La parola della settimana: tortura (con annessi e connessi)

11 aprile 2015, Paolo Pivetti
La parola della settimana: tortura (con annessi e connessi)
Tortura è una parola grossa. Nel Gabrielli leggiamo questa definizione: “Supplizio, tormento corporale inflitto allo scopo di estorcere confessioni, dichiarazioni, testimonianze”. 

La parola viene dal tardo latino tortura, derivato da tortus, participio passato di torquere, torcere. Il termine dunque già suggerisce con crudo realismo un modo della tortura, uno tra i più terribili se applicato alle membra di un corpo umano; ma purtroppo, solo uno dei tanti, e sono molti, nei quali si sbizzarrisce l’inventiva dei torturatori. 

Ciò premesso, il verdetto dell’Alta Corte di Strasburgo sui fatti della scuola Diaz che condanna l’Italia per tortura suona perlomeno strano. Sembra del tutto improprio e fuori luogo far ricadere quanto è stato commesso alla scuola Diaz di Genova in quella maledetta notte sotto la specie della tortura. La Giustizia italiana nei suoi tre gradi di giudizio, aveva già stabilito che c’è stata violenza, abuso e tante altre brutte cose, ma che c’entra la tortura, intesa secondo il significato proprio che questa parola si porta dietro da secoli?

È strano, curioso e sorprendente che in un’epoca che non lesina neologismi in ogni settore, compreso quello della Giustizia, in un’epoca in cui, dal femminicidio all’omofobia non si esita a coniare etichette nuove per delitti antichi, si debba ricorrere a un termine così improprio come tortura e non se ne trovi uno più adatto a definire il reato per quell’irruzione sciagurata e violenta, compiuta da un gruppo di poliziotti forse persino usciti di senno per l’esasperazione di ciò che avevano dovuto subire in quei giorni.

Ma forse, proprio il veder bollato per sempre l’onore dello Stato italiano come torturatore sta bene a tutti quei moralisti da salotto radical-chic che già da anni e anni accusano gli italiani di essere razzisti, xenofobi, islamofobi e altre bellurie, solo perché tentano, e inutilmente, di difendere una loro identità culturale e civile. 

Torturatori: ecco un’altra bella patacca che d’ora in poi potremo appiccicarci all’occhiello di fronte al mondo, insieme alle varie altre di corrotti, collusi, ladri, infidi e chi più ne ha più ne metta. Grazie dunque a quel signore attempato, che essendone stato vittima ha denunciato le violenze presso il Tribunale di Strasburgo. Ma grazie anche a quello Stato che non ha saputo organizzare di fronte al Tribunale una difesa adeguata dei suoi servitori contro un’accusa così impropria e infamante.
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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