assediata dai nuovi candidati internazionali alla gestione del bene mondiale e al monopolio delle fonti energetiche (si legga nuovo colonialismo e nuova guerra fredda); assediata da un globalismo economico nichilista che produce unicamente povertà e crisi, e da un pensiero unico che mira a stravolgere antropologicamente i cardini della società naturale.

Infatti, dopo le parole del Sommo Pontefice abbiamo immediatamente assistito, in modo vergognoso, alla consueta strategia di annacquamento e deviazione.

Innanzitutto si prendono i termini usati proprio da papa Francesco per indebolirli, vanificarli. E la frase che ha dato molto fastidio alla nomenklatura (“auspico che la Comunità internazionale non assista muta e inerte di fronte a tale inaccettabile crimine, che costituisce una preoccupante deriva dei diritti umani più elementari”), viene girata per non diventare troppo “eversiva”, troppo destabilizzante per lo status quo.

Come può l’Occidente, liberale e democratico (che non a caso, da liberale, ha tolto dal preambolo della Costituzione europea, ovviamente nel silenzio, le radici cristiane per limitarsi a quelle illuministe), il quale, per definizione, è la culla dei diritti umani, della libertà a 360 gradi, essere colpevolizzato dalla Chiesa, che porta sul proprio grembo e nella propria coscienza “gravissimi” errori passati (secondo la vulgata laicista, atea e materialista) come la Controriforma, la morale superiore alla politica (apriti cielo), la Verità superiore alla democrazia, la caccia alle streghe, la pedofilia, la demonizzazione della donna etc, ergersi a censore, a tribunale supremo, bacchettando la modernità? Neanche un papa, esaltato quando fa il Grillo della Curia, e ridimensionato quando tocca altri argomenti ritenuti più scomodi, o si esprime come davanti al parlamento di Strasburgo, o quando afferma che il pensiero gender è “uno sbaglio della mente umana”, può e deve permettersi di andare oltre un certo limite.

E tale limite papa Francesco l’ha superato: l’Occidente è indifferente ai massacri dei cristiani fuori le mura e indifferente alla verità e al Vangelo dentro le mura di casa. Per il semplice motivo che i massacri dei cristiani sono massacri politicamente e culturalmente scorretti. Al massimo, vanno raggruppati dentro altre categorie più “commestibili”: frutto, semmai, dell’intolleranza, del razzismo, delle dittature. Talvolta i morti cristiani si “assemblano” con altri morti (mettendo nello stesso mucchio cristiani, musulmani, avversari politici, civili). Mai che si dica che muoiono perché credono in Dio e in Gesù Cristo. 

Ha fatto bene, quindi, papa Francesco a usare il concetto “deriva dei diritti umani”, per denunciare l’omertà verso lo sterminio mondiale dei cristiani, in un continente che si picca di voler rappresentare i diritti di tutti, anche i desideri più disparati, anche i vizi, come considerare figli e uteri cose e merci da comprare: la società Frankenstein delle pulsioni dell’io. Tutti hanno diritti meno i cristiani.

Ecco la verità. E non è complottismo o mania di persecuzione. 

Andiamo avanti: Lilli Gruber l’altra sera a “Otto e Mezzo” ha insistito in modo fastidioso sulla stessa domanda in linea con il titolo della trasmissione: “Si può uccidere in nome di Dio”? Può sembrare una frase innocente. Ma non lo è. La frase innocua della conduttrice ha la stessa forza manipolatrice degli opuscoli gender, che si presentano sempre in modo raffinato e buonista, accattivante, tipo sensibilità democratica, educazione all’uguaglianza, al rispetto, alla tolleranza, contro l’omofobia, la violenza sulle donne, i diritti. Chi è o potrebbe essere contrario? Il messaggio subliminale, invece, è “che si uccide in nome di Dio” e che, pertanto, “le religioni uccidono”. E qui tutti gli esempi storici, dalle Crociate all’Isis, per la delizia dei commentatori. Meglio, sempre per definizione, la democrazia laicista e atea, dove “senza pretese confessionali o etiche”, le istituzioni promuovono del facto il bene comune, la pace, la solidarietà, la tolleranza, la libertà, l’armonia tra i cittadini. E dove, al massimo, la religione viene vissuta dentro le Chiese, ed è – come auspica Paolo Flores d’Arcais – sottomessa alla legge degli uomini.

Mai che si dica che sono gli uomini ad usare Dio per scopi politici, sia quando lo strumentalizzano, sia quando lo cancellano. Sia quando lo trasformano nel peggiore alleato, sia quando lo trasformano nel migliore nemico (nazismo, comunismo, ateismo, relativismo, i vari imperi del bene).

Ed è ovvio che il tutto sottintenda che l’umanità stia meglio quando Dio scompare dalla storia degli uomini: appunto, dal cristianesimo all’Isis.

Insomma le religioni sinonimo di guerra e violenza, ergo mondo futuro senza religioni. Sì, perché i cristiani dovrebbero cominciare a capirlo: in una prima fase si alimentano le guerre tra le religioni (cristianesimo contro Islam); poi, una volta eliminato, rammollito, l’Islam, la modernità laicista farà la guerra finale al cristianesimo, il vero obiettivo da secoli. E al cristianesimo non resteranno che due strade: combattere o rintanarsi nel minimalismo, nell’emarginazione, nella marginalità, nell’irrilevanza sociale e pedagogica, come scrive sempre Flores d’Arcais.

Un altro che, ormai, fa il controcanto professionale al papa, ogni qualvolta, lo sguardo del Pontefice interroga le coscienze, è Ernesto Galli della Loggia, sulle colonne del Corriere della sera.

Pure qui la tecnica è nota: cogliere alcuni aspetti del messaggio cristiano e ricondurlo all’ortodossia “liberale”. Concedere qualche argomento tradizionalmente caro ai fedeli e svuotarlo. Dispensando addirittura ricette politiche a Renzi (ad esempio, finanziare aiuti governativi ai cristiani in Medio-Oriente. E perché, al contrario, il noto intellettuale non ha pensato ad una corsia preferenziale per un’accoglienza da noi?”).

Sono già due volte che Galli della Loggia affila le armi in poche settimane. Parte tatticamente da una disamina condivisibile sul piano oggettivo (non siamo crociati, l’Europa non è più cristiana, c’è il silenzio colpevole sui massacri perché siamo ipocriti, non crediamo più in nulla, siamo troppo tolleranti per arrabbiarci, indignarci, siamo i cultori del neutralismo culturale), per rovesciare il rapporto causa-effetto. Evita accuratamente di dire e dirsi che questo neutralismo è figlio del liberalismo storico, della separazione tra politica e morale, tra sfera religiosa e civile; è figlio di un individualismo che non c’entra nulla con l’idea di persona, di comunità, di res publica, di polis viventi, di autentica solidarietà, giustizia sociale (come da cardini della dottrina sociale della Chiesa). E’ figlio di un materialismo e di un relativismo che affonda le radici nel laicismo giacobino. E’ figlio di un odio verso qualsiasi identità, nel nome e nel segno del cosmopolitismo, del cittadino del mondo e del primato del profitto sull’uomo, del dio-mercato. Dell’uomo senza Dio, senza Verità, solo con la sua assoluta libertà. Galli della Loggia evita accuratamente di dire e dirsi che il cattolicesimo liberale è frutto di un’invenzione risorgimentale molto elitaria e poco metabolizzata. Invenzione a tavolino che presuppone la morte di uno dei due partner, si legga, il cattolicesimo.

Il grido di dolore di Galli della Loggia (“la religione senza più forza”) non è per invertire la tendenza, reagire, ma per prendere atto della realtà negativa. E, nella conclusione dei suoi articoli, per incanto, l’oggettivo diventa soggettivo: nella sostanza, una guerra di religione, laddove la Croce non è più come la intendiamo noi, ma il prodotto percepito dei nazisti dell’Isis e dell’Occidente neutralista, ateo. Ossia, un’icona libertaria, de-teologizzata, simbolo residuale per difendere soltanto quella libertà che nega il Vangelo, l’illuminismo, il mero diritto di satira dei vignettisti francesi, il gender, la sola democrazia parlamentare, il relativismo, il materialismo, il nichilismo, che i media e gli esperti si ostinano a chiamare “il nostro stile di vita a cui non vogliamo rinunciare”. Quell’Occidente post-ideologico responsabile del tramonto della religione, della secolarizzazione della società, con i risultati che si vedono quotidianamente sulla nostra pelle.

Una guerra per contro terzi, come La Croce, ha più volte denunciato. Dagli esiti disastrosi, che semina solo morte, che ignora le responsabilità occidentali, perpetua il nostro razzismo sostanziale (si legga superiorità morale e culturale), e conferma la geopolitica planetaria di chi vuole un’Europa a sovranità limitata, ma sempre pronta a combattere a fianco dell’alleato giusto (il più delle volte, gli Usa). Basta vedere tutti gli articoli scritti da Galli della Loggia o da Panebianco, nel solco “virtuoso” di Oriana Fallaci, alla vigilia delle missioni di “pace”, delle guerre umanitarie, in Irak, per rendersene tristemente conto.   
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