Consiglio d'Europa chiede più aborti in Italia, ma gli obiettori aumentano. Chi si domanda perché?

11 aprile 2016 ore 11:31, Micaela Del Monte
Secondo il Consiglio d’Europa le donne nel nostro Paese continuano a incontrare “notevoli difficoltà” nell’accesso ai servizi d’interruzione di gravidanza, nonostante quanto previsto dalla Legge 194 sull’aborto. L’Italia viola quindi il loro diritto alla salute. Per l’organizzazione europea, che accoglie un ricorso della Cgil, l’Italia discrimina medici e personale medico che non hanno optato per l’obiezione di coscienza in materia di aborto. E sostiene che questi sanitari sono vittime di “diversi tipi di svantaggi lavorativi diretti e indiretti”.

A febbraio è scoppiata la polemica dopo l’approvazione da parte del consiglio dei ministri di un decreto legislativo presentato dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che prevede la depenalizzazione di alcuni reati in materia di aborto, ma anche una maxi sanzione che aumenta da 50 euro fino a 5-10 mila euro la cifra che una donna è costretta a pagare in caso di interruzione volontaria di gravidanza non effettuata nei tempi stabiliti e in strutture idonee, così come previsto dalla Legge 194. L’interruzione volontaria della gravidanza è consentita in Italia dalla 194, ma non sempre garantita: gli obiettori di coscienza sono in media circa il 70% del totale, con picchi che superano il 90% in alcune regioni.

Consiglio d'Europa chiede più aborti in Italia, ma gli obiettori aumentano. Chi si domanda perché?
Il Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d'Europa denuncia una situazione in cui "in alcuni casi, considerata l'urgenza delle procedure richieste, le donne che vogliono un aborto possono essere forzate ad andare in altre strutture (rispetto a quelle pubbliche; ndr.), in Italia o all'estero, o a mettere fine alla loro gravidanza senza il sostegno o il controllo delle competenti autorità sanitarie, oppure possono essere dissuase dall'accedere ai servizi di aborto a cui hanno invece diritto in base alla legge 194/78". 
Secondo il Comitato, quest tipo di situazioni possono "comportare notevoli rischi per la salute e il benessere delle donne interessate, il che è contrario al diritto alla protezione della salute". 

Già due anni fa l'elevato numero di obiettori di coscienza nelle strutture sanitarie in Italia aveva spinto il Consiglio d'Europa a denunciare una violazione della Carta Sociale Europea. La sanzione era arrivata dal Comitato Europeo dei Diritti Sociali dell'organizzazione paneuropea, con una decisione approvata con l'unico voto contrario del presidente, lo spagnolo Luis Jimena Quesada. L'elevato numero di obiettori di coscienza negli ospedali "non garantisce l'esercizio effettivo del diritto delle donne a interrompere la loro gravidanza"; e secondo il comitato la protezione dell'obiezione di coscienza "non deve limitare né aggravare l'esercizio dei diritti riconosciuti dalla legge". La decisione nasceva da un reclamo presentato nel 2012 dalla Federazione Internazionale per la Pianificazione familiare (rete europea). 

E' vero certo che le difficoltà in Italia in questo caso sono davvero tanto ed è forse questo uno dei motivi per cui nel 2014 si è contato un calo repentino proprio del numero di aborti. Sulla scia del calo della fertilità e del maggiore utilizzo di contraccettivi orali, è infatti diminuito del 5% in un anno il numero degli aborti in Italia e, per la prima volta, scende al di sotto dei 100.000 l'anno. Un numero più che dimezzato rispetto ai 234.801 del 1982, anno in cui si è riscontrato il valore più alto. 

D'altronde l'obiezione di coscienza sembra essere diffusa ai livelli dell'Italia in poche altre parti del mondo. Anche se gli studi rigorosi sono pochi, le stime vanno dal 10% di ginecologi-ostetriche che rifiutano di effettuare l'aborto nel Regno Unito, a più del 70% registrato nel nostro Paese (con il 50% di anestesisti obiettori) e all'80% del Portogallo. E' quanto evidenzia il 'Libro bianco sull'obiezione di coscienza e il rifiuto a fornire assistenza riproduttiva' pubblicato dal network internazionale di medici 'Global Doctors for Choice'. Il report attinge ai dati relativi a vari Paesi pubblicati fra il 1998 e il 2013.

Insomma, il nostro è il Paese con il maggior numero di obiettori di coscienza e il minor numero di aborti. Ma qualcuno si è chiesto perché? La "scusa" della religione ormai non regge più e di motivazioni ce ne sono sicuramente tante altre, come ad esempio la sorte che viene riservata ai feti fatti prima nascere e poi uccisi e gettati come spazzatura. Forse più di qualcuno si è stancato di vedere scene come queste o semplicemente si è stancato di vedere ragazzine che continuano a interrompere gravidanze come se fosse un gioco. Quello dell'obiettore di coscienza può essere anche visto come un insegnamento che spesso non viene dato nelle scuole. Perché da sottolineare è anche il fatto che a chiedere di abortivo sono soprattutto giovani donne che probabilmente non hanno avuto una vera e propria educazione sessuale. 
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