Lombardia anti-burqa: divieto in ospedali e uffici regionali. Rischio libertà religiosa?

11 dicembre 2015 ore 9:35, intelligo
Lombardia anti-burqa: divieto in ospedali e uffici regionali. Rischio libertà religiosa?
"Chi vuole entrare negli ospedali lombardi e nelle sedi della Regione dovrà essere riconoscibile e presentarsi a volto scoperto: sono quindi vietati burqa, niqab, così come passamontagna e caschi integrali": parola dell’assessore alla sicurezza, Simona Bordonali. 

Ci volevano gli attacchi di Parigi per far riflettere su usi e costumi del mondo musulmano, sul loro adattamento alle abitudini e alle norme europee. Intanto, mentre in tutta Europa il dibattito è acceso, il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni con la sua giunta ha cambiato il regolamento di accesso a istituzioni regionali e ospedali non tanto ad alcune categorie di persone, ma a quelle persone che si presentano a volto coperto (certo la pratica coincide con le donne musulmane). E' stata votata in Giunta quella che già chiamano la norma anti-burqa e col 2016 sarà attiva relativamente all'ingresso in ospedali o in altri uffici pubblici. Per Roberto Maroni le strutture regionali devono essere sicure e libere dal rischio concreto di terrorismo. Ma la norma non è nuova, in realtà richiama quella già in vigore che non consente di circolare in pubblico senza poter essere riconosciuti, andava solo applicata quando era il tempo, ma meglio tardi che mai. Quanto all'unanimità del voto, non c'è stata. E diverse sono state le critiche. Dal ministro della Giustizia Andrea Orlando che avverte che "c’è la legge, non si avverte l’esigenza di inventarsene di nuove, che appaiono di sapore simbolico-propagandistico". La paura è che si faccia propaganda, "perché mi pare che in questo ambito gli estremisti islamici siano imbattibili e quindi non mi cimenterei su questo terreno" conclude. Seguita il discorso Giovanni Toti governatore della Liguria che avverte che "al momento è sufficiente seguire le regole che già ci sono». Un provvedimento del genere «non è all’ordine del giorno, ma se ci fosse non mi opporrei". Chiude il giro il prefetto di Milano, Alessandro Marangoni esprime le proprie perplessità sul rischio di non rispettare la libertà religiosa: "La religione non deve essere confusa con la sicurezza, è comunque un problema che verrà trattato nelle sedi opportune". Ma in tempi di terrorismo la pubblica sicurezza è fondamentale assicurare il massimo rispetto delle norme tanto più che Nicolas Sarkozy in Francia aveva già vietato burqa e niqab, ottenendo l'ok della Corte di Strasburgo, a cui era ricorso una musulmana di vent'anni, perché quella norma perseguiva "lo scopo legittimo di proteggere i diritti e le libertà altrui e di assicurare il rispetto dei minimi requisiti del vivere insieme"...
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