Siria, non si convertono a Islam: stavolta 21 cristiani uccisi. Denuncia del patriarca Aphrem II

11 aprile 2016 ore 16:35, Americo Mascarucci
Uccisi per il rifiuto di convertirsi all'Islam. 
Decine di cristiani sono stati massacrati ad Al-Qaryatyan, una cittadina siriana conquistata lo scorso agosto dall'Isis e liberata dall'esercito una settimana fa, subito dopo la liberazione di Palmira. 
A raccontare l’orrore, in una intervista all'emittente britannica Bbc, è stato l’arcivescovo Ignazio Aphrem II, patriarca della Chiesa siriaca. Dopo la conquista della città gli islamisti avevano preso in ostaggio trecento cristiani: almeno 21 sono stati uccisi, alcuni mentre cercavano di fuggire, altri perché si sono rifiutati di convertirsi all'islam. Di altri cinque cristiani non si ha notizia e si presume siano morti.  
"Abbiamo vissuto insieme per secoli, abbiamo imparato a rispettarci reciprocamente, abbiamo imparato come vivere gli uni dagli altri" ha detto il patriarca riferendosi al periodo precedente all'arrivo dell’Isis. "Possiamo vivere insieme di nuovo -  ha aggiunto Ignatius Aphrem II.
La città, riporta la Bbc, è ridotta a un ammasso di macerie e anche un antico monastero cattolico risalente a 1500 anni fa è in rovina. Il regime siriano ha organizzato dei pullman per riportare ad Al Qaryatain, come anche a Palmira, migliaia di residenti. 

Siria, non si convertono a Islam: stavolta 21 cristiani uccisi. Denuncia del patriarca Aphrem II
Come è già accaduto a Palmira, al massacro delle vite umane si aggiunge la distruzione dei luoghi storici. A Qaryatayn è stato distrutto il santuario di Mar Elian, dove dai primi giorni dell’occupazione le milizie del Califfato avevano profanato la tomba del Santo, distruggendo le sue reliquie, considerate profane. Ma i resti del santo non sono andati perduti, sono stati trovati attorno alla tomba distrutta e recuperati. 
A ritrovare le reliquie il custode del santuario, Padre Jacques Murad preso prigioniero dai jihadisti il 21 maggio 2015 e liberato lo scorso 11 ottobre. 
"Per me un segno grande ritrovare le reliquie di Mar Elian: vuol dire che lui non ha voluto lasciare quel monastero e quella terra santa. Sappiamo che i santi sono in cielo, e noi possiamo sempre invocarli e chiedere il loro aiuto. Ricordo che il 9 settembre, nel giorno della memoria liturgica di Mar Elian, avevo celebrato la Messa con gli altri cristiani a Qaryatayn, mentre eravamo sotto il dominio del Daesh. Avevo detto loro: non è importante che il monastero sia distrutto, non è importante nemmeno che la tomba sia stata distrutta. L’importante è che portiate Mar Elian nel vostro cuore, dovunque andrete, anche in Canada, o in Europa, perché lui vuole rimanere nel cuore dei suoi fedeli". 

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