Nicodemo (Pd): «Con me la rete non sarà più estranea alla comunicazione del Pd»

11 dicembre 2013 ore 18:21, intelligo
Nicodemo (Pd): «Con me la rete non sarà più estranea alla comunicazione del Pd»
«Io aggressivo? Twitter è anche sfottò...»
  di Claudia Farallo.   «Letta ha utilizzato parole molto dure e io le trovo assolutamente condivisibili. Il giornalista non deve mai essere compiacente nei confronti della politica e quindi anche del M5S». Francesco Nicodemo, neo-responsabile della comunicazione del Pd, commenta così a IntelligoNews l’accusa rivolta dal premier ai 5stelle. Nella sua agenda, Nicodemo ha segnato la creazione di «una comunità on line del Pd in cui si integri tutta la comunicazione: dal sito web alla web tv, ai social, ai quotidiani di area, ai blogger», per spezzare il meccanismo verticistico della comunicazione democrat. Alle accuse di usare un linguaggio troppo aggressivo sui social, Nicodemo risponde: «Chiunque frequenta Twitter sa che è il luogo anche degli sfottò», ma chiarisce che dalle ore 16 di lunedì è tutto cambiato: «Quando ho scoperto di essere il nuovo responsabile della comunicazione del Pd, ogni volta che scrivo qualcosa che riguarda la politica non parlo più a nome solo mio, e questo ha cambiato di per sé il mio registro».   Scalfarotto ci ha detto che lei riserverà delle belle sorprese. Ce ne può svelare qualcuna? «Spero che le sue speranze siano riposte bene (ride). Molti mi hanno conosciuto per l’attivismo sulla rete e quindi sperano che possa dare un forte contributo al Pd on line. Questa sfida mi piace e mi responsabilizza anche molto». Quindi come cambierà il verso della comunicazione, che ha saputo essere anche molto dolente per il Pd? «Ora no, ma in un passato recente la rete è stata considerata un qualcosa di estraneo alla comunicazione del Pd. Basti ricordarsi l’ambaradan di Bersani. Ora invece c’è un segretario che ha la padronanza di questi strumenti e comprende le capacità del web per la comunicazione politica. Anche solo per questo, il Pd funziona molto meglio sulla rete. Dal mio punto di vista, dobbiamo provare a costruire una sorta di community, una comunità on line del Pd in cui si integri tutta la comunicazione: dal sito web alla web tv, ai social, ai quotidiani di area, ai blogger. Bisogna integrare complessivamente questi canali e questi strumenti. Fino a questo momento c’è stata una comunicazione verticale, dal segretario agli iscritti e agli elettori. Ora invece dobbiamo costruire un luogo in cui regna la discussione, che permette di avere i feedback degli utenti e in cui c’è la circolarità tipica della rete: le cose vengono discusse, commentate e condivise». Alcuni la stanno accusando di non essere adatto al ruolo assegnatole da Renzi, e questo per via delle modalità dure, se non aggressive, che lei ha nella comunicazione sui social. Come risponde? «Fino a due giorni fa ho usato Twitter utilizzando uno schema aggressivo, ma anche sarcastico e ironico. Chiunque frequenta Twitter sa che è il luogo anche degli sfottò. Ma questo si riferisce a quando ero un utente che utilizzava il proprio profilo come semplice cittadino. Poi, da lunedì alle 4, da quando ho scoperto di essere il nuovo responsabile della comunicazione del Pd, ogni volta che scrivo qualcosa che riguarda la politica non parlo più a nome solo mio, e questo ha cambiato di per sé il mio registro. È sulle cose che farò da responsabile della comunicazione del Pd che voglio essere giudicato». Ci dà un’opinione sulla Protesta dei Forconi? «Che il Paese sia in preda a una crisi economica asfissiante è fuori discussione. Il Pd deve rispondere facendo cose concrete, di cui la prima è ricostruire la fiducia dei cittadini verso le istituzioni, che è il vero tema che è mancato in questi anni. Dopo di che, nella protesta vedo cose molto diverse tra di loro, di cui non comprendo esattamente la natura…». A cosa si riferisce? «Ho visto scene di violenza a Torino che mi hanno preoccupato. È necessario che il Ministro degli Interni vigili, monitori e intervenga. Ho parlato con molte persone di Torino che mi hanno raccontato di minacce e di un clima teso e pericoloso. Comprendiamo le ragioni delle proteste, ma quello che è da condannare è la violenza». Oggi abbiamo dato voce a un manifestante di Modena, che ci diceva quanto sia pacifista la loro protesta. «Assolutamente. Poi, se il loro è un generico atto di accusa contro la classe politica, allora rischia di essere un movimento che si perde in mille rivoli. Se invece ci sono delle richieste specifiche, condensabili in una serie di punti, allora la politica ha il dovere si interfacciarsi con loro e avere la capacità di risolvere le questioni sollevate. Renzi ha dato dei segnali chiari: legge elettorale e taglio dei costi della politica per investire su lavoro e politiche sociali». Letta ha accusato senza mezzi termini i 5stelle di minacciare di mettere alla gogna i giornalisti che non dicono quello che vogliono loro. Come giudica la questione? «Letta ha utilizzato parole molto dure e io le trovo assolutamente condivisibili. Credo profondamente nel diritto di critica. La posizione di giornali è quella di permettere trasparenza. Il giornalista non deve mai essere compiacente nei confronti della politica e quindi anche del M5S. Quello che secondo me è inaccettabile è individuare una sorta di nemici del popolo. Detto ciò, come la stampa deve essere libera di mettere il potere politico di fronte alle proprie responsabilità, allo stesso tempo è giusto che anche ci sia il diritto di critica verso i giornalisti. Ma indicare, per esempio sui social network, un giornalista come nemico del movimento fomenta una sorta di caccia alle streghe che è pericolosissima e che, in passato, ha riguardato anche i giornalisti precari, che sono l’anello più debole del sistema mediatico italiana. Su questo punto, spesso, la politica ha guardato altrove».
autore / intelligo
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