Le vittime della settimana: dalla Diaz al Tribunale di Milano passando per De Gennaro

11 aprile 2015, Lucia Bigozzi
Le vittime della settimana: dalla Diaz al Tribunale di Milano passando per De Gennaro
Diaz, tortura, tribunali. Da Strasburgo a Milano. Parole chiavi di una settimana segnata da tensioni e contrapposizioni, fuori e dentro il recinto della politica.

CASO DIAZ. La Corte di Strasburgo condanna l’Italia per tortura. I fatti alla Scuola Diaz a Genova (15 anni fa) riaprono ferite mai rimarginate e il dibattito si avvita su “torturati” e “torturatori”. Chi a Genova c’era e stava tra i manifestanti in quel tragico luglio 2001, come Luca Casarini (Sel) a Intelligonews non esita nel dire che “lo Stato ci dichiarò guerra”. Ma dall’altra parte della barricata, quella delle forze dell’ordine, c’era anche Gianni Tonelli leader del Sap (sindacato autonomo di Polizia) che replica con altrettanta determinazione: “Tortura? Contro di noi un manifesto ideologico”. 

Intelligonews ripercorre la storia processuale di una pagina oscura della storia repubblicana, mentre a metà settimana la Camera approva il reato di tortura. Ma nel dibattito politico irrompe il tweet di Matteo Orfini, presidente Pd, che chiede la testa di Gianni De Gennaro, quindici anni fa capo della Polizia, oggi presidente di Finmeccanica, bollando come “vergognoso” il suo incarico al timone della prima azienda italiana. Tra gli addetti ai lavori, Gianni Tonelli (Sap) parla di "triplopesismo".

A Orfini replica non senza verve polemica, il senatore ‘dem-dissidente’ Corradino Mineo che bacchetta il presidente che “si scopre rottamatore” e si concentra sul silenzio di Palazzo Chigi (poi rotto venerdì da Renzi che rinnova la fiducia del governo a De Gennaro) e “sull’oracolo della Sfinge Serracchiani”. Chi, invece, condivide la posizione orfiniana, è la senatrice Pd Laura Puppato.  Altro che scontro sull’Italicum e dintorni…

STRAGE IN TRIBUNALE. Milano e l’Italia sotto choc. Gli spari in Tribunale, tre morti e un imprenditore con la pistola che fa “il giustiziere” sono istantanee che fanno tremare i polsi, che rilanciano il tema della sicurezza (nel clima già avvelenato dai tagliagole dell’Isis), che spiazzano perché poteva accadere ovunque e a chiunque. 

La Rete si interroga e si divide su quell’imprenditore che ha sparato e ucciso un giudice, un giovane avvocato e un parente co-imputato nell’udienza dove Claudio Giardiello era chiamato a rispondere di bancarotta: vittima o carnefice? Nella conversazione con Intelligonews la criminologa Roberta Bruzzone parla di “attacco a un certo modo di gestire l’attività giudiziaria” e l’avvocato Carlo Taormina non esita a spiegare (nella doppia veste di legale ed ex magistrato) che “la giustizia può diventare un meccanismo nel quale il cittadino resta stritolato”. 

L’analisi di Alessandro Meluzzi, psichiatra e criminologo, non esclude che simili fenomeni siano destinati ad aumentare e avverte che “la psichiatria non può assumere il ruolo di polizia sociale”. 

Nell’aula del Tribunale di Milano restano quattro vite spezzate, compresa quella di Giardiello. Fuori, tante polemiche. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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