Gay, Adinolfi: "Sentenza Milano anti-democratica: il popolo italiano non accetta più invasioni di campo"

11 dicembre 2015 ore 12:28, Lucia Bigozzi
Gay, Adinolfi: 'Sentenza Milano anti-democratica: il popolo italiano non accetta più invasioni di campo'
“Sentenza gravissima, ideologica e anti-democratica”. Mario Adinolfi, giornalista e direttore del quotidiano online La Croce, non usa giri di parole per commentare il pronunciamento dei giudici della Corte di Appello di Milano a favore del riconoscimento dell’adozione di una bambina da parte della compagna della madre, dalla quale nel frattempo si è separata. Nella conversazione con Intelligonews chiama il “popolo di San Giovanni alla resistenza” a cominciare da domani quando a Roma si riunisce il Comitato “Difendiamo i nostri figli”. 

Come commenta la sentenza dei giudici della Corte di Appello di Milano?

«E’ una sentenza incredibile e gravissima, palesemente anti-democratica, visto che vuole intervenire nell’ambito di un dibattito che in questo momento in parlamento è molto acceso. Non solo: poiché è una sentenza pronunciata in nome del popolo italiano, quei giudici sappiano che il popolo italiano non accetta invasioni di campo da parte della magistratura che non può emettere sentenze contra legem, istituendo per via giudiziaria quella che è una stepchild adoption che ha la contrarietà della stragrande maggioranza del parlamento e della stragrande maggioranza del popolo italiano»

C’è però chi dice che non si tratta di una stepchild adoption. Lei cosa risponde?

«Non solo è una stepchild adoption, cioè l’adozione della figlia da parte della compagna della madre, ma in questa storia c’è pure un paradosso: non si tratta della compagna della madre perché è divorziata e non vive con la bambina. E’ una sentenza meramente ideologica che obbliga il minore a riconoscere potestà genitoriale a un soggetto completamente esterno; quindi si inventa la famiglia ideologica. In sostanza, si scaricano i giochi di società degli adulti sulla testa dei bambini. Il meccanismo per cuoi l’unica podestà genitoriale deriverebbe da un rapporto lesbico passato e peraltro concluso, non solo è una forzatura dal punto di vista logico ma è qualcosa che chiama a una battaglia che a questo punto diventa di democrazia. Su questi temi decide il parlamento, non i magistrati»

A questo punto il popolo di San Giovanni imposterà la sua battaglia non solo contro il legislatore che propone il ddl Cirinnà ma anche contro le sentenze “creative” dei Tribunali?

«Assolutamente sì. Noi domani a Roma facciamo il primo congresso nazionale del Comitato Difendiamo i nostri figli che è l’organismo che ha convocato la manifestazione di piazza San Giovanni, e sarà una giornata in cui ribadiremo – noi sì in nome del popolo italiano e della famiglie italiane – che questi giochini sulla testa dei bambini non vanno fatti e i magistrati lo sanno bene perché perfino i proponenti del ddl Cirinnà davanti alla stepchild adoption stanno facendo marcia indietro. Ricordo che due giorni fa in un’intervista al quotidiano L’Avvenire, Livia Turco parlamentare del Pd nella legislatura dove anche io ero parlamentare, ha definito queste pratiche ‘abominevoli’ confermando che si tratta di una tematica che trasversalmente attraversa il parlamento che è palesemente contrario, tanto è vero che adesso si discute dello stralcio dalla legge»

Secondo lei questa sentenza va già oltre il ddl Cirinnà?

«Sì, e come ho scritto oggi sul quotidiano La Croce ci sono tre strade attraverso le quali si tenta la forzatura. La prima è quella politica, la seconda è la strada mediatica e la terza – la più pericolosa – è quella delle sentenze. In giro per il mondo fanno molta fatica ad approvare simili temi per via democratica e penso alla Corte Suprema americana, perché quando negli States si è trattato di votare il referendum sulle nozze gay, il popolo americano in tutti gli Stati ha votato no; quindi ci sono dovuti arrivare tramite la sentenza della Corte Suprema. Il Comitato Difendiamo i nostri figli, il quotidiano La Croce e tutti quelli che stanno organizzando la resistenza a questa dittatura ideologica che cammina sulle tre gambe che ho appena citato, si ritrovano domani a viale Manzoni 1, alle 11, 30 per dire un no chiaro a questa operazione»

Il senatore dem Lo Giudice considera la sentenza coerente con il nostro ordinamento a fronte di una politica che si avvita in discussioni ideologiche. Come risponde?

«A Lo Giudice, già presidente onorario di Arcigay, che in Usa ha seguito la pratica dell’utero in affitto definita “abominevole” dai suoi stessi colleghi di partito – e cito testualmente Livia Turco – consiglierei di considerare il suo conflitto di interessi su queste tematiche di astenersi da commenti. Come quando io ero in parlamento rimproveravamo altri conflitti, così consiglierei a Lo Giudice di pronunciarsi il meno possibile su questi argomenti»

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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