Cremaschi: «La nostra risposta ai forconi sarà in primavera contro la Troika e l'Europa. La sinistra? In vacanza»

11 dicembre 2013 ore 13:13, Marta Moriconi
Cremaschi: «La nostra risposta ai forconi sarà in primavera contro la Troika e l'Europa. La sinistra? In vacanza»
«Cgil, Cisl e Uil? Vivono di convegni e di rapporti con il Palazzo. Sono totalmente subalterni al Partito Democratico. Il problema non è la divisione tra garantiti e non garantiti, ma tra chi è nel Palazzo e chi sta fuori… e i dirigenti di questi sindacati fanno parte del Palazzo». Sul ring della nuova piazza sale anche Giorgio Cremaschi, oggi sindacalista dissidente, che picchia duro contro  i suoi ex colleghi, rei di non capire che ormai «c’è un avversario comune: la politica di austerità». Lui che è stato fino a metà 2012 Presidente del Comitato Centrale della Fiom, l'organizzazione dei metalmeccanici della Cgil, oggi si mostra critico rispetto alle  tre organizzazioni sindacali che inseguono «Squinzi, il governo e tutti i poteri costituiti». Lui che negli anni Ottanta è stato protagonista di scontri sindacali  accesi e durissimi parla poi della «sinistra ufficiale in vacanza» o complice delle politiche sbagliate, e dei fenomeni che stanno attraversando tutta l’Europa: «In Francia ci sono i berretti rossi della Bretagna, sono proteste del ceto medio che non hanno rapporto con la struttura storica dei sindacati e del movimento operaio. Qualcosa di simile a quanto sta accadendo in Italia», ma non uguale per Cremaschi. Poi avverte: «Noi stiamo lavorando come dissidenti sindacali e con le forze radicali della sinistra ci troveremo il 14 in Assemblea a Roma. Vogliamo lanciare a primavera una grande manifestazione contro la Troika e l’Europa. Si può pensarlo anche da posizioni di sinistra». Ma con i forconi in piazza lui non scende. Per ora. Da storico sindacalista le chiediamo: chi è stato spiazzato da questa piazza che non risponde a vecchie categorie e idee, alle tradizioni ideologiche? Alle organizzazioni sindacali rimane il popolo “garantito”? «Io non penso che sia giusta la definizione garantiti, mi viene da ridere pensando che i lavoratori della Indesit o i tranvieri di Genova che sono scesi in lotta per quattro giorni siano garantiti. Il problema è solo uno: che in Italia Cgil, Cisl e Uil sono in vacanza. C’è una crisi sociale del mondo del lavoro e il mondo del lavoro organizzato, Cgil Cisl e Uil appunto, vive di convegni e di rapporti con il Palazzo.  Sono totalmente subalterni al Partito Democratico. Così a scendere in piazza sono proteste che nascono da condizioni di disagio vero, non tutte condivisibili però: per esempio non sono d’accordo quando chiedono che governino i militari. Ci sono degli aspetti vandeani. Però detto questo, sono convinto che la rabbia sia totale e profonda. Il problema non è la divisione tra garantiti e non garantiti, ma tra chi è nel Palazzo e chi sta fuori, e i dirigenti di Cgil, Cisl e Uil fanno parte del Palazzo. Questa è la ragione per cui c’è il vuoto della mobilitazione dei lavoratori a differenza del resto d’Europa». Cioè? in Europa sta accadendo qualcosa di simile ma diverso dall’Italia? «Ci sono fenomeni come questo: in Francia ci sono i berretti rossi della Bretagna che certo sono simili, sono proteste del ceto medio che non hanno rapporto con la struttura storica dei sindacati e del movimento operaio. Ma il problema qui è che la sinistra ufficiale o è in vacanza o è complice delle politiche di austerità. Quindi ritorna la necessità si una sinistra che rompa con questa sinistra». La Polizia che si è unita alla protesta. E’ così? «Ci sarà stata una simpatia, mi piacerebbe che lo facesse anche di fronte ai No Tav, o di fronte alle manifestazioni per la Casa. Spero che la Polizia decida di togliersi il casco ovunque e non solo in manifestazioni in cui si canta Fratelli d’Italia. Lo facciano anche in quelle in cui si canta bandiera rossa. E ci saranno, ne siate sicuri». Il Viminale è preoccupato perché non sa a chi rivolgersi. Chi rappresenta davvero questa protesta? «Mi pare di capire che c’è una protesta di precari e taglieggiati dalla crisi a cui si sono uniti piccolissimi imprenditori. Ma a questo “corpo”, si sta aggiungendo un altro. Se Cgil, Cisl e Uil facessero il loro compito e non si mettessero a inseguire Squinzi, il governo e tutti i poteri costituiti, queste stesse persone starebbero tranquillamente con le organizzazioni sindacali. C’è anche, e va detto, una componente di destra estrema che cerca di metterci il cappello. Spero che questi manifestanti rifiutino una rappresentanza strumentale come quella di Berlusconi o dei fascisti. Se diventassero un movimento di estrema destra non sarebbero più condivisibili». Ma lei che sta facendo? Scenderà in campo? «Noi stiamo lavorando come dissidenti sindacali, forze radicali della sinistra, ci troveremo il 14 in Assemblea a Roma. Vogliamo lanciare a primavera una grande manifestazione contro la Troika e l’Europa. Scenderemo in piazza perché pensiamo che la Troika e le banche siano i veri nemici del popolo italiano. Si può pensarlo anche da posizioni di sinistra, sa. Non accettiamo l’idea di Letta che ci sia da una parte la democrazia  e dall’altra l’estremismo. L’estremismo è l’Europa della banche che sta distruggendo la vera Europa». E’ una piazza che vi può interessare quella dei forconi oppure, diciamolo così, ognuno si faccia la sua piazza? «Al momento per la verità dico: ognuno si faccia la sua piazza. Anche perchè ognuno ha le proprie motivazioni, ma questo non vuol dire essere preventivamente ostili a loro». Però sta facendo altro… «Io sono a Cosenza e sto per andare ad una manifestazione di L.S.U., cioè di lavoratori precari che fanno i lavori socialmente utili e rischiano di restare in mezzo ad una strada. Faranno i loro blocchi anche loro e con una manifestazione organizzata da forze sindacali e non dai forconi. In questo momento siamo diversi, io non penso che si possa neanche sentir dire che si vuole il governo dei militari. Ma è vero che c’è un avversario: la politica di austerità. Non demonizzo niente comunque». E quindi non esclude che in futuro possiate convergere con i forconi? «Dipende se diventa l’obiettivo comune la rottura di questa Europa su basi democratiche. Se deve esserci, invece, la rottura dell’Europa per avere i colonnelli no grazie. Ma in tutt’Europa questi movimenti possono convergere. Comunque va respinto il modello Alba Dorata. Se i forconi lo fanno, dico sì: ci sono delle cose comuni».
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