Sì, la sindrome premestruale è una malattia. Ma restano i tabù

11 dicembre 2015 ore 10:54, Micaela Del Monte
Sì, la sindrome premestruale è una malattia. Ma restano i tabù
Tanti luoghi comuni e molte leggende metropolitane sono da sempre legate alla donna e alla sindrome premestruale (insieme alle mestruazioni), ovvero a quel periodo del mese dove il genere femminile viene etichettato per lo più dagli uomini come inavvicinabile, isterica, irascibile e scontrosa e credono si tratti semplicemente di pseudo-isteria al femminile senza alcuna componente scientifica. Oggi, invece, si può affermare che l'irritabilità e la depressione sono solo alcuni sintomi di una sindrome ben definibile dal punto di vista medico.

Di norma, la sindrome premestruale inizia circa 7-10 giorni prima della comparsa del ciclo (fase luteale, nella seconda metà del ciclo mestruale) ed è facilmente riconoscibile da chi ne soffre: seno dolente e gonfio, crampi e gonfiori, sbalzi d'umore, emicrania, ritenzione idrica, stipsi, acne, voglia improvvisa di dolci, insonnia e spesso veri e propri attacchi di panico. Addirittura, in alcuni casi (particolarmente gravi), la sindrome premestruale può trasformarsi in Disturbo Disforico Premestruale (sintomi psicologici molto acuti).

Ma quella che per molti è soltanto un capriccio della donna in realtà non è che una vera e propria patologia, una malattia che colpisce il 20% delle donne in età fertile e questo perché, secondo uno studio statunitense condotto dal Southwestern Medical Center dell’Università del Texas, la tempesta ormonale che si abbatte sulle donne non fa altro che avere un effetto negativo su alcuni neurotrasmettitori come la serotonina, responsabile anche della regolazione dell’umore. A caratterizzare questo problema di salute è una combinazione di sintomi emotivi e fisici che causano significativi  problemi sia nella vita privata che in quella sociale.

Insomma, la sindrome premestruale è scientificamente provata ed ha dei veri e propri sintomi che però possono essere curati come una vera e propria malattia, anche con rimedi naturali e quindi senza ricorrere a farmaci. Occhio però a non risvegliare i vecchi tabù secondo cuci la donna in quel periodo del mese oltre ad essere considerata impura (come nelle religioni monoteiste e patriarcali) veniva anche appellata come "indisposta" (termine che viene utilizzato tutt'oggi e che indica l'impossibilità, incapacità o mancata idoneità a fare qualcosa). Indisposizione che per anni ha costretto le donne ad evitare di svolgere il mestiere di medico, avvocato e poliziotta perché si reputava che il ciclo avrebbe potuto condizionare la propria capacità di giudizio.

E a sottolineare come quello del ciclo mestruale sia ancora un vero e proprio tabù è il modo in cui la pubblicità rappresenta le donne “mestruate” come nervose, isteriche o come giovani donne che devono fare di tutto per non far notare agli altri che hanno il ciclo. Negli spot la parola mestruazioni non viene mai pronunciata e non compare mai il colore rosso ma al contrario sempre il bianco oppure colori freddi come l’azzurro e il verde. I pacchetti in vendita ai supermercati allo stesso modo presentano una gamma cromatica che va dal verde al giallo o dall’azzurro al viola ma mai il rosso. Per questo motivo che le donne vivono ancora oggi il ciclo, quindi la propria sessualità con vergogna, nascondendo sotto altri prodotti i pacchi di assorbenti che stanno acquistando al supermercato (stessa cosa accade, per gli stessi motivi, quando ci rechiamo a comperare i preservativi).

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