E' partito un siluro di Obama a Hillary?

11 aprile 2016 ore 13:10, intelligo
di Alessandro Corneli

A dieci giorni dalle primarie nello stato di New York, che potrebbero essere decisive per la nomination democratica se dovesse vincere Hillary Clinton, attualmente in testa ai sondaggi, il presidente Barack Obama ha concesso una lunga intervista all’emittente televisiva “nemica” Fox News, di orientamento conservatore e filo-repubblicana, a digiuno da due anni. Dai temi toccati e dalle dichiarazioni, è risultata un’operazione double face: Obama ha ribadito il suo appoggio alla Clinton ma ha insistito su questioni che continuano a mettere in imbarazzo l’ex first lady e che, se non favoriscono quello che sarà il candidato del partito repubblicano, possono fare il gioco di Bernie Sanders, di sicuro più vicino ideologicamente al presidente. Così Obama, che ha tracciato un bilancio dei suoi quasi otto anni alla Casa Bianca, si è messo al riparo da critiche se gli succederà Hillary, ma se i suoi collaboratori hanno ribadito con forza il suo appoggio a colei che potrebbe diventare la prima presidentessa della storia degli Stati Uniti, vuol dire che qualche dubbio è affiorato nell’entourage della Clinton.
E' partito un siluro di Obama a Hillary?
Infatti, alla domanda su quale ritenesse fosse stato il suo peggiore errore durante il suo mandato presidenziale, Obama ha indicato la linea seguita dopo “quella che credevo fosse la cosa giusta da fare intervenendo in Libia". Ora, questo intervento fu fortemente appoggiato dalla Clinton, allora Segretario di Stato.  Qualche settimana fa, in una intervista a The Atlantic, Obama aveva accusato gli alleati europei, Francia e Regno unito in testa, di opportunismo nella vicenda. Ma i rapporti con gli alleati erano di competenza del Segretario di Stato. Riconoscendo l’errore, Obama ha quindi richiamato in causa l’azione della Clinton. Inoltre, il 12 settembre 2012, mentre questa era ancora in carica, a Bengasi fu ucciso Chris Stevens, ambasciatore americano in Libia, che era l'uomo del dialogo, e la cosa colpì profondamente l’opinione pubblica americana: la Clinton fu accusata di leggerezza e di non aver saputo organizzare la sua protezione. Anche in questo caso, operazione a double face: ora che si profila un nuovo intervento in Libia, il presidente ha voluto rassicurare l’opinione pubblica americana. La sua “priorità assoluta”, ha ribadito, è la sconfitta dell’Isis, mentre il suo “dovere numero uno”  è quello di proteggere i cittadini americani. Come si concilia con l’affermazione che la Clinton, “da Segretario di Stato ha svolto un ruolo eccezionale”, quasi a inferire che quello è forse il limite massimo che può raggiungere? Bernie Sanders batte su questo tasto: Hillary Clinton non è adatta a ricoprire la carica di presidente degli Stati Uniti. 

Altro tema scottante: Obama ha detto che la Clinton non ha mai messo a rischio la sicurezza nazionale scegliendo di usare, da Segretario di Stato, un account personale di posta elettronica. Difesa obbligata, senza dubbio, ma in questo modo il cosiddetto emailgate è stato ben  richiamato alla mente degli elettori. 
Circa i momenti felici alla Casa Bianca, Obama ha ricordato il giorno in cui fu approvata la sua proposta di riforma sanitaria, nel 2010. Anche qui, operazione a doppia valenza. La riforma è invisa ai conservatori e la Clinton è notoriamente schiarata con i potenti di Wall Street.  Infine il risultato più cospicuo: avere salvato l’economia da una grande recessione. Dove la Clinton non ha svolto alcun ruolo.


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