Benedetto XVI su unioni civili, vita e politica: le profezie e come parlerebbe oggi

11 febbraio 2016 ore 12:51, Americo Mascarucci
Tre anni fa, esattamente l'11 febbraio del 2013, Benedetto XVI a sorpresa annunciava l'intenzione di lasciare il Pontificato fissando al successivo 28 febbraio la data della sua uscita di scena.
Sulle motivazioni di questa decisione si è detto e scritto di tutto, sono state avanzate le tesi più disparate ma ancora oggi l'unica verità resta quella specificata dallo stesso Ratzinger; ossia quel venir meno delle forze e il timore di non poter essere all'altezza delle sfide che la Chiesa era chiamata ad affrontare.
Benedetto XVI ha mantenuto l'impegno preso al momento di lasciare il soglio di Pietro, aveva assicurato che si sarebbe ritirato ad una vita di silenzio e preghiera e così ha fatto. Le uniche sue uscite sono state soltanto in occasioni di cerimonie ufficiali al fianco del suo successore (ma sempre un passo indietro) ma per il resto silenzio assoluto anche nei giorni caldi del Sinodo sulla Famiglia quando in tanti avrebbero auspicato un suo commento. 
Un silenzio che, se da un lato è sembrato chiaramente orientato a non interferire nelle scelte di Papa Francesco, dall'altro tuttavia ha lasciato immutate le posizioni espresse da Ratzinger negli anni del pontificato. In tanti ad esempio avrebbero auspicato che Benedetto XVI si fosse pronunciato contro la riammissione dei divorziati risposati all'Eucaristia; non l'ha fatto ma rispettando la consegna del silenzio ha tuttavia rimarcato quel no più volte ribadito da Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e da Papa.
Un pontificato durato otto anni quello di Ratzinger che tuttavia non ha lasciato soltanto il segno della rinuncia.
Benedetto XVI è stato il Pontefice che più di tutti si è battuto contro il relativismo etico. Una battaglia che oggi sembra pressochè relegata ai margini rispetto ad altre priorità che sembrano contraddistinguere il pontificato di Bergoglio.
Quando Francesco è andato negli Usa e secondo gli analisti più critici avrebbe sposato "l'agenda Obama" parlando di difesa dell'ambiente, di pace, di sviluppo sostenibile, relegando ai margini i temi etici, molti si sono chiesti quanto sarebbe stato diverso l'intervento di Benedetto XVI davanti al congresso americano e alle Nazioni Unite.
A proposito di pace e di difesa dell'ambiente Papa Benedetto ebbe a dire: ""Come si può pensare di realizzare la pace, lo sviluppo integrale dei popoli o la stessa salvaguardia dell'ambiente, senza che sia tutelato il diritto alla vita dei più deboli, a cominciare dai nascituri? Coloro che non apprezzano a sufficienza il valore della vita umana e, per conseguenza, sostengono per esempio la liberalizzazione dell'aborto, forse non si rendono conto che in tal modo propongono l'inseguimento di una pace illusoria. La fuga dalle responsabilità, che svilisce la persona umana, e tanto più l'uccisione di un essere inerme e innocente, non potranno mai produrre felicità o pace". 
Benedetto XVI ha sempre difeso come prioritario il diritto all'obiezione di coscienza dei medici e operatori sanitari riguardo all'applicazione di leggi che prevedano la legalizzazione di aborto o eutanasia. "E' anche un'importante cooperazione alla pace - dichiarava- che gli ordinamenti giuridici e l'amministrazione della giustizia riconoscano il diritto all'uso del principio dell'obiezione di coscienza nei confronti di leggi e misure governative che attentano contro la dignità umana, come l'aborto e l'eutanasia".
Sui matrimoni Gay Ratzinger ribadiva: "I tentativi di rendere il matrimonio fra un uomo e una donna giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione sono un'offesa contro la verità della persona umana e una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace. La struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale".
Come dimenticare poi la battaglia di Benedetto XVI contro il relativismo. Da Papa ebbe a denunciare: "La società odierna è simile a quella francese dell'epoca della Rivoluzione. La fede cristiana, infatti, deve affrontare sfide anche più complesse di quelle del post-1789. Se allora c'era la 'dittatura del razionalismo', nell'epoca attuale si registra in molti ambienti una sorta di 'dittatura del relativismo'. Entrambe appaiono risposte inadeguate alla giusta domanda dell'uomo di usare a pieno la propria ragione come elemento distintivo e costitutivo della propria identità". 
Forse oggi saprebbe comprendere alla perfezione anche le ragioni dell'esplodere del radicalismo religioso rifuggendo da motivazioni banali. Fui sempre lui durante il Pontificato ad affermare: "La libertà religiosa è oggi minata da due tendenze opposte, due estremi negativi. Da una parte il laicismo, che, in modo spesso subdolo, emargina la religione per confinarla nella sfera privata. Dall’altra il fondamentalismo che invece vorrebbe imporla a tutti con la forza. Dove si riconosce effettivamente la libertà religiosa, la dignità della persona umana è rispettata nella sua radice e si rafforzano le stesse istituzioni e la convivenza civile". Laicismo e radicalismo dunque le facce della stessa medaglia.
Ma prima che essere Papa, Ratzinger è stato un grande teologo. Negli anni immediatamente successivi al Concilio Vaticano II al quale partecipò come convinto riformista, di fronte alle errate interpretazione dello spirito conciliare il professor Joseph Ratzinger profetizzò: "Siamo a un enorme punto di svolta nell’evoluzione del genere umano. Un momento rispetto al quale il passaggio dal Medioevo ai tempi moderni sembra quasi insignificante". Il professor Ratzinger paragonava l’era attuale A quella di Papa Pio VI, rapito dalle truppe della Repubblica francese e morto in prigionia nel 1799. La Chiesa si era trovata allora alle prese con una forza che intendeva estinguerla per sempre, aveva visto i propri beni confiscati e gli ordini religiosi dissolti. 
"Una condizione non molto diversa - spiegava - potrebbe attendere la Chiesa odierna, minata dalla tentazione di ridurre i preti ad assistenti sociali e la propria opera a mera presenza politica. Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto.
Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare gli edifici che ha costruito in tempi di prosperità. Con il diminuire dei suoi fedeli, perderà anche gran parte dei privilegi sociali. Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la fede al centro dell’esperienza. Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico flirtando ora con la Sinistra e ora con la Destra. Sarà povera e diventerà la Chiesa degli indigenti". 
Una profezia che Ratzinger definiva però "a lungo termine".
In molti vedono quei tempi ormai ravvicinati. 



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