Sette anni da "umile lavoratore" nella vigna del Signore

11 febbraio 2013 ore 13:51, Francesca Siciliano
Sette anni da 'umile lavoratore' nella vigna del Signore
Cooperatores Veritatis
, collaboratore della verità. È il motto indicato da Joseph Ratzinger, con il nome di Benedetto XVI, che lo ha accompagnato nel suo pontificato.
Il suo ruolo di guida della Chiesa universale, di sovrano dello Stato-Città del Vaticano, è durato 7 anni, 10 mesi, 9 giorni. Sarà così il 28 febbraio, giorno che lo stesso pontefice ha indicato per rendere operative le “dimissioni” annunciate “a sorpresa” e in latino questa mattina, in occasione del Concistoro ordinario pubblico per alcune cause di canonizzazione. L’ELEZIONE. Benedetto XVI, 265esimo Papa e settimo pontefice tedesco nella storia della Chiesa cattolica, venne eletto in conclave il 19 aprile del 2005, nel quale entrò come prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede e decano del collegio cardinalizio. La fumata bianca arrivò alle 17.56 dopo quattro scrutini e nel secondo giorno di Conclave. L'Habemus Papam, fu proclamato da Jorge Arturo Medina Estévez affacciatosi al balcone della loggia centrale della basilica di San Pietro in Vaticano, dopo la rituale fumata bianca uscita dal comignolo della Cappella Sistina. Benedetto XVI, salutato da un sole primaverile, fu accolto dal chiassoso entusiasmo che i fedeli raccoltisi in una piazza San Pietro gremita gli manifestarono fin dal primo momento. La stessa piazza San Pietro che oggi, sotto una leggera pioggia e in una fredda giornata di febbraio, si interroga sul perché. «State scherzando?», «Dite sul serio?» sono le espressioni più ricorrenti tra la  gente. Prevale l'incredulità di fronte alla notizia della rinuncia al pontificato. I turisti e i pellegrini ancora non sanno nulla e una turista spagnola, apprendendo la epocale decisione dai giornalisti accorsi in Vaticano, commenta: «È la seconda volta che accade: la prima è stata nel Medio Evo». IL PRIMO DISCORSO. Nel suo primo discorso da Papa, seguito dalla benedizione Urbi et Orbi, affacciandosi in una piazza San Pietro festante, Bendetto XVI volle riservare un ricordo al suo amico e predecessore Giovanni Paolo II: «Cari fratelli e sorelle dopo il grande Papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice ed umile lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare ed agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere». I MOTIVI. Nel nome scelto, e soprattutto nella sua giustificazione, oggi potrebbe leggersi il presagio di tempi non facili da affrontare, con il processo di secolarizzazione della società occidentale, le accuse di pedofilia che hanno investito diversi esponenti ecclesiastici, la questione dello Ior con il repentino cambio al vertice e lo scandalo Vatileaks con la rivelazione di carte segrete vaticane, documenti e lettere private del Papa scoppiato nell’ultimo periodo del suo pontificato, segnato dalla condanna del maggiordomo Paolo Gabriele e dalla successiva concessione della grazia.
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