Un ecatombe in Siria, l'11,5% di vittime e metà della popolazione in fuga

11 febbraio 2016 ore 12:16, Americo Mascarucci
Un ecatombe in Siria, l'11,5% di vittime e metà della popolazione in fuga
Aleppo sta diventato sempre di più la città simbolo della guerra in Siria, una "città fantasma" devastata dai bombardamenti e abbandonata dalla popolazione in fuga dalla guerra.
Ad Aleppo sta andando da tempo in scena una guerra dell'uno contro tutti. 
Da una parte ci sono gli eserciti del presidente Bashar Al Assad che grazie al sostegno della Russia, dell'Iran e degli hezbollah libanesi stanno riconquistando parte dei territori che erano sfuggiti al controllo del regime. Determinante da questo punto di vista il supporto della Russia con i suoi raid aerei.
Dall'altra parte ci sono invece i ribelli sunniti sostenuti da Arabia Saudita e Turchia che al contrario non vogliono che Assad riconquisti terreno e riprenda il pieno controllo della Siria. Sauditi e turchi per altro nelle ultime ore hanno ripreso il pressing sugli Stati Uniti affinché prenda chiaramente posizione contro i raid aerei russi  che starebbero provocando numerose vittime fra i civili e, cosa peggiore, starebbero rafforzando il regime di Assad a scapito dell'opposizione siriana che anche l'Occidente sostiene in contrapposizione al dittatore.
C'è poi l'Isis che non vuole indietreggiare dai territori occupati e quindi tenta di resistere tanto agli attacchi russi che a quelli della coalizione internazionale. Aleppo è dunque un crocevia di fazioni opposte, con gli eserciti governativi che avanzano, i miliziani dell'Isis asserragliati in alcuni quartieri strategici poi via via abbandonati e i ribelli anti-Assad che cercano di fermare l'avanzata delle truppe del regime ma con scarsi risultati e con la speranza che gli Usa arrivino e fermino la Russia. 
Come se tutto ciò non bastasse a Nord Est c'è la guerriglia curda organizzata nelle milizie dell'Unità di difesa del popolo curdo (Ypg). 
Secondo i i dati del Syrian Centre for Policy Research sarebbero oltre 470.000 i morti tra i civili, ai quali si aggiungono 1,9 milioni di feriti.
Stando a queste cifre, l’11,5% della popolazione della Siria sarebbe stata annientata dall'inizio del conflitto nel 2011.  Tra le oltre 470.000 vittime, 70.000 sarebbero morte a causa della mancanza di cibo ed acqua potabile.
Dati spaventosi che evidenziano come sia più che mai necessario porre fine ad una guerra ormai catastrofica, un ecatombe che forse si poteva evitare se soltanto non si fosse dato troppo peso agli interessi commerciali di alcuni Paesi e si fosse guardato di più alle esigenze geopolitiche e di stabilità dell'area. Perché, se è vero che Assad è un dittatore con tutti i suoi difetti e i suoi lati oscuri è altrettanto vero che Stati Uniti e Francia nell'appoggiare la resistenza sunnita con la speranza di privare la Russia di un prezioso alleato nel Medio Oriente e sfruttare a proprio vantaggio l'ascesa al potere di un nuovo governo hanno lasciato che l'Isis e i movimenti integralisti si infiltrassero nella guerriglia fino a soppiantarla del tutto. E le conseguenze di questa fallimentare e miope strategia, sono sotto gli occhi di tutti.  

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