Il "peso" di Ratzinger: sette anni per... sette spine

11 febbraio 2013 ore 17:14, Lucia Bigozzi
Il 'peso' di Ratzinger: sette anni per... sette spine
Cosa c’è dietro quel “per il bene della Chiesa”? La parola chiave nelle parole di Benedetto XVI è “peso”. Il peso che sette anni fa si è caricato sulle spalle per il bene della Chiesa salendo al soglio di Pietro; il peso delle decisioni verso un nuovo corso, non sempre apprezzate dalle gerarchie ecclesiastiche; il peso sopportato attraversando gli scandali fuori e dentro il Vaticano. Il “peso” della decisione finale: lascio il pontificato. Ecco i temi che nell’annus horribilis 2012 hanno “pesato” nell’affaticamento non spirituale ma tutto umano del Pontefice. VATILEAKS E IL CORVO. La ‘fuga’ di carte riservate dalle Sacre stanze ha l’effetto di una bomba (chissà se ad orologeria…). Uno scandalo che fa subito il giro del mondo e mette a dura prova la Santa Sede: assedio mediatico, un’inchiesta, due processi: tutto in… “mondovisione”. Davanti ai giudici finiscono il maggiordomo del Papa, Paolo Gabriele e Claudio Sciarpelletti, tecnico informatico della Segreteria di Stato. Entrambi condannati: un anno e sei mesi per Gabriele al quale poi il pontefice ha concesso la grazia; quattro mesi ridotti poi a due con la condizionale per Sciarpelletti. Documenti riservati e scottanti, che alzano un velo sugli intrighi di Palazzo, le guerre intestine tra fazioni, parte delle quali anticipate qualche mese prima dello scandalo nel libro di Gianluigi Nuzzi, “Sua Santità”. DOSSIER IOR. Da un lato l’effetto della crisi economica globale che ha evidenziato difficoltà economiche anche per lo Stato del Vaticano. Dall’altro, la nuova direzione voluta da Benedetto XVI e improntata alla trasparenza sui movimenti bancari e finanziari di Curia e Ior. Il 18 luglio scorso il rapporto degli ispettori di Moneyval, un organismo del Consiglio d’Europa, aveva rilevato come un insieme di luci e ombre la nuova normativa antiriciclaggio della Santa Sede. La sollecitazione è a completare il cammino e un giudizio positivo viene espresso sulla disponibilità del Vaticano a sottoporsi ai controlli degli organismi internazionali. Una vicenda che alcuni mesi dopo portò alle dimissioni di Ettore Gotti Tedeschi che lasciò il vertice dell’Istituto per le Opere di Religione. Nove mesi dopo quella casella è ancora vuota. LOTTA ALLA PEDOFILIA. Non ha nascosto nulla Benedetto XVI. Anzi, col suo pontificato ha spalancatoaperto porte e finestre; ha chiesto scusa a nome della Chiesa universale alle tante vittime di casi di abuso rilevati in Italia e nel resto del mondo. Il caso più eclatante negli Usa, ma anche nella cattolica Europa. Di più: il 9 aprile 2010 annunciò di essere disponibile a “nuovi incontri” con le vittime dei preti pedofili. Dai provvedimenti più severi, alla determinazione a capire un fenomeno che ha scosso in profondità la Chiesa, fino alla necessità di una maggiore e più efficace formazione dei sacerdoti, anche sul piano della sessualità. Se Giovanni Paolo II ha abbattuto i muri, Benedetto XVI ha lavorato nella vigna del Signore. Un magistero teologico il suo, ma al tempo stesso pastorale nel quale il concetto di ‘regola’ ha sempre contraddistinto il tratto. Forse, alla fine, quel “peso” per lui si è fatto troppo insopportabile. Nonostante tutto.
autore / Lucia Bigozzi
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