Mattarella contro l'Isis è no-raid: "Azioni su più piani". Ma spara sulla Consulta

11 dicembre 2015 ore 7:24, Americo Mascarucci
Mattarella contro l'Isis è no-raid: 'Azioni su più piani'. Ma spara sulla Consulta
Appoggio pieno a Renzi in politica estera, strigliata al Parlamento inadempiente sull’elezione dei tre giudici costituzionali, difesa del presepe nelle scuole e apprezzamento per l’opera di Papa Francesco. 

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano romano “Il Messaggero” toccando i principali temi dell’attualità, dimostrando in più occasioni come sappia conciliare perfettamente il suo dovere di capo di uno stato laico con il suo essere cristiano e cattolico. Sull’emergenza terrorismo Mattarella sembra confermare la linea del Governo, quella cioè di una lotta basata anche sulla sfida culturale.
“L'azione per sconfiggere Daesh, il cosiddetto Isis, va condotta su più piani – spiega il Capo dello Stato -  E' importante quello culturale. Non dimentichiamo che il reclutamento, nelle città d'Europa, avviene mediante la predicazione, diretta e soprattutto via web: dobbiamo contrapporre a questa predicazione argomenti e indicazioni che facciano comprendere a giovani che ne sono destinatari quanto sia preferibile vivere nella tolleranza, nel rispetto degli altri, nella convivenza in pace. Naturalmente è necessaria un'azione di polizia che garantisca, in maniera efficace, prevenzione e repressione: di fronte alla gravità del pericolo occorre disporre di strumenti adeguati, e sia in Italia che nell'Unione Europea ne sono stati apprestati. Quel che andrebbe assicurato in misura molto maggiore – aggiunge - è una piena collaborazione dei servizi di intelligence dei vari Paesi: la tentazione di tenere le informazioni per sé è tradizionalmente molto forte ma il vantaggio che ciascun paese otterrebbe dal conoscere le informazioni di tutti gli altri sul terrorismo sarebbe di gran lunga più conveniente ed efficace. Infine, ma non per ultima, è certamente necessaria una risposta militare per annullare le basi di leadership e organizzative del terrorismo. L'Italia lo sta facendo da tempo, in tanti teatri di operazione".

Sostegno a Renzi anche sulla decisione di non partecipare direttamente ai raid in Siria. “Non ne vedo le condizioni - risponde il Presidente - Nelle due riunioni di quest'anno del Consiglio Supremo di Difesa abbiamo attentamente esaminato le situazioni di crisi e la linea espressa dal governo è pienamente in linea con quanto valutato in quella sede”.
Al cattolico Mattarella non poteva mancare una domanda sull’apertura della Porta Santa in San Pietro che ha dato inizio al Giubileo straordinario della Misericordia. Evento che ha visto il Capo dello Stato in prima fila a rappresentare la delegazione italiana e che è stato anche l’occasione per un incontro con Papa Francesco: 
“Trovo di grande significato che Papa Francesco abbia voluto anticipare l'apertura del Giubileo nella cattedrale di Bangui – ha detto il Presidente -  da lui definita “capitale spirituale del mondo” perché quella città riassume in sé tutte le sofferenze del mondo. Per queste ragioni sono stato sul Sagrato di San Pietro e sono molto lieto di esservi andato. Come credente mi rendo conto, tra gli altri aspetti, di quanto il mondo attuale abbia bisogno, senza rendersene conto, di quella misericordia che Francesco proclama e invoca. Questo sentimento lo avvertirei, peraltro, anche se non fossi credente”. 
Con Papa Francesco quello dell’8 dicembre non è stato tuttavia il primo incontro, fra i due come rivela Mattarella c’è totale sintonia: “Papa Francesco ha grande carisma. I suoi messaggi e le sue argomentazioni coinvolgono. Il colloquio con lui è stato, per me, un momento di grande importanza. Sono stato davvero lieto che, dopo, in pubblico, tra il suo discorso e il mio vi sia stata ampia sintonia sia quanto ai temi trattati sia quanto alle considerazioni svolte".

Il cattolico Mattarella come giudica le polemiche relative alla decisione di alcuni presidi di vietare l’allestimento dei presepi nelle scuole? 
“A me sembra che sia stata regalata una eccessiva risonanza a un paio di episodi sporadici e tutt'altro che rappresentativi del nostro Paese, dove la quasi totalità di persone, famiglie, scuole pensa che mantenere le tradizioni storiche e culturali italiane rivesta valore positivo e non costituisca affatto un'emarginazione di italiani o immigrati di altre culture o di altre fedi religiose. Le nostre tradizioni storiche e culturali, senza forzature e senza imposizioni di alcun genere, possono, al contrario, contribuire a far comprendere loro meglio il Paese in cui hanno scelto di vivere". La posizione dunque di un Capo dello Stato cattolico ma rispettoso della laicità, grazie al quale forse si comprenderà finalmente come in Italia la difesa delle tradizioni religiose non sia affatto in contrasto con il rispetto delle diverse fedi. 
Infine un riferimento alla mancata elezione dopo ben 29 votazioni dei tre giudici della Consulta di nomina parlamentare. 
“La mancanza di tre giudici incide molto sulla funzionalità della Corte Costituzionale – spiega - e questo vuoto non può continuare. Inoltre, la Costituzione prevede una composizione articolata ed equilibrata della Corte: cinque scelti dal Parlamento, cinque dal Presidente della Repubblica, cinque dalle magistrature. La mancanza di oltre la metà dei giudici di una componente altera l'equilibrio voluto dai Costituenti e questa condizione aggiunge un ulteriore aspetto di gravità allo stallo che si registra. Non si tratta di impoverimento del Parlamento ma ogni passaggio a vuoto incide negativamente sulla sua autorevolezza e sulla valutazione della sua capacità di funzionamento”.

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